Martedì, 20 Marzo 2012 12:24

No allo smantellamento dell'art.18 USB oggi in piazza Montecitorio

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ROMA- Mentre oggi, molti lavoratori nelle fabbriche e nei posti di lavoro hanno risposto No allo smantellamento dell’art.18, aderendo allo sciopero che  ha avuto un’alta adesione in varie regioni d’Italia.

Le organizzazioni sindacali di base hanno dato vita ad una mobilitazione che ha coinvolto centinaia di lavoratori in presidio a piazza Montecitorio.

In questo caldo pomeriggio romano, la  piazza  si è colorata di rosso. Dall’ USB alla Cub ai Cobas, le bandiere dei sindacati presenti a rappresentare l’indignazione di centinaia di persone riunite al presidio organizzato in occasione della discussione sulla riforma del lavoro.

Molti i contributi da parte di lavoratori, che hanno raccontato la vita nelle fabbriche a partire da Piaggio, dove ogni giorno si combatte per veder riconosciuti i propri diritti.

“Le lotte ci sono e continueranno ad esserci- annuncia Giorgio Cremaschi- e chi s’illude di fermare il movimento con la melassa del consenso al governo Monti ha sbagliato”.

Secondo Fabrizio Tomaselli lo smantellamento dell’articolo 18  e la possibilità di licenziamento senza giusta causa, equivale a porre i lavoratori e le organizzazioni sindacali che li rappresentano sotto ricatto.

Il rischio sarebbe quello di discriminazioni-aggiunge Paolo Sabatini, esecutivo nazionale USB.

La questione diventerebbe sicuramente più complessa se alla modifica dell’articolo art. 18 sulla difesa dai licenziamenti illegittimi, si dovesse concedere una riduzione delle tutele per chi rimane disoccupato, con una riduzione -nella durata e nell'assegno - del trattamento di mobilità e di CIGS per circa un milione di lavoratori.

La posizione unitaria di chi era presente alla manifestazione è che se dovesse passare questa manovra si assisterebbe  ad una vera e propria capitolazione del sindacato oltre che dei lavoratori.

Dunque, una piazza consapevole e pronta alla lotta quella che oggi ha colorato di dignità la capitale.

 

ROMA - "Perchè il Presidente Napolitano non sostiene la patrimoniale? dichiara Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo nazionale USB

"Se il Presidente Napolitano, che oggi utilizza tutta la sua autorevolezza sulle forze sociali per arrivare ad un accordo che cancellerà l'art. 18, avesse esercitato altrettanta opera di convincimento per sostenere la necessità di una forte e consistente patrimoniale, forse oggi qualche ricco sarebbe un po' meno ricco, qualche povero si vedrebbe un po' meno tartassato e sicuramente non ci sarebbe bisogno di mettere le mani su quei pochi diritti che rimangono ai lavoratori, dopo decenni di taglieggiamenti continui e di travaso di denari dalle tasche di molti a quelle di pochi”.

“Avremmo sicuramente preferito quel tipo di ingerenza  - sottolinea Tomaselli - a quella a cui oggi assistiamo, in un crescendo di pressioni e di dichiarazioni che arrivano ormai da tutte le parti politiche ed istituzionali e che in modo ingiustificato ed inaccettabile entrano nel merito di argomenti che sono, storicamente, socialmente e giuridicamente, prerogativa dei lavoratori e di chi li rappresenta”.

Aggiunge il dirigente USB: “Certo, vedendo le dichiarazioni dei redditi e delle proprietà dei parlamentari e dei senatori, compreso il Presidente del Consiglio Monti, viene da pensare che difficilmente si sarebbe giunti ad una patrimoniale. Forse il Presidente della Repubblica dovrebbe produrre uno sforzo più energico per sostenere invece le necessità di chi paga il mutuo, di chi guadagna 1.000 Euro al mese, di chi è precario o disoccupato, di chi sopravvive con una pensione da fame; una porzione del popolo italiano che sta rapidamente diventando la maggioranza assoluta”.  

   

Conclude Tomaselli: “Noi, per uscire dalla crisi, continuiamo invece a sostenere, tra l'altro, la necessità di una forte patrimoniale, il non pagamento del debito, la nazionalizzazione di banche e grandi industrie strategiche per il Paese. Oggi, Signor Presidente Napolitano, saremo in Piazza Montecitorio per sostenere il punto di vista dei lavoratori, e il 31 scenderemo in piazza a Milano in una manifestazione contro il Governo Monti. Saremo forse meno autorevoli di Lei, ma sicuramente ci sentiamo molto vicini alle esigenze di chi lavora”

 

Oggi alle 15.00 davanti a Montecitorio contro Governo Monti

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