Lunedì, 11 Luglio 2011 11:18

Borsa. Piazza Affari apre in rosso

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MILANO - Ancora critica la situazione della Borsa italiana: Piazza Affari oggi ha aperto con l'FTSE MIB a -1,26%. A seguito del preoccupante  attacco speculativo all'Italia di venerdì scorso - che aveva causato un ribasso del 3% - la Consob per oggi ha varato una misura protettiva contro le vendite allo scoperto, per arginare eventuali nuovi attacchi: da oggi sino al 9 settembre, gli investitori che detengano posizioni ribassiste rilevanti sui titoli azionari negoziati sui mercati regolamentati italiani saranno obbligati a darne comunicazione alla stessa Consob.

ROMA - Il debito pubblico italiano sembra essere entrato nel mirino della speculazione, quella vera, grande e cattiva.

MILANO -  Brusca inversione di rotta per Piazza Affari che perde l'1,66% (Ftse Mib) mentre le banche appesantiscono il paniere principale con UniCredit (-5%), Mps (-4%), Intesa (-3,5%) e la Bpm (-3,4%).  Nelle sale operative interpellate non sono a conoscenza della causa che ha scatenato questa vendita improvvisa indirizzata soprattutto sui titoli bancari.

Giovedì, 16 Giugno 2011 17:07

Conti pubblici. La BCE vuole capire

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FRANCOFORTE - Dopo valanghe di fantasiosi annunci la BCE vuole cominciare a capire quali saranno le tasche che metteranno a disposizione della Repubblica Italiana i 40 miliardi di euro della manovra 2013 – 14.
E la domanda è posta in un consesso ufficiale, la Bce l’ha infatti messa nero su bianco nel Bollettino mensile di giugno, in una sezione dedicata alle finanze pubbliche dell'Eurozona e ai singoli Programmi di stabilita' presentati nel 2011.

MILANO - Comincia male la settimana in borsa dopo il taglio che l’agenzia di rating Standard & Poor's  ha effettuato sull’outlook del debito italiano, abbassandolo da stabile a negativo.

Giovedì, 12 Maggio 2011 18:50

Fmi: "Rischi per Italia e Belgio dal debito sovrano"

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WASHINGTON - Nell'eurozona sussiste un rischio «tangibile» di contagio della crisi del debito sovrano. Lo afferma il Fondo monetario Internazionale nel rapporto regionale dedicato all'Europa. Il Fondo si attende per quest'anno una frenata del Pil di Grecia e Portogallo e ritiene che le tensioni nei Paesi della periferia dell'eurozona rappresentino il principale fattore di rischio per le prospettive dell'economia. Per questo, gli Stati europei devono intraprendere «azioni decise» afferma il Fondo sottolineando che per combattere la crisi del debito è necessario ripristinare la fiducia. La crisi dell'Irlanda ha generato una nuova ondata di turbolenze sul mercato a novembre 2010 intensificando «il rischio sovrano per i Paesi periferici dell'eurozona, contagiando altri Stati come Italia e Belgio». Il Fondo monetario internazionale eidenzia inoltre come gli spread dei titoli governativi si siano ampliati in concomitanza con l'evento in modo più consistente di quanto accaduto nella fase di turbolenza vissuta a maggio 2010. Tuttavia, rileva l'analisi del Fondo, «il contagio all'economia reale è rimasto confinato ai Paesi colpiti» dalla crisi del debito.

Mercoledì, 11 Maggio 2011 09:22

Grecia. Probabile pacchetto di aiuti europei da 60 miliardi

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BRUXELLES - Per la Grecia è pronto un pacchetto di aiuti da 60 miliardi di euro. Questa la voce che è circolata ieri fin dalle prime ore del mattino e che, nonostante le smentite, sembra placare il mercato, almeno per il momento. Complice in buona parte anche il no categorico dell'Europa a una ristrutturazione del debito di Atene e i nuovi dettagli sul salvataggio in arrivo per il Portogallo, con il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, che assicura «Non c'è nessuna crisi dell'euro».

ROMA - Un'eventuale uscita della Grecia dall'euro è preferibile a una trasfusione permanente di fondi al paese dalle casse della Germania: ne è convinto l'economista Hans-Werner Sinn, direttore dell'autorevole centro studi Ifo di Monaco di Baviera. L'abbandono della moneta unica da parte di Atene, ha detto Sinn durante un'intervista al domenicale Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung (Fasz) ripresa oggi dalla Bild, sarebbe il «male minore» perchè in quel caso la Grecia potrebbe «svalutare (la propria moneta) e diventare competitiva». Con la vecchia «dracma - ha proseguito l'economista - la produzione destinata all'export sarebbe meno cara all'estero», mentre oggi la Grecia ha molte difficoltà a esportare.

Undici anni e un mondo intero li dividono. Eppure, il sessantanovenne Jean-Claude Trichet e il cinquantottenne Ben Bernanke hanno, sulla carta, lo stesso compito: dirigere le due banche centrali più importanti del mondo, la Federal Reserve e la Bce. Ma il loro background - grand commis il primo (dal 1993 al 2003 governatore della Banque de France), accademico il secondo (è stato giovanissimo professore di economia a Princeton) - la dice lunga sulla differenza di approccio al loro lavoro e, più di recente, ai media. A rendere possibile il confronto è stata l'inedita decisione del presidente della Fed di tenere una conferenza stampa dopo il tradizionale incontro del comitato monetario che fissa i tassi di interesse. La prima del genere si è tenuta lo scorso 27 aprile, ed è stata - per unanime ammissione - un successo di immagine. Undici anni e un mondo intero li dividono.

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