FATTI & OPINIONI

ROMA - Alcuni dati fanno impressione. Il neo-ministro per le infrastrutture Corrado Passera ha ricevuto da Banca Intesa, di cui era amministratore delegato, nel 2010, 3,5 milioni di stipendio ed è in attesa di una superliquidazione allo stato non quantificabile perché forse ci sono di mezzo le stock options.

ROMA - Altro che “sostegno convinto”, altro che “senso di responsabilità”, come sempre le dichiarazioni dell’ex premier Silvio Berlusconi in favore del nuovo governo Monti non solo vanno prese con le molle ma vanno tarate per un buon 80%. Se le buone intenzioni del magnate di Arcore dovessero essere misurate dai titoli di prima pagina del suo organo ufficiale “Il Giornale”, staremmo freschi.

Supermario ha giurato nelle mani di un Capo dello Stato felice per la realizzazione di un sogno: un governo con una maggioranza così larga da superare la più rosea delle previsioni. In effetti, erano almeno due anni che Giorgio Napolitano spendeva tutta la sua autorità per ingiungere il centro-destra e il centro-sinistra almeno ad una tregua armata. Non ci era riuscito fino ad ora perché la situazione economica ancora non era precipitata e il peggior governo della storia italiana (dopo Mussolini e Tambroni) era comunque riuscito a barcamenarsi pur nell’assenza di qualsiasi progettualità economica.

 

Secondo le ultime indiscrezioni il tentativo di formare un nuovo governo di tecnici, sostenuto da una Grossekoalition all’italiana dovrebbe riuscire. Le dichiarazioni di Angelino Alfano (che non ha potuto fare a meno di citare il suo leader Berlusconi, quando sarebbe meglio dimenticarlo in fretta) e di Pierluigi Bersani sembrano sostanzialmente un via libera al tentativo del “governo del Presidente”.

 

Se ne sono andati personaggi come Berlusconi (che ora appare riottosamente dagli schermi televisivi per dare ancora battaglia, a 75 anni e dopo venti di occupazione della scena, insomma il “nuovo che avanza”), Brunetta (una sorta di personaggio della commedia dell’arte), Sacconi (un triste uccello del malaugurio), Brambilla (con una mise da estetista), ma soprattutto è scomparso dalla stanza dei bottoni Giulio Tremonti, al quale si devono tutte intere le responsabilità per lo stato comatoso della nostra situazione economica.

Domenica, 13 Novembre 2011 07:10

E intanto brindiamo

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Era il 24 gennaio del 2008. “Il Giornale” di casa Arcore, allora diretto da Vittorio Feltri, mise in prima pagina il titolo che riportiamo. Romano Prodi era stato bocciato al Senato in un voto con la fiducia: 161 no e 156 sì. A farlo cadere sono risultati decisivi i voti di Mastella, Dini, Barbato e Fisichella, deputati sui quali ha lavorato con profitto Berlusconi (sia Mastella che Dini entreranno nel centro-destra).

 

«Ricordo quello che mi diceva Tommaso Padoa Schioppa quell'8 maggio del 2008, lasciando il governo: "Romano lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 37 punti base, lasciamo una eredità solida a chi viene dopo di noi, possiamo esserne orgogliosi"». È un Romano Prodi commosso e in vena di ricordi quello che affida al “Corriere della sera” le affettuose parole dedicate al suo ministro economico, morto prematuramente un anno fa. E in quel ricordo è racchiusa tutta l’abissale differenza fra il governo di centro-sinistra del 2006 (con il miglior ministro economico degli ultimi decenni, Padoa Schioppa e un viceministro del calibro di Vincenzo Visco) e il fallimentare e pericoloso governo di Silvio Berlusconi e della sua ciurma inetta e recalcitrante.

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