Martedì, 08 Aprile 2014 06:39

7. IL CASO (terza parte)

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Che fare? Orazio era così, non sopportava le ingiustizie, a volte era un po’ idealista, altre volte non si poneva troppo nei panni degli altri, però alla fine il suo istinto lo rendeva libero. E l’amore allora? Orazio con Paz aveva capito che quando due persone stanno a guardarsi negli occhi per ore senza dire nulla allora possono dirsi innamorati. Orazio provò a parlare con Paz però lei non si voleva compromettere più di tanto, non si sbilanciava, non voleva soffrire. 

L’amore comporta la sofferenza per vari motivi, più che la felicità. Chissà, forse si è felici di amare? Ma allora questo diventa una caratteristica egoistica dell’uomo, che come sempre vede di fare le cose a suo vantaggio e interesse. Nell’amore sicuramente le cose vanno come al mercato, anche se di per sé il denaro in questa parola non dovrebbe avere significato. “Che cos’è allora l’amore?” - si chiedeva Orazio camminando e bevendo una birra comprata al supermercato. “Se io esco con una ragazza, ci faccio all’amore, sto con lei delle ore intere nel letto a parlare e ad accarezzarla, aspetto di uscire al più presto con lei… Questo non è amore?”. Perché? Che cosa aspetta anche lei a dirmi ti amo o a chiedermi di fare qualche progetto per il futuro, cazzo lo sa benissimo che se non trovo niente me ne devo andare a maggio”.

Che cos’è l’amore? È una malattia? Quasi. I greci pensavano fosse un demone che si impossessava della persona. In Platone Eros era il figlio di una demone della povertà e del dio della prosperità. L’unione ha fatto si che Eros sia entrambe i suoi genitori ovvero, quando un essere viene invaso da Eros possiede tutto, però quando l’amore sembra essere stato raggiunto lo sfortunato si accorgerà che ciò che pensava di aver preso in realtà proprio ora gli sfugge. È questa continua ricerca dell’oggetto amato e la sua dispersione ciò che caratterizza il gioco dell’amore. Quindi quando un individuo pensa di possederne un altro si sta sbagliando perché è proprio in quell’istante che lo andrà a perdere. E poi Orazio aveva notato che nel gioco dell’amore tutto all’inizio è bello, magico, interessante, curioso, e ciò perché si sta conoscendo una nuova persona e si stanno ponendo su di essa le proprie speranze. Ma quando più o meno questa persona la si comincia a conoscere ecco che tutto comincia a sfumarsi e a svanire, iniziano le incomprensioni che essenzialmente sono la stanchezza nel cercare di venire incontro alle esigenze dell’altro. Freud diceva che la felicità iniziale che si prova nell’innamoramento e nella scoperta dell’altro sarà di intensità proporzionale al dolore per la perdita di questo amore. Orazio era invaso da questi pensieri costantemente, sarà perché non aveva niente da fare durante tutto il giorno. Ascoltare musica lo aiutava a non pensare, però alle volte avrebbe avuto voglia di non stare nel presente. Gli mancava il coraggio di morire, come al resto dell’umanità. 

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