Martedì, 27 Marzo 2012 14:02

Il 31 marzo a Milano “Occupyamo Piazza Affari”

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ROMA- “Contro le politiche antisociali del governo Monti e della Bce!” “ Per una società fondata sui diritti civili e sociali, sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni!”

 

Si apre con queste parole d’ordine l’appello lanciato dal comitato NO Debito a tutti i lavoratori e le lavoratrici del paese, ai precari, ai pensionati e ai migranti, che insieme ai movimenti civili sociali ed ambientali e alle forze sindacali alternative, ha organizzato per sabato 31 marzo la grande manifestazione di Milano “Occupyamo piazza Affari”.

Il paese sta vivendo un momento storico caratterizzato da pesanti pressioni, sul fronte del lavoro delle politiche sociali ed ambientali. L’effetto devastante della recente manovra pensionistica, che oltre ad aver allontanato in maniera significativa il diritto alla pensione per tutti i lavoratori, gettando nell’incertezza chi il lavoro l’ha già perso ed è quindi in cassa integrazione e mobilità, sta per essere rafforzato dalla trattativa sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali.  Sembrerebbe confermato che a scomparire saranno le tutele in caso di licenziamenti collettivi; la cassa integrazione straordinaria in caso di chiusura azienda, e  la mobilità, sostituendo i quattro anni attuali di ammortizzatori sociali, con l’ASPI (assicurazione sociale per l’impiego)  che dovrebbe valere per circa dodici, diciotto mesi. A questo si deve necessariamente aggiungere la riforma del lavoro con l’attacco all’articolo 18.

“Un vero è proprio scalpo ai danni dei lavoratori –annuncia l’Unione Sindacale di Base. Sulla riforma dei contratti non vengono cancellate né la Legge 30 né il pacchetto Treu che hanno introdotto ed incistato la precarietà in tutte le pieghe della società, non solo nel lavoro, e che sarebbero davvero le norme da far scomparire, ma si fa una operazione di maquillage sui tempi determinati e sulle partite IVA improprie. A questo punto-prosegue USB-quando è evidente che la precarietà continuerà a farla da padrone nel nostro ordinamento e nelle nostre vite e che le imprese avranno il completo dominio sul lavoro grazie all’acquiescenza di tutti, sindacati e forze politiche, e con grande soddisfazione dei rappresentanti del capitale  e degli interessi del mercato, si decide di manomettere, per farla scomparire, la normativa che fino ad oggi ha tutelato i lavoratori dai licenziamenti discriminatori ed illegittimi. Non c’entra nulla con la trattativa, non è materia di strumentazione contrattuale, non è materia di ammortizzatori sociali, è solo lo scalpo che deve stare a dimostrare che la vittoria è totale, senza via d’uscita, che non c’è modo di far tornare in vita il morto”.

Parole dure, ma che rendono perfettamente la gravità di un operazione che se attuata, porterà all’azzeramento di anni di lotte per le tutele sociali. Seppure per qualcuno la riforma del lavoro potrebbe apparire come la ricetta per uscire dalla crisi, risulta evidente che un paese  che sta vivendo una pesante deindustrializzazione, in cui le aziende falliscono o de-localizzano, lasciando a casa migliaia di lavoratori, non può basare la sua politica semplicemente tagliando le tutele sociali e privatizzando i beni pubblici.  Tale visione, oltre che strumentale, rischia di portare l’Italia al declino.

Questi anni di crisi hanno già  visto un esponenziale abbassamento dei diritti dei lavoratori, la Fiat in testa, che all’aumento di flessibilità e sacrifici, non hanno visto corrispondere, un piano industriale concreto. Per non parlare dei lavoratori dell’Alitalia spa, della Wagon-Lits, della OMSA , della Argol che si sono visti perdere il lavoro in modo unilaterale, senza nessuna possibilità di salvarsi.

Alla manifestazione prenderanno parte anche i lavoratori della ThyssenKrupp, che denunciano il drammatico dato sulle morti sul lavoro ”  L’unico settore che non sembra conoscere crisi è rappresentato dai morti sul lavoro- dichiarano in un comunicato- in media 4 al giorno con un inquietante aumento di suicidi tra lavoratori e imprenditori strangolati dai debiti (anche qui lo zampino delle banche). Mentre le misure repressive colpiscono sempre più pesantemente chi si batte per vigilare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: emblematico il caso di R. Antonini, licenziato da FS per aver prestato opera di consulenza in favore dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio e al quale va tutta la nostra stima e solidarietà. E sono già in preparazione nuove misure legislative (decreto legge 5/2012 art. 14) che smantellano i già inesistenti controlli nei luoghi di lavoro, sostituiti da semplici autocertificazioni rilasciate da enti esterni”.

Per gli organizzatori di “Occupyamo piazza affari” la risposta al governo Monti e alla politica di austerità dettata dalla BCE è unire le lotte per un'opposizione sociale e politica di massa, capace di incidere e contare, dal territorio, alla scuola e all’università, alle lotte per il lavoro. “ Vogliamo manifestare assieme a tutti i popoli europei-annunciano nel comunicato- schiacciati dalle politiche di austerità e dal liberismo, in particolare al popolo greco, sottomesso ad una tirannide finanziaria che sta distruggendo il paese.

Vogliamo un diverso modello sociale ed economico in Italia e in Europa, fondato sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni, per riconvertire il sistema industriale con tecnologie e innovazione, per la pace e contro la guerra, per lo sviluppo della ricerca sostenendo scuola pubblica e università, per garantire il diritto a sanità, servizi sociali e reddito per tutti, lavoro dignitoso, libertà e democrazia”

Tuttavia, le ultime dichiarazioni di Monti, appaiono come un prendere o lasciare “Se il ricatto è ‘o si fa come dice Monti oppure il governo va a casa e si va a votare’ –  evidenzia Fabrizio Tomaselli esecutivo  USB - la scelta deve essere chiara e senza fraintendimenti. Che Monti, Fornero, Passera e il resto della compagnia lascino la partita e si vada immediatamente alle urne”. Ed aggiunge: “L'obiettivo non è, e non può essere soltanto, il mantenimento di alcune tutele dell'articolo 18. Ciò che non funziona è l'intero impianto che il governo ha predisposto sul lavoro, sulle pensioni, sulla tassazione, sulle privatizzazioni e le liberalizzazioni”. Conclude Tomaselli: “La manifestazione del 31 marzo a Milano, indetta da USB, dal Comitato NO Debito e da tantissime altre sigle, organizzazioni, partiti e realtà che operano nel sociale, intende rappresentare il forte dissenso che si sta coagulando  nel paese e tra i lavoratori rispetto al ‘modello Monti’. La manifestazione che si svolgerà a Milano, e che terminerà in Piazza Affari, simbolo della finanza e del capitalismo italiano, sarà un primo momento della mobilitazione che dovrà aumentare di intensità nei prossimi mesi”.

 

Il corteo partirà alle ore 14 da piazza Medaglie D’oro fino ad arrivare a piazza Affari

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