Martedì, 26 Giugno 2012 09:03

Los Cabos, un G20 fallimentare

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ROMA - Il summit del G20 di Los Cabos in Messico è stato il peggiore di tutti. Non solo perché non si sono fatti seri passi avanti per mettere i meccanismi della crisi finanziaria globale sotto controllo ma soprattutto per il forte indebolimento della volontà e dello spirito di collaborazione tra gli Stati membri. Non a caso i paesi del Brics hanno stigmatizzato “l’assenza di misure concrete”.

A febbraio e ad aprile i ministri delle Finanze del G20 si erano riuniti per preparare questo summit da cui molti si aspettavano una svolta incisiva e più operativa per uscire dalla crisi. Invece il comunicato finale ancora una volta è stato ed è una litania di “pii desideri” intercalata da decisioni decisamente sbagliate.

Una di queste è l’abbandono di qualsiasi riferimento alla realizzazione di un nuovo sistema monetario internazionale, a quel paniere di monete per sostituire il sistema del dollaro attualmente incapace di sostenere con equità ed efficacia il commercio e le riserve mondiali.

Anche l’idea dei diritti speciali di prelievo (dsp, l’unità monetaria formata da dollaro, euro, yen e sterlina) esce di scena e anche dalla dichiarazione del G20. Gli dsp non sono certo la soluzione dei problemi, ma il menzionarli avrebbe significato che l’alternativa al dollaro comunque resta aperta. Si parla invece di “azioni appropriate per proteggere i canali del credito e l’integrità dei sistemi dei pagamenti e dei regolamenti globali”. In pratica non cambia nulla, si perpetua il sistema del dollaro.

Sul fronte della lotta alla speculazione e della necessità di regolamentare e ridurre le operazione sui derivati finanziari OTC nonché del “sistema bancario ombra” ad esse connesso, il G20 si è limitato ad elencare i tanti report preparati da varie istituzioni, a cominciare dal Financial Stability Board. Ma si limita ad invitare i governi a tradurli in leggi e regolamenti. Siamo ancora in alto mare!

Nello specifico si “riafferma l’impegno comune affinché tutti i contratti derivati Otc standardizzati siano negoziati sui mercati regolarizzati  o su piattaforme elettroniche e regolati attraverso un sistema centralizzato di compensazioni tra le controparti entro il 2012”. Si ricordi che di ciò se ne parla già dall’indomani della bancarotta delle Lehman Brothers e del fallimento del gigante assicurativo americano AIG. Ma tutto è rimasto come prima!

Anche la legge Dodd-Frank di riforma di Wall Street è purtroppo servita solo da paravento per poter dire che Washington avrebbe fatto i suoi “compiti a casa”.

Di conseguenza sul “lettino del malato” è finito l’euro, responsabile di tutti i mali del sistema finanziario globale e foriero di rischi di nuovi contagi.

Non saremo noi a negare le gravi difficoltà del “sistema euro” a causa della mancante unità politica dell’Europa e degli evidenti squilibri interni derivanti dai debiti pubblici e dai limiti delle economie reali. Però accusare l’euro non aiuta ad affrontare le cause della crisi ne tanto meno a trovare le necessarie soluzioni. Anche Monti ha timidamente tentato di far intendere i “cugini americani” che l’euro non è l’unico problema.

Mentre si auspica un forte consolidamento fiscale per l’Europa attraverso tagli di bilancio e di spesa e attraverso maggiori tasse, per gli Stati Uniti invece il comunicato ammette esplicitamente la possibilità di una deroga in quanto gli Usa “potranno calibrare il processo di consolidamento fiscale garantendo che le finanze pubbliche americane siano poste su un percorso sostenibile di lungo periodo per evitare una forte contrazione di bilancio nel 2013”. Con un linguaggio volutamente involuto si afferma che la Federal Reserve continuerà ad immettere liquidità a sostegno di una ripresa che non c’è.

In ogni caso sappiamo che i dollari, e i debiti emessi, saranno coperti dalle economie del resto del mondo, dalla Cina e da altri.

Lo scontro tra Obama da una parte e la Merkel e l’Unione Europea dall’altra si è consumato proprio su questo. Washington vorrebbe che la Banca Centrale Europea intervenisse come la Fed con immissioni di liquidità a sostegno dell’interno sistema bancario mondiale, quindi non solo di quello europeo. Evidentemente se ne gioverebbero anche le banche americane, che sono più esposte e più speculative di quelle europee. Naturalmente anche la campagna elettorale per la rielezione di Obama!

Forse noi europei dovremmo stare più attenti alle polemiche con la Germania. Le differenze con la Merkel sono sacrosante e riguardano il futuro dell’Europa, la crescita, gli eurobond, ecc. Però sono questioni nostre, europee! I “giochi” degli Usa hanno invece un’altra valenza e un altro fine. Ricordiamoci che sono stati Washington e Londra a bloccare qualsiasi proposta anti speculativa fatta negli anni passati dalla Merkel e da altri leader europei.

Oggi immettere liquidità senza contemporaneamente chiudere i “buchi neri” del sistema finanziario, senza nuove regole e nuovi progetti, vorrebbe semplicemente dire buttare via risorse che andrebbero a coprire le molte esposizioni ancora nascoste del sistema bancario.

Il comunicato finale non ha certo lesinato nell’utilizzo di parole come crescita, ripresa, nuova occupazione, ecc. Ma senza una nuova Bretton Woods, come noi sosteniamo nel libro “I gattopardi di Wall Street”, esse rischiano di essere parole vuote e specchietti per le allodole.

E’ nostra impressione che dopo il fallimento di Los Cabos la prossima crisi finanziaria o bancaria in qualche parte del mondo potrebbe essere molto più grave in quanto non troverebbe unità di intenti tra i governi del G20.

 

Mario Lettieri  e Paolo Raimondi

  • Mario Lettieri Sottosegretario all'economia nel governo Prodi
  • Paolo Raimondi Economista

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