Martedì, 21 Novembre 2017 21:24

Grecia. Il caos tutto italiano sulla tassazione, che non ci dovrebbe essere. sullo swap

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La Grecia si incammina su un arduo sentiero di normalizzazione e recentemente, lo scorso 15 novembre, ha annunciato uno swap teso a normalizzare la propria curva dei tassi ed a rendere più liquidi io mercati secondari dei suoi bond concentrando le esistenti 20 scadenze in 5 scadenze. Tutto bene, lo swap sembra anche leggermente a premio e tutto sembrerebbe volgere al meglio.

Chi vi scrive è stato però contattato da quel ristretto gruppetto di persone che ha ascoltato l’umile consiglio di investire in Grecia propostogli qualche anno fa. Queste, in breve le tre situazioni attualmente prospettate. Situazione peggiore.

Al momento dello swap la banca tasserà il capital gain calcolato tra il valore nominale dei bond offerti in cambio ed il prezzo medio di carico. Ad esempio l’acquirente della scadenza 37 con prezzo medio di carico a 15 verrebbe tassato del 12,5 per cento della differenza tra 101,25 e 15. Un bell’esborso su una plusvalenza che in realtà si verificherà, sempre se la Grecia nel frattempo vada benino, nel 2037, in sostanza si sta chiedendo il pagamento delle tasse con 20 anni di anticipo.  

Situazione un po’ meno peggiore.

Al momento dello swap la banca tasserà il capital gain calcolato tra il valore di mercato al momento della quotazione dei bond offerti in cambio ed il prezzo medio di carico. Ad esempio l’acquirente della scadenza 37 con prezzo medio di carico a 15 verrebbe tassato del 12,5 per cento della differenza tra un prezzo di mercato attendibile non particolarmente discosto dal prezzo attuale, tra 80 e 85, e 15. Un esborso appena minore ma sempre su una plusvalenza che in realtà si verificherà nel 2037, quindi si sta sempre chiedendo il pagamento delle tasse con 20 anni di anticipo, ma non di tutte ma solo di una buona parte.  

Situazione, secondo il mio umilissimo parere, normale.

Lo swap del debito greco non prevede la valorizzazione di alcunché. Atene si prende dei bond con scadenze comprese tra il 2023 ed il 2042 e dà in cambio un pacco di bond con scadenze e rendimenti simili. Non avvenendo la valorizzazione di nessuno dei bond interessati allo swap non sorge l’obbligo di tassazione dei capital gain.  

La surreale situazione italiana

Al momento tutte e tre le opzioni sarebbero considerate percorribili dalle banche italiane. Secondo quanto abbiamo appreso in via del tutto informale, infatti, ci sarebbero banche che avrebbero comunicato ai propri clienti che in seguito allo swap opereranno, in tema di tassazione sui capital gain, secondo ciascuno dei tre scenari sopra riportati. La decisione di accettare la proposta di Atene si basa quindi su una serie di conteggi e calcoli su cui pesa la grossa incertezza dell’anticipo della tassazione, è del tutto evidente che assumere tali decisioni senza sapere una cosetta così importante è un vero e proprio salto nel buio.  

E quindi?

Lo swap senza tassazione resta favorevole per i titolari delle 20 scadenze interessate, in presenza della tassazione sul capital gain anticipata di alcuni decenni la decisione onestamente è molto meno univoca e la scelta di restare a bordo del pacco da venti è pienamente condivisibile. Onestamente non me la sento di consigliare o meno lo swap a seconda che la vostra Banca vi tassi o meno il capital gain. Speriamo solo di avere notizie in tempo utile per la scadenza dell’offerta

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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