Giovedì, 10 Aprile 2014 12:08

Industria. Ridicolo parlare di ripresa

ROMA - L'Istat rileva una frenata della produzione industriale a febbraio, scesa dello 0,5% su base mensile, ma in "risalita" dello 0,4% su base annua. Il termine risalita risulta addirittura ridicolo di fronte alla caduta del 3% della produzione industriale registrata nel 2013. Per questo parlare di ripresa sarebbe completamente fuori luogo.

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TRIESTE - La settimana di Borsa che va a concludersi oggi ha evidenziato più che mai l’atteggiamento attendista dell’Eurozona di fronte a ben cinque anni di stagnazione e recessione, nel corso dei quali si è limitata a salvaguardare la propria salute economica con il minimo indispensabile per evitare il disastro finanziario: il “Fondo salva-Stati” o ESM (European Stability Mechanism, meccanismo europeo di stabilità) ed il programma OMT (Outright Monetary Transactions, operazioni monetarie definitive) della BCE (Banca Centrale Europea).

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TRIESTE -  Si conclude oggi un’ottava nel segno dell’incertezza, con i (pochi) dati macro in secondo piano rispetto agli appuntamenti politici, dalla riunione dell’Eurogruppo a quella dell’Ecofin, dalle decisioni di politica monetaria della Bank of Japan (BoJ) alla pubblicazione dei verbali della riunione di fine gennaio della Fed, alla riunione del G-20 dei ministri delle finanze e dei banchieri centrali.

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TRIESTE - Settimana di forti preoccupazioni quella conclusasi ieri, dai timori di deflazione smentiti dalla BCE (Banca Centrale Europea) a quelli dei crediti inesigibili che preoccupano i banchieri alla vigilia dei nuovi esami europei sui conti, dalla stabilità politica del Belpaese, alle prese con le dimissioni del premier Enrico Letta, alla fiducia dei mercati ed alle mosse della speculazione internazionale, dalla competitività allo stato di salute dei conti pubblici.

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Venerdì, 17 Gennaio 2014 19:09

Bankitalia vede una micro ripresa

ROMA - Secondo Via Nazionale il punto di svolta sarebbe già arrivato, anzi ci saremmo proprio sopra, e dalla fine del 2013 si potrebbe cominciare a misurare una micro ripresa. Pil nel 2014 +0,7% e nel 2015 +1%, ma con gravi rischi da credit crunch e debiti Pa e con la disoccupazione che arriverà a sfiorare il 13% nel 2015.

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Passano dal -1,3% di aprile al -1,7% odierno le stime sul Prodotto Interno Lordo 2013 (a nostro parere ancora ottimiste) contenute nella nota di aggiornamento del Def, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri.

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ROMA - Non condividiamo affatto l’ottimismo di Confindustria, che oggi annuncia che l’economia italiana è arrivata al punto di svolta.

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E arriva anche un buona notizia in un panorama economico  che ogni giorno è contrassegnato da dati negativi . E’ la Confesercenti  che annuncia una inversione di tendenza per quanto riguarda i negozi e le piccole botteghe che avevano registrato , a partire dal 2012 un saldo negativo fra aperture e chiusure. Ora l’emorragia pare arrestarsi. Tra maggio e giugno- segnala Confesercenti- per la prima volta dal 2012, si registra un saldo positivo tra chiusure e aperture (+1.422), grazie soprattutto alla vitalità del Nord Italia.. Si tratta di un “piccolo boom” di aperture: 7.546 nuove imprese, +88% rispetto a marzo-aprile (4.014)., registrato dall’Osservatorio della associazione dei commercianti. Da inizio 2013 hanno però chiuso senza essere sostituite 11.328 imprese. Occorrerà attendere la prossima rilevazione per avere conferme che non si tratta di una fiammata casuale.

Un “ tesoretto” da non affossare con eccessi di  tasse e burocrazia

Confesercenti, parla  di un "esile " segnale di ripresa, un 'tesoretto' di nuove imprese da non affossare con un eccesso di "tasse e burocrazia". All'incremento di aperture non corrisponde, infatti, un'inversione di tendenza delle chiusure della stessa intensità. Nel terzo bimestre, secondo i dati dell'Osservatorio, le cessazioni del commercio al dettaglio sono state 6.124, solo il 12% in meno rispetto al periodo marzo-aprile.  Sempre meglio che niente rispetto al “'buco nero'” del primo bimestre, quando a chiudere i battenti erano stati più del doppio degli esercizi, 13.775, compensati da appena 3.992 nuove aperture.

Resta in difficoltà il settore della moda

Da segnalare che il saldo è positivo sia per il commercio al dettaglio alimentare (1.191 iscrizioni e 924 cessazioni) sia per la distribuzione no-food (6.355 aperture contro 5.200 chiusure). Resta in difficoltà,  il settore moda, duramente colpito dalla crisi dei consumi, che a maggio e giugno segna ancora un saldo negativo, anche se minimo, di 132 unità, portando il saldo totale dall'inizio dell'anno ad un “rosso” di quasi 4mila negozi. Il segnale di ripresa si avverte in tutte le zone del nostro Paese, ma a tirare la corsa in particolare è il  Nord Italia, che registra un saldo positivo di 1.044 aziende, il 73% del saldo complessivo.  Centro e Sud registrano pur in positivo, registrano una  variazione  ancora molto esigua: +218 per il Centro, appena 160 aziende in più per le regioni del Mezzogiorno. A determinare il ritardo di queste due aree dell'Italia è il persistere dell'emorragia delle imprese: le cessazioni del centro sud sono state 4.908 (1.991 al centro, 2.997 nel sud Italia), circa l'80% delle cancellazioni totali registrate in Italia nei due mesi di maggio e giugno. 

Evitare l’ingorgo fiscale altrimenti non si rianimano i consumi

Un dato positivo  anche per le vendite al dettaglio di maggio su aprile in lieve aumento ( +0,1%, troppo tiepido, però afferma Confesercenti, “per essere interpretato come sicura indicazione di un’inversione di tendenza. Segnala piuttosto una fase volatile  nella quale la situazione più grave resta quella dei settori non alimentari, le cui vendite continuano a scendere a ritmi vertiginosi (-3,5% tra gennaio e maggio), un sintomo sia di incertezza che di poca disponibilità. I segnali negativi che arrivano dalle piccole superfici (vendite in calo del 2,3%) confermano l’elevato rischio di desertificazione delle città. Di fronte a questo quadro-conclude Confesercenti-però c’è il rischio che il temuto ingorgo fiscale dell’autunno, nel quale si riverseranno gli acconti fiscali, le addizionali, il destino di Iva, Imu e Tares, possa spazzare via ogni speranza di rianimare i consumi. E’ decisivo evitare questa prospettiva come è determinante rimettere al centro dell’azione politica e dei centri Istituzionali la questione di un coraggioso taglio della spesa”.

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