Venerdì, 11 Maggio 2012 17:44

Secondo la UE per l’Italia sufficiente la strada intrapresa. Ma che brutta strada

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ROMA - "L'Italia con le misure gia' adottate riuscira' a raggiungere il pareggio di bilancio nel prossimo anno". Lo ha detto il commissario della Unione Europea con delega  agli Affari monetari Olli Rehn presentando oggi le previsioni economiche della Commissione europea per il 2012-2013 rispondendo alle domande dei giornalisti.


Ma a dire che sarà una strada durissima ci pensano i numeri; peggiorano infatti le stime della Commissione sul Belpaese con Bruxelles che prevede per il Pil italiano nel 2012 una flessione decisamente sostanziosa, meno 1,4%. E nel 2013 la ripresa si vedrà per modo di dire con il PIL previsto a più 0,4%.


Il deficit poi che viene visto al 2% del Pil nel 2012, porterà ad un livello di guardia il rapporto del debito con il Pil che viene previsto a quota 123,5% con un sensibile rialzo rispetto al 120,1% fatto segnare nel  2011 ed alla stima del nostro Governo, ferma al 120,3%. Per il 2013 il deficit è previsto all’1,1 % con il debito che scenderebbe al 121,8% nel 2013, contro una stima del Governo al 117,9%. La Commissione accredita però all’Italia un grosso avanzo primario, che è il risultato del bilancio prima del pagamento degli interessi, che viene visto al 3,4% nel 2012 ed al 4,5% nel 2013.


Un risultato che in termini di rigore è più che eccellente, che potrebbe addirittura essere eccessivo in un paese normale ma che in Italia è del tutto vanificato dal peso del debito pregresso, i cui interessi continuano a crescere, complice anche il mostro dello spread che non si riesce ad abbattere e continua a far segnare livelli prossimi ai 400 punti base.
La spesa per interessi è infatti vista in aumento fino al 5,4% del Pil, sufficiente per invertire il segno di quell’avanzo primario e trasformarlo in disavanzo. Con un costo del finanziamento all’1,5 o al 2 per cento, che non è fantascienza ma la vicina Germania, l’Italia avrebbe avanzi di bilancio di oltre 50 miliardi di euro.
Amarissima la riflessione che ci viene imposta, ma noi paghiamo tassi elevati perché siamo in crisi o siamo in crisi perché paghiamo tassi elevati?

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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