Sabato, 27 Maggio 2017 14:29

Ricalcolo a contributivo delle pensioni in essere dei deputati. C’è chi ha dubbi sull’allargamento?

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E’ in discussione in questi giorni la proposta di ricalcolare col sistema contributivo i trattamenti previdenziali dei parlamentari. Questa discussione porta a compimento una battaglia portata avanti da diversi anni da ampi settori della società che ha identificato nel famigerato ‘vitalizio’ il segnale dell’appartenenza alla Casta, o Kasta che dir si voglia, il male assoluto, il bersaglio preferito.

Proviamo ad approfondire la questione sospendendo ogni giudizio o previsione sulla effettiva approvazione della proposta e sulla sua sopravvivenza a ricorsi in ogni ordine e grado e presso ogni Tribunale immaginabile.

Val la pena di cominciare ricordando che il vitalizio è già stato abrogato nel 2012 e che da allora ai parlamentari viene garantito un assegno di pensione calcolato con un sistema contributivo che è pressochè identico a quello dei lavoratori. Viene cioè calcolato un assegno di pensione basato sul montante contributivo individuale e anche gli aspetti di relativo favore danno vantaggi ridottissimi rispetto al trattamento dei contribuenti INPS, ad esempio come è previsto per tutti i contribuenti INPS il diritto a pensione è maturato con 5 anni di contributi ma mentre la pensione INPS con 5 anni di contributi può essere riscossa a partire dai 70 anni la pensione dei deputati potrà essere riscossa a partire dai 65 anni, ma sarà sensibilmente più bassa di quella che sarebbe spettata con la maturazione del diritto a 70 anni.

Ma in contemporanea all’inizio della discussione sul ricalcolo a contributivo dei vitalizi in essere si è alzata qualche voce di allarme, secondo qualcuno infatti tale ricalcolo retroattivo dei trattamenti previdenziali dei parlamentari aprirebbe la porta ad un ricalcolo a contributivo di tutte le pensioni in essere.

Per risolvere questo dubbio basta andare a leggersi il testo della riforma proposta da Richetti ed altri.

In particolare l’articolo 13 recita così:

ART. 13. (Rideterminazione degli assegni vitalizi). 1. Le Camere rideterminano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli importi dei trattamenti previdenziali già in essere, comunque denominati, adottando il sistema contributivo di cui alla presente legge. In ogni caso l’importo non può essere inferiore a quello dell’assegno sociale.

Vi segnalo il passaggio “rideterminano..gli importi dei trattamenti previdenziali già in essere, comunque denominati, adottando il sistema contributivo.”

Personalmente mi sembra che ci siano ben pochi dubbi.

In conclusione

Per i giovani che si sono affacciati al mondo del lavoro negli ultimi venti, venticinque anni questa è certamente una misura da accogliere con estremo favore, i fortissimi risparmi, ovvero i fortissimi tagli delle pensioni, libereranno tanti spazi per interventi anche in loro favore.

A chi invece è nel mondo del lavoro da oltre venticinque anni o, addirittura, ha già raggiunto l’ambito traguardo della pensione non posso fare altro che ripetere una delle frasi che ho pronunciato più volte nelle ultime settimane.

Bisogna fare molta, molta attenzione a ciò che si sogna. Talvolta, purtroppo, i sogni si realizzano.

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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