Speech Art si vuole richiamare alle pratiche dialettiche nell’arte, alle tavole rotonde e ai talk. Speech Art gioca sull’assonanza col verbo spicciare, con l’idea di far ordine su un punto, mettendo in luce un pensiero. Ma senza troppo prendersi sul serio. Speech Art è una serie di parole sull’arte, si spera di senso compiuto. Speech Art è l’incontro con chi l’arte la sa fare o la sa leggere. Speech Art è uno sguardo sull’arte contemporanea a cura di Federica La Paglia

Giovedì, 12 Ottobre 2017 14:51

ArtVerona. Adriana Polveroni, passione alla direzione

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Alle porte dell’apertura di ArtVerona, fiera di arte contemporanea, abbiamo incontrato la neodirettrice

A un giorno dall’apertura, curiosi di capire quali cambiamenti riserbi la nuova nomina, l’abbiamo incontrata subito dopo l’ultimo giro di controllo tra gli stand e prima della verifica finale alla mostra “Il mio corpo nel tempo. Lüthi Ontani, Opalka” presso la Galleria d’Arte Moderna A. Forti, da lei curata.

Art Verona, la tua prima direzione di una fiera. Che cosa dobbiamo aspettarci? Quale è la tua visione?

La 13esima edizione di ArtVerona continua e rilancia quella prospettiva di ricerca per cui si è fatta conoscere negli ultimi anni: gallerie giovani, spazi indipendenti, un certo vento fresco che soffia nel padiglione 12, quello dedicato al contemporaneo, dove quest’anno, tra italiane straniere, sono arrivate circa 30 nuove gallerie. Ti rispondo di ritorno dal primo giro fatto oggi in fiera all’inizio dell’allestimento e sono molto soddisfatta. Mi convince il clima, l’entusiasmo che percepisco, tante facce giovani che vedo, schiette e sorridenti, la passione che sento tra chi allestisce (è la mia prima volta da dietro le quinte ed è una bella esperienza). E mi convincono le opere. Quanto alla mia visione ho l’ambizione di credere, e di provarci, che anche una fiera possa essere un momento di produzione di pensiero sull’arte. Sì, penso che dal versante del mercato, proprio oggi che questo è così preponderante, possa venire una riflessione sull’arte e sul mercato stesso.

La fiera è ricca di eventi a latere. In quale ottica curatoriale hai lavorato? C'è una continuità tra la fiera, il mercato, e l'offerta fuori?

Non so se ci sia una continuità tra il dentro e il fuori fiera. Forse solo nell’impegno per la qualità. Il mio approccio curatoriale è molto semplice, alla fine. Non ho un’idea e da questa cerco le opere e gli artisti che la illustrino. E’ esattamente il contrario: osservo un artista, o più artisti, il loro lavoro ed è questo a suggerirmi un’idea. Non solo mi rifiuto di piegare il lavoro dell’artista all’idea del curatore, ma trovo che questo procedimento sia alquanto avvilente, mentre intuire, capire qualcosa, porsi delle domande che nascono dal contatto fisico e mentale con l’arte sia un’esperienza particolarmente arricchente.

A questo punto debbo chiederti quale è la tua visione del curatore e del lavoro curatoriale. Sicuramente hai ragione nel riferirti alla fondamentale e ineludibile osservazione dell’arte e dal vivere con gli artisti, ma non credi che l’elaborazione di un pensiero nasca anche da interessi personali e culturali che ci spingono a interessarci ad alcune ricerche artistiche più che ad altre?  Non credo si tratti di piegare l’arte al suo pensiero, ma di sviluppare una sua ricerca...

Certo che il lavoro curatoriale significa anche questo e che chi sei e quello che hai fatto, pensato fino ad oggi plasma le proprie ricerche. Ma penso anche che, proprio anche in questo, la relazione con l'artista e il suo lavoro siano decisivi. Posso aggiungere che tendo a privilegiare la frequentazione di quegli artisti che rispondono di più, non solo o non tanto al mio pensiero, ma che sento più vicini alle domande che mi faccio

Dal giornalismo alla critica alla curatela, la direzione di Exibart e ora una fiera. Come cambia il tuo approccio ai progetti?

Direi che non cambia. Io sono sempre la stessa: cocciuta, sempre molto coinvolta, anche troppo forse, sufficientemente secchiona, detto meglio: rigorosa. Cambiano i contesti, e anche molto. Le persone, le relazioni, l’ambito in cui mi muovo, che va dal familiare all’aziendale. Ma chi mi conosce sa che incontrando la prof, la “curatrice”, come dice prendendomi benevolmente un po’ in giro Luigi Ontani, la direttrice di un giornale o di una fiera, incontra sempre la stessa persona. Nel bene e nel male, con i suoi pregi e i suoi sicuri difetti. Del resto, alla mia età sarebbe anche difficile cambiare.   

 

 

Adriana Polveroni è critico e curatrice d’arte contemporanea. Attualmente è direttore artistico di ArtVerona. E’ stata editor in chief di una delle maggiori rivista d’arte italiane online e on paper, Exibart. Insegna Museologia del Contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Brera. E’ autrice di numerosi volumi e saggi in cataloghi.

Nella foto con Luigi Ontani 

   Federica La Paglia

Critico d'arte e curatore indipendente

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