FATTI & OPINIONI

 

Mentre il capo del governo italiano dice di aver convinto la cancelliera tedesca Angela Merkel della bontà delle decisioni prese dall’esecutivo italiano in materia di crescita economica, viene naturale pensare a quali possano mai essere queste decisioni. Qualche giorno fa, con la sua inimitabile “verve”, riflettendo sulla scarsità di risorse, il premier italiano disse che “qualcosa ci inventeremo”. Come si fa quando ci si accorge di aver terminato il sale e si sta cuocendo la pasta (magari si mettono delle alici salate nel sugo) o quando non si ha una penna e si cerca di imparare a memoria un numero telefonico.

 

Anche Ignazio Visco, neo-governatore della Banca d’Italia,  come Mario Draghi, fu allievo di Federico Caffè alla facoltà di Economia della “Sapienza” di Roma. Ai giovani studenti di oggi e ad un’opinione pubblica in larga parte narcotizzata da venti anni di berlusconismo, il nome di Caffè tutt’al più ricorda un caso di cronaca nera. L’autorevole professore di politica economica, già consulente della banca centrale e fine editorialista de “Il Messaggero” e de “Il Manifesto”, la mattina del 15 aprile 1987, si alzò presto come faceva di solito, lasciò le sue cose sul tavolino (compreso il portafoglio) ed uscì da casa senza mai più tornarvi. Il suo corpo, a distanza oramai di venticinque anni, non è mai stato rinvenuto. Una morte presunta, che lasciò nella disperazione i molti suoi allievi che, nonostante il suo pensionamento, si nutrivano ancora della sua immensa intelligenza e del suo rigore morale.

Mentre Berlusconi si trastulla con le sue deputatesse e Tremonti con i suoi arabeschi ideologici, l’Italia sta sprofondando in una crisi dalla quale sarà difficilissimo uscire. Negli ultimi dieci anni, nei quali la destra ha governato per otto, come denuncia Vincenzo Visco, l’avanzo primario del bilancio pubblico (il surplus senza contare il pagamento degli interessi del debito, che nel 2000 era pari al 5,7% del PIL) è stato totalmente azzerato. Se la destra avesse veramente saputo “mantenere i conti in ordine”, ora ci troveremmo con un rapporto deficit/Pil pari all’85% e non al 121%.

ROMA - Soltanto un lucido Miguel Gotor – storico del terrorismo e delle vicende politiche legate al rapimento di Aldo Moro – ha individuato i veri beneficiari del pomeriggio di follia che ha caratterizzato il pacifico corteo degli “indignados” di sabato 14 ottobre a Roma. I beduini della destra, il governo berlusconiano, i quotidiani “Il Giornale”, “Libero”, “Il Foglio” e “Il Tempo”.

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