ROMA - Napolitano lascia aperta la porta alla grazia per Berlusconi. Qualcuno invoca l'amnistia. Marx è morto, il Pd è morto e neanche io mi sento tanto bene!

Stadio Pd, campionato di calcio 2013-2014. Formazione non ufficiale: Zingaretti, Boldrini, Vendola, Pisapia, Rodotà, Zagrebesky, Prodi, Barca, Puppato, Renzi, Civati.

ROMA - E' un po' che non vedo il vecchio. Mi sono dato da fare, ho inviato una settantina di curricula, ho rispolverato l'agenda delle vecchie fiamme e ho rivisto Caterina.

Accanto al nostro tavolo quattro vecchi giocano a briscola. E' la prima mano e uno guarda in alto, ha il re del seme regnante. Il compagno se la ride. Gli avversari si innervosiscono, buttano le carte sul tavolo.
Tonino mi versa il Lambrusco.

Il caffé della mattina non funziona più. Devo accendere la tele e spararmi una flebo di rassegne stampa per drizzare i capelli e connettere un po'. Aspetto il turno dei giornali di sinistra, per vedere titoli di sinistra, ma la cosa è sempre più difficile. Le pagine sfogliate in tv sanno di Berlusconi, hanno la firma di un elefantino o di un mostro di pietra (il simpatico M. Belpietro). E' qui, tra le righe, che mi sveglio. Che mi accorgo di aver perso terreno anche dove c'eravamo sempre stati, sulla carta stampata.

ROMA - Giorni di colite. Nervosa. Dolorosa. Ho preso qualche giorno di malattia da quel che resta del mio lavoro. Sono stato chiuso a casa. Mentre Epifani fissava per fine dicembre il tempo massimo per il Congresso, Renzi alzava la voce per le regole - primarie aperte, chiuse, socchiuse: si vedrà -, Boccia proponeva di inserire la clausola della fedeltà al Governo per tutti gli aspiranti segretari ed io espellevo le mie ultime speranze di sinistra come fossero acqua, seduto sul gabinetto.

Oggi al bar c'è un agente di vini. Si beve gratis. Farà degustare i prodotti che rappresenta al proprietario e a tutti i clienti. Io e Tonino siamo al solito tavolo, è il momento giusto per farci una chiacchierata sulle correnti del Pd.

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