ROMA - Le prove raccolte da Amnesty International attraverso testimoni oculari, personale medico e manifestanti feriti suggeriscono che le forze di sicurezza abbiano usato proiettili veri per disperdere le manifestazioni, largamente pacifiche, tenutesi in Egitto il 6 ottobre. 

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ROMA - In occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte, Amnesty International ha invitato gli esponenti politici a smetterla di presentare le esecuzioni come soluzione rapida per ridurre i tassi di criminalita’ e a concentrarsi invece sui problemi del sistema penale dei loro paesi.

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ROMA - Amnesty International ha pubblicato oggi un dettagliato rapporto sugli attacchi che, nel mese di agosto, hanno colpito le comunita’ cristiano copte in Egitto. 

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ROMA - Mentre la torcia olimpica arriva a Mosca in vista dei Giochi olimpici invernali del 2014 a Sochi, Amnesty International lancia una campagna mondiale per evidenziare il record sempre piu’ deplorevole della Russia sui diritti umani.

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OMDURMAN - Il Centro africano di studi sulla giustizia e la pace e Amnesty International hanno chiesto al governo sudanese di cessare immediatamente l’uso della forza arbitraria e illegale nei confronti dei manifestanti che da giorni protestano contro il taglio dei sussidi alla benzina. 

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ROMA - A seguito delle notizie secondo cui il presidente sudanese Omar Hassan Ahmad al-Bashir ha domandato un visto per assistere alla 68esima sessione dell’Assemblea generale, Amnesty International ha chiesto agli stati membri delle Nazioni Unite di esigere che egli sia consegnato alla Corte penale internazionale (Icc), dove e’ indiziato di crimini di guerra, crimini contro l’umanita’ e atti di genocidio commessi nella regione del Darfur dalle forze armate sudanesi e dalle milizie janjawid, loro alleate.  

‘Nonostante il mandato d’arresto spiccato dall’Icc nei loro confronti, il presidente al-Bashir, due altri esponenti del governo e un presunto leader janjawid, continuano a essere protetti dal governo sudanese, che rifiuta di collaborare con la Corte’ – ha dichiarato Tawanda Hondora, Deputy Director of Law and Policy di Amnesty International.  

‘La decisione del Sudan di inviare all’Assemblea generale dell’Onu una persona accusata di aver orchestrato gravissimi crimini e’ un insulto nei confronti delle migliaia di persone uccise, dei milioni di sfollati e delle innumerevoli donne e bambine stuprate in Darfur nell’ultimo decennio’ – ha aggiunto Hondora. 

Le Nazioni Unite, ha sottolineato Amnesty International, sono state create alla fine della Seconda guerra mondiale, un periodo segnato da violazioni dei diritti umani inimmaginabili. Gli stati membri, che dissero ‘mai piu’’ dopo quelle atrocita’, devono esigere che al-Bashir accetti la giurisdizione dell’Icc e si arrenda. 

Permettere a una persona ricercata dalla giustizia internazionale di presentarsi sfacciatamente nello stesso palazzo in cui il Consiglio di sicurezza deferi’ la situazione del Darfur all’Icc, suonera’ come una beffa nei confronti di quella risoluzione qualora gli stati membri dell’Onu non esigeranno la resa di al-Bashir. 

‘Sarebbe ripugnante consentire ad al-Bashir di prendere in giro la comunita’ internazionale e le vittime dei gravi crimini commessi dalle sue forze di sicurezza e da altri in Darfur’ – ha sottolineato Hondora. 

‘Gli stati membri dell’Onu devono stare dalla parte delle vittime del Darfur, condannare l’impunita’ e sollecitare il Consiglio di sicurezza a chiedere a tutti la massima cooperazione con l’Icc. I rappresentanti degli stati e i funzionari dell’Onu che incontreranno al-Bashir dovranno spingerlo a consegnarsi all’Icc’ – ha concluso Hondora. 

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Mercoledì, 18 Settembre 2013 14:14

Amnesty contro la violenza omofobica

ROMA - In un rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato che l’Unione europea (Ue) e i suoi stati membri non stanno contrastando i crimini d’odio omofobico e transfobico ne’ proteggono le persone dalla discriminazione, dalla persecuzione e dalla violenza.

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ROMA - Commentando le quattro condanne a morte emesse oggi a Nuova Delhi per uno stupro di gruppo commesso nel dicembre 2012, Amnesty International ha dichiarato che profonde riforme istituzionali e procedurali, e non la pena capitale, occorrono per stroncare l’endemico problema della violenza contro le donne in India.

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IL CAIRO - Numerosi detenuti arrestati il mese scorso al Cairo dopo lo sgombero di due grandi manifestazioni di sostenitori dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi sono privati dei loro diritti legali fondamentali.  

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In un nuovo documento pubblicato oggi, Amnesty International ha denunciato che decine di persone, civili inclusi, sono state torturate e uccise o risultano scomparse da quando, cinque mesi fa, è iniziato l'intervento armato francese. Il documento, intitolato 'Conclusioni preliminari di una missione di quattro settimane', è stato diffuso in vista del dispiegamento, il mese prossimo, della forza di peacekeeping delle Nazioni Unite. Amnesty International ha svolto una missione in Mali tra maggio e giugno. "Le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza del Mali a partire da gennaio sono semplicemente agghiaccianti. Continuano a violare i diritti umani senza timore di essere chiamati a risponderne" - ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International che ha preso parte alla missione in Mali. Nel corso della missione, Amnesty International ha documentato decine di casi di detenuti, arrestati per il sospetto di avere legami coi gruppi armati, sottoposti a maltrattamenti e torture. L'organizzazione per i diritti umani ha anche documentato oltre 20 casi di uccisioni extragiudiziali e sparizioni forzate. Mohamed Lemine e Mohamed Tidjani sono stati arrestati dalle forze di sicurezza del Mali a Timbuktu il 28 gennaio, il giorno in cui l'esercito maliano e quello francese sono entrati in città. I loro corpi sono stati ritrovati pochi giorni dopo. Secondo il racconto di un familiare, "indossavano gli stessi vestiti del giorno dell'arresto. Abbiamo preferito non mostrare i corpi e abbiamo coperto le loro tombe con la sabbia". I delegati di Amnesty International hanno potuto incontrare oltre 80 dei 200 uomini trattenuti nel Centro principale di detenzione della capitale Bamako, in buona parte accusati di terrorismo e di altri reati. Molti di loro hanno denunciato di essere stati sottoposti a maltrattamenti e torture e alcuni hanno riferito di non aver ricevuto cure mediche. Diversi di loro avevano ancora i segni di bruciature e tagli sulla schiena, sul petto e sulle orecchie. Ad aprile, nel Centro principale di detenzione sono morti cinque prigionieri, nella maggior parte dei casi a causa delle terribili condizioni di detenzione e dell'assenza di cure mediche. Akassane Ag Hanina è stato attestato a Timbuktu ed è stato trasferito al Centro di Bamako il 4 aprile. Sette giorni dopo, è morto. Prima di morire aveva dichiarato ad altri detenuti di essere stato picchiato dai soldati a Timbuktu. Un compagno di prigionia ha riferito ad Amnesty International: "Aveva detto alle guardie che stava male ma non gli hanno dato le medicine. La notte prima di morire, abbiamo chiesto aiuto ma non si è fatto vivo nessuno fino alla mattina dopo, quando era già morto." Quando Amnesty International ha visitato il Centro, ha trovato diversi bambini soldato, alcuni anche di 13 anni, detenuti insieme agli adulti. Le autorità del Mali hanno ammesso che sono state commesse alcune violazioni dei diritti umani e che su alcuni casi sono state avviate indagini, ma nessuno finora è stato portato di fronte alla giustizia. "Assicurare che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano processati non è un compito facile ma è necessario per avere stabilità duratura e far rinascere un paese devastato da un conflitto durato oltre un anno e mezzo" - ha commentato Mootoo. Amnesty International si è detta preoccupata per il fatto che i militari francesi, cosi come le truppe dell'Afisma dei paesi dell'Africa Occidentale, abbiamo consegnato prigionieri alle autorità maliane, pur sapendo o avendo dovuto sapere che questi avrebbero corso il rischio di essere maltrattati o torturati. Nel corso della missione, i delegati di Amnesty International hanno raccolto testimonianze di sequestri e uccisioni arbitrarie commessi dal gruppo armato di opposizione Movimento per l'unicità' del jihad in Africa Occidentale (Mujao) nei confronti di civili sospettati di sostenere le forze armate maliane e francesi. I gruppi armati di opposizione, tra cui il Mujao e il Movimento tuareg di liberazione nazionale dell'Azawad (Mnla) sono anche accusati di violenza sessuale contro ragazze e donne e di aver usato bambini per portare armi, cucinare e controllare i posti di blocco. Alcuni bambini sono stati anche inviati sulla linea del fronte. "In vista del dispiegamento della Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali, è essenziale assicurare che i soldati del Mali e tutte le altre forze armate rispettino e proteggano i diritti umani in modo che le persone che vivono nel nord del paese possano sentirsi veramente al sicuro" - ha concluso Mootoo.

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