Giovedì, 09 Febbraio 2012 16:42

Tra evasione Ryanair e dimissioni di Sabelli. Usb:"Due facce di un istema che non funziona"

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ROMA - "I circa 12 milioni di Euro di evasione contributiva contestati a RyanAir dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Bergamo sono tutt'altro che una sorpresa per l’Unione Sindacale di Base.

Da anni, infatti, USB deposita denunce e ricorsi, presso gli Ispettorati del Lavoro e presso le Procure delle città dove la compagnia di O'Leary ha le proprie basi, per segnalare l'evidente irregolarità di chi impiega quotidianamente centinaia di persone sul suolo italiano senza versare una lira di tasse e contributi al nostro Stato." E' quanto sostiene in una nota L'Unione Sindacale di Base.

"Una pratica di depredazione del lavoro, - precisa l'USB -  del settore e del territorio che Ryan Air porta avanti da anni, non solo indisturbata, ma ricevendo addirittura ampi sussidi da parte delle società di gestione a partecipazione statale. Sarebbe dunque auspicabile che dopo Bergamo ci si attivi anche a Roma, Pisa,  Bari e in tutte le città nei cui aeroporti continuano a lavorare gli “equipaggi fantasma” e nelle cui procure sono ferme da anni le segnalazioni presentate da USB. Sullo stato del settore la dice lunga il fatto che neanche Alitalia/Cai, nonostante abbia rilevato a prezzi di saldo solo la parte buona della vecchia Compagnia e abbia ricevuto un ampio ventaglio di aiuti e sostegni, navighi in buone acque. Le prime dichiarazioni con cui l’AD Rocco Sabelli annuncia le proprie dimissioni, confermano il bisogno di regole valide per tutti, l'assoluta necessità di ridiscutere un sistema aeroportuale più efficiente e che “piccolo” non è affatto bello, anzi, è si è dimostrato dannoso per il settore e per il Paese."

USB, che da anni denuncia la mancanza di una strategia nazionale, i deficit strutturali, gli aeroporti nati come funghi, il ridimensionamento coatto imposto alle poche grandi aziende, i sovvenzionamenti selvaggi alle low cost, propone di rimettere all’ordine del giorno una riforma del settore, che non può prescindere dalle migliaia di posti di lavoro persi e dai diritti cancellati a chi ancora lavora, dovuti a scelte imprenditoriali, sia pubbliche che private, miopi e dannose.

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