Sabato, 07 Gennaio 2017 12:06

2017. Meno tasse, più lavoro, ma la crisi finirà solo nel 2024

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Dal punto di vista economico, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, il 2017 sarà per il nostro Paese un anno in chiaroscuro

Al netto di eventuali manovre correttive, la pressione fiscale è destinata a scendere di 0,3 punti percentuali (attestandosi così al 42,3 per cento) (vedi Tab. 1), il Pil dovrebbe aumentare di circa un punto, il numero degli occupati crescere di quasi 112.000 unità e l’esercito di disoccupati scendere di 84.000 persone. A fronte di questi dati positivi, preoccupa, invece, la mole di tempo che sarà necessaria per ritornare ai livelli pre-crisi (ovvero il 2007).

Infatti, stando ai dati di contabilità nazionale pubblicati dall’Istat il 23 settembre 2016 e relativi al Pil reale (concatenato al 2010) e alle previsioni di Prometeia sugli scenari delle economie locali di ottobre 2016,  dovremmo recuperare gli 8,7 punti percentuali di Pil persi tra il 2007 e il 2013 solo nel 2024, vale a dire fra 7 anni. L’Ufficio studi della CGIA segnala che nel 2016 l’economia italiana è “precipitata” ai livelli del 2000, ovvero di 16 anni fa. I consumi delle famiglie, invece, che a causa della crisi sono crollati di 7,6 punti percentuali, li dovremmo “riconquistare” entro il 2021 e i 28 punti percentuali circa di investimenti bruciati in questi anni non prima del 2032 (vedi Tab. 2).

Preoccupante anche la situazione relativa al mercato del lavoro. Se tra il 2007 e il 2013 il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato, passando dal 6,1 al 12,1 per cento,  le previsioni delle dinamiche occupazionali dell’Istat e di Prometeia stimano che il livello dei senza lavoro (attualmente all’11,5 per cento circa) dovrebbe ritornare al 6 per cento solo nel 2032 (tra ben 15 anni), mentre l’occupazione pre-crisi nel giro di un paio d’anni (2018-2019).

“Sebbene le tasse siano destinate a scendere grazie, in particolar modo, alla riduzione dell’Ires che interesserà solo le società di capitali e l’occupazione è destinata ad aumentare in virtù della fiducia ritrovata tra i piccoli imprenditori – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – la ripresa economica del nostro Paese rimane ancora molto debole e ben al di sotto della media Ue. Se nel 2017, come riportano le ultime previsioni economiche elaborate dalla Commissione europea,  il nostro Pil dovrebbe attestarsi attorno all’1 per cento, in Ue, invece, è destinato a toccare l’1,6 per cento. Tra tutti i 28 paesi dell’Unione, solo la Finlandia  registrerà quest’anno una crescita più contenuta della nostra”.

Conclude il segretario della CGIA Renato Mason: “A differenza di quanto è successo per buona parte del 2016, speriamo che il Governo Gentiloni torni a discutere e a decidere sui grandi temi: come creare lavoro,  quali politiche industriali sviluppare, come affrontare le sfide che l’economia internazionale ci pone. Abbiamo bisogno di intervenire su questi argomenti, altrimenti rischiamo di  veder aumentare le disuguaglianze sociali che stanno minando la coesione sociale del nostro Paese”.

Tab. 1  Pressione fiscale 

         

% in rapporto al PIL

         

Anni

2013

2014

2015

2016

2017

 

43,6%

43,4%

43,4%

42,6%

42,3%

STIMA PRESSIONE FISCALE AL NETTO GETTITO BONUS 80 €  

     
 

43,6%

43,0%

42,8%

42,1%

41,8%

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT, Ministero dell'Economia e delle Finanze

e Servizio del Bilancio di Camera e Senato

     

NB: il dato relativo al 2017 è una stima Ufficio Studi CGIA 

   

Graf. 1 - Il recupero dell’economia italiana è lontano nel tempo

Valori in milioni di euro (concatenati al 2010)

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT e Prometeia

NOTE

La stima del recupero del Pil italiano, rispetto ai massimi fatti registrare nell’anno 2007, è stata effettuata a partire dai dati di contabilità nazionale pubblicati dall’Istat il 23 settembre 2016 e relativi al Pil reale (concatenato al 2010) e alle previsioni Prometeia sugli scenari delle economie locali di ottobre 2016.

Tab. 2 – Italia: dinamiche delle principali variabili economiche

ITALIA
Variabili economiche (*)

Var. % 2013/2007
(flessione con la crisi)

Nel 2016
l'economia italiana
era a livelli dell'anno…

Per recuperare
i livelli pre-crisi (2007) bisogna attendere il…

PIL

-8,7%

2000

2024

CONSUMI FAMIGLIE

-7,6%

2003

2021

EXPORT

-1,3%

il 2016 rappresenta
il massimo nella storia

livelli recuperati nel 2014

INVESTIMENTI

-27,9%

1995

intorno al 2032 (**)

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT e Prometeia

(*) La valutazione delle variabili economiche è misurata in termini reali ovvero come variazione di valori concatenati (in altri termini, al netto dell'inflazione).

(**) Dal momento che le previsioni si fermano al 2026 e che per gli investimenti in quell’anno non si raggiungerebbero ancora i livelli pre-crisi, l’Ufficio Studi CGIA ha formulato alcune previsioni di massima (dal 2027 in poi) che devono ovviamente essere prese con prudenza; si è ipotizzato un tasso di crescita degli investimenti del 2,5% annuo.   

Tab. 3 – Italia: dinamiche del mercato del lavoro

ITALIA
Mercato del lavoro

Var. % 2013/2007
(flessione con la crisi)

Nel 2016
il mercato del lavoro italiano
era a livelli dell'anno…

Per recuperare
i livelli pre-crisi (2007) bisogna attendere il…

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

+ 6 punti %
(da 6,1% a 12,1%)

1998

intorno al 2032 (***)

DISOCCUPATI

+ 107%
(da 1.481 mila
a 3.069 mila)

circa 2.950 mila disoccupati nel 2016: livelli solo di poco inferiori al picco 2013-2014

intorno al 2032 (***)

OCCUPATI

- 3,1%
(da 22.894 mila 

a 22.191 mila)

2006
(circa 22.730 mila
occupati nel 2016)

2018-2019

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT e Prometeia

(***) Dal momento che le previsioni si fermano al 2026 e che per il tasso di disoccupazione e il numero disoccupati in quell’anno non si raggiungerebbero ancora i livelli pre-crisi, l’Ufficio Studi CGIA ha formulato alcune previsioni di massima (dal 2027 in poi) che devono ovviamente essere prese con prudenza; si è ipotizzato che il tasso di disoccupazione scenda dello 0,3% all’anno mentre il numero dei disoccupati diminuisca del 5% all’anno.    

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