ROMA - Pane e pasta non fanno piu' la parte del leone sulla tavola degli italiani, mentre a 'volare' e' a sorpresa il riso.

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Non ci sarà pace per i cittadini se non si modificherà al più presto quanto disposto dall’Art. 18 del DDL Concorrenza, che spalanca le porte al telemarketing.

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Venerdì, 27 Gennaio 2017 13:47

Il mondo dei consumi è ancora in difficoltà

ROMA - Al deterioramento del sentiment delle famiglie fa riscontro la riduzione della fiducia delle imprese del commercio al dettaglio, segno che, al netto dei durevoli, il mondo dei consumi è ancora in difficoltà. La fiducia degli imprenditori degli altri settori è in moderata crescita.

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MILANO -  Ipsos Flair, arrivato alla sua settima edizione, è la pubblicazione che espone il punto di vista di Ipsos sulla situazione, il clima e il sentiment del paese.

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ROMA - "Nonostante nel III trimestre del 2016 si sia registrato un incremento del potere d'acquisto delle famiglie dell'1,8% su base annua e il reddito disponibile sia salito dell'1,9%, i consumi restano sostanzialmente al palo e la spesa dei cittadini non cresce come dovrebbe.

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ROMA – La vendita al dettaglio del pesce fresco è in Italia spesso accompagnata da irregolarità nell’etichettatura e dalla mancanza di informazioni che potrebbero aiutare i consumatori a compiere scelte sostenibili.


È quanto rivela il rapporto “Muta come un pesce”, pubblicato oggi da Greenpeace Italia, in cui sono state analizzate le informazioni indicate su oltre 600 etichette esposte sui banchi del pesce fresco di più di 100 rivenditori italiani, suddivisi tra supermercati, pescherie e mercati rionali.

L’indagine a campione effettuata da Greenpeace in tredici regioni fotografa una situazione davvero preoccupante: quasi l’80 per cento delle etichette esaminate non rispetta infatti appieno il regolamento europeo in vigore ormai da oltre due anni. Secondo le normative vigenti, in etichetta dovrebbe essere obbligatoria la presenza di informazioni come l’attrezzo di pesca utilizzato, l’esatta denominazione della zona o sottozona di cattura FAO, il nome scientifico e commerciale della specie e il metodo di produzione (pescato, allevato o pescato in acque dolci).

Dall’analisi dell’organizzazione ambientalista invece emerge che tra le informazioni obbligatorie è quasi sempre presente solo l’indicazione del nome commerciale; il nome scientifico è invece assente nel 34,1 per cento delle etichette analizzate. L’indicazione dell’attrezzo di pesca manca nel 36,3 per cento dei casi, mentre l’indicazione della zona di cattura non è indicata correttamente nel 56,6 per cento dei casi e sull'11 per cento delle etichette esaminate è completamente assente.

Le maggiori irregolarità sono state riscontrate nei mercati rionali e nelle pescherie. Nei supermercati, per quanto migliore, la situazione è lontana dall’essere perfetta e, a parte Esselunga, in tutte le catene visitate - tra cui Coop o Carrefour - le infrazioni registrate sono ancora troppo numerose.

«Solo conoscendo l’attrezzo di pesca e la zona di cattura esatta, i consumatori possono scegliere il pesce più sostenibile, ovvero quello locale catturato con metodi che hanno un minor impatto sull’ambiente», afferma Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia. «Compiere scelte responsabili non solo aiuta il mare, ma anche i piccoli pescatori locali, in forte crisi perché schiacciati da un mercato invaso dai prodotti provenienti soprattutto da pesca industriale e distruttiva».

Greenpeace chiede maggiori controlli, più legalità e un’adeguata formazione del personale addetto alla vendita affinché le normative vigenti vengano rispettate. Inoltre i punti vendita dovrebbero ampliare l’offerta dei prodotti sostenibili e puntare alla valorizzazione dei prodotti ittici artigianali e locali a basso impatto ambientale: un passo necessario per aumentare la qualità dell’offerta, contribuire alla salute del mare e sostenere chi lo rispetta.

«Avere un’etichetta chiara e completa, che ci dica dove e come è stato pescato un pesce è un diritto dei consumatori e un obbligo dei rivenditori», continua Maso. «Serve maggiore responsabilità da parte di tutti, commercianti e consumatori. Dobbiamo imparare a consumare meno e meglio, e a pretendere le informazioni che ci servono per farlo», conclude.

Leggi il report COME MUTA IL PESCE

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MILANO - Dopo la grande distribuzione, nel 2015 la profumeria è rimasta il secondo canale di vendita in Italia con una valore di 1.964 milioni di euro pari al 19,9% dei consumi. Lo attestano le rilevazioni del Centro Studi di Cosmetica Italia.

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Il Governo intervenga per dare una svolta: sostenendo occupazione e domanda interna

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ROMA - In controtendenza al marcato calo ad agosto dello 0,7% nel commercio al dettaglio alimentare, ben 43,4 milioni di italiani acquistano prodotti locali e a chilometri zero e tra questi 18 milioni regolarmente e 25,4 milioni di tanto in tanto con una decisa tendenza a caratterizzare la spesa dal punto di vista qualitativo, salutistico ma anche etico.

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ROMA - Per trasferire il valore aggiunto della legalità al Made in Italy è necessario ora che l’importante approvazione della legge sul caporalato venga accompagnata da una stretta della legislazione sulle frodi con la riforma dei reati in materia agroalimentare per aggiornare le norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900.

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