Un attimo ancora maestà… ecco…. Adesso!

Elisabeth Vigée Lebrun ritoccò la tela con precisione, scostandosi per vedere il lavoro. Maria Antonietta posava da più di un’ora e cominciava a dare segni di stanchezza. Indossava un cappello di paglia con un nastro grigio-azzurro e uno di quegli abiti bianchi che al Petit Trianon erano una divisa: semitrasparenti e trasgressivi, ricordavano la semplicità della servitù.

In quella mattina di fine ottobre una folla immensa, che affluiva dai viali antistanti alla reggia, superò il cancello blasonato e invase il cortile dei marmi mentre Luigi XVI, apparso al balcone, salutava raggiante.

Mercoledì, 05 Novembre 2014 07:53

La vedova

La signora abitava a poca distanza da casa mia: dal balcone della mia camera riuscivo a vedere quello della sua cucina. È proprio lì che l’avevo notata, perché usciva pochissimo in paese ed era raro incontrarla per strada, ma su quel balcone ci passava davvero tanto tempo.                                

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Non avrei mai considerato l'idea di andare in Madagascar, tanto meno per volontariato. La proposta è partita da un'amica, che da sempre sogna l'Africa. Ma il Madagascar non è Africa. Parola di malgascio. Partiamo il 29 giugno con l'associazione Dim.Mi, dove l'acronimo sta per "Dimensione Missionaria". Gli associati, dediti alla raccolta fondi e alla fornitura di attrezzatura di macchinari per le missioni salesiane, sono per lo più pensionati che hanno aperto la possibilità a noi giovani di osservare un mondo diverso da quello in cui siamo abituati a vivere. E per le prime settimane è stato questo il nostro compito. Osservare.

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Il sole d’agosto splendeva sul Petit Trianon, dove Antonietta era rimasta anche dopo il morbillo. Aveva scoperto che in quel palazzetto, le cui stanze si contavano sulle dita, lontana da occhi curiosi, dalla noiosa etichetta di corte, poteva essere molto più libera, vivere come e con chi voleva, tener fuori gli scocciatori, emanare, in barba alla legge salica, che escludeva le donne, direttive in suo nome. Per ordine della regina i duchi di Coigny e di Guines, il conte di Esterhazy, il barone di Besenval, Yolande e Vaudreuil, avevano abolito ogni formalità, sedevano all’aperto comodamente vestiti, non portavano cappelli, non si alzavano all’arrivo di sua maestà, continuando le attività intraprese.

    Notte fonda del 19 dicembre 1778.

   Quando il dottor Vermond, ostetrico e fratello dell’abate precettore di Maria Antonietta, fu buttato giù dal letto perché erano iniziate le doglie, implorò Dio che il nascituro fosse maschio, per essere graziato in quel caso di una pensione di quarantamila luigi, contro i diecimila, se femmina. Il vecchio praticone per raggiungere la regina trottava dietro la principessa di Lamballe, mentre per incanto le stanze si illuminavano e i cortigiani affluivano seguendolo con candele in mano.

La reggia di Versailles era stata concepita da Luigi XIII come un luogo di ritiro e riservatezza. La sua architettura in origine semplice, modesta e intima, era divenuta magnifica solo con l’avvento di Luigi XIV, il re Sole, che influenzato dalla cultura italiana dei suoi parenti aveva seguito il loro stile rifacendolo in grande, soprattutto dai giardini. Boschetti, cascate, labirinti, teatri d’acqua riecheggiavano quelli di Frascati e di Bagnaia, ma con un’inimitabile apertura verso l’infinito. 

ROMA - La fine del 1775 fu freddissima. La neve aveva coperto di un bianco folgorante Versailles e Parigi. Luigi e Maria Antonietta trascorrevano molto tempo davanti al camino, lui leggendo dossier, lei con la principessa di Lamballe a far piani per rendere interessante la vita.

Martedì, 27 Maggio 2014 22:33

Monna Lisa

Per  il mio trentesimo compleanno i colleghi d’ufficio mi regalarono due biglietti per Parigi. Io a Parigi c’ero stato già due volte,  la prima  a vent’anni  per andare a  trovare un amico in erasmus; pochi monumenti, poche foto da turista, ricordo solo una  sbronza clamorosa e un feroce mal di testa che mi perseguitò per i giorni successivi.                                                                                                                      

La seconda volta che misi piede sul suolo parigino la mia mano stringeva forte quella di Luisa: era il nostro primo viaggio insieme e Parigi era la città ideale per conciliare il suo animo romantico e la sua laurea in storia dell’arte.

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Luigi XVI e Maria Antonietta, dopo l’incoronazione, erano ripartiti  da Reims con un tempo che si annunciava incerto. Avevano attraversato villaggi  perduti tra lande di erica, ginestre e felci, accolti dai rintocchi delle campane e dalle arringhe interminabili dei notabili di provincia orgogliosi dell’occasione in cui pavoneggiarsi.

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