Molti di noi che hanno letto nell’infanzia le fiabe dei fratelli Grimm, a sentir citare “Giovannin senza paura” ricorderanno la vicenda, elogio di quel coraggio che rende migliore la vita. Pochi sanno invece che, durante la prigionia, alcuni di questi racconti furono tradotti da Antonio Gramsci, in maniera personale, con il pensiero rivolto ai nipoti e ai suoi figli che non aveva più visto da quando avevano l’uno due anni e l’altro due mesi.

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