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Greta e Vanessa sono libere

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ROMA - Greta  e Vanessa sono libere. E domattina già saranno in Turchia, fuori dall’inferno siriano. La notizia è stata data via twitter da un account della resistenza anti Assad che citava fonti giornalistiche di Damasco.

Il rilascio è stata rilanciato anche da Al Jazeera, che ha citato fonti del gruppo Al Nusra, proprio la fazione ritenuta responsabile del sequestro. Per qualche minuto si è rimasti in uno stato di sospensione, con l’intelligence italiana che non smentiva e la Farnesina che non commentava. Poi il tweet liberatorio del governo. Sul profilo ufficiale di Palazzo Chigi sono comparse poche righe, ma di assoluta conferma: “Sono libere, torneranno presto in Italia”.

Le due volontarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano state rapite sei mesi fa, il 31 luglio, in Siria, dove erano arrivate con la loro ong Horryaty per aiutare la popolazione della parte settentrionale del Paese sconvolto dalla guerra. Erano scomparse ad Alabsmo, vicino ad Aleppo, dopo essere entrate giorni prima da Atma, a pochi chilometri di distanza dal campo profughi.

Non sono mancate le reazioni dell’Is.  Su Twitter corre infatti la rabbia sugli account riconducibili allo Stato Islamico. “Questi cani del fronte Al Nusra rilasciano le donne crociate italiane e uccidono i simpatizzanti dello Stato Islamico”, scrive Muahhed al Khilafa sul suo account, dove si firma con l’hashtag dell’Is. “Forse le hanno liberate in cambio di donne musulmane detenute in Italia”, osserva Saad al Homeidi, altro islamista nel suo account.

Il rapimento. Era il 31 luglio quando si persero le tracce di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, rapite in Siria ad Alabsmo, vicino ad Aleppo. Le due volontarie lombarde avevano fondato il Progetto Horryaty ed erano entrate tre giorni prima in Siria da Atma, a pochi chilometri di distanza dal campo profughi omonimo.

Originarie una di Brembate, nel Bergamasco, e l’altra di Besozzo, in provincia di Varese, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli erano al loro secondo viaggio in Siria in poco meno quattro mesi: a marzo, la prima tappa del Progetto Horryaty le aveva portate a compiere un sopralluogo per capire il da farsi. Marzullo, 21 anni, studia mediazione linguistica e culturale all’Università di Milano, dove ha cominciato a imparare l’arabo oltre all’inglese. Sulla sua pagina Facebook racconta la guerra, mette foto di bombe e bimbi dilaniati, descrive la sua esperienza in Siria: l’ultimo ‘post’ risale al 16 luglio scorso. Il 20 settembre la notizia, mai confermata, che Vanessa e Greta sarebbero state vendute due volte ad altri gruppi, ma senza finire nelle mani degli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Isis). La notizia veniva dal quotidiano libanese Al-Akhbar (anti-israeliano e considerato vicino alle milizie sciite di Hezbollah), che ricostruisce come le due giovani siano state attirate con l’inganno nella “casa del capo del Consiglio rivoluzionario di Alabsmo” con il giornalista de Il Foglio, Danielere Ranieri, riuscito a sfuggire alla trappola.

Il 31 dicembre scorso, in un video di 23 secondi pubblicato su YouTube, le due volontarie supplicavano il governo italiano: “Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Supplichiamo il nostro governo e i loro mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in grande pericolo e possiamo essere uccise. I nostro governo e i mediatori sono responsabili delle nostre vite”. Poche ore dopo la diffusione del video, il ramo siriano di al Qaeda, al Nursa, aveva confermato di tenere in ostaggio le due ragazze. E adesso, sicuramente, si scateneranno le polemiche sull’ipotesi del pagamento di un riscatto. Ma quel che conta è che ora sono libere, dopo aver avuto motivi molto seri per pensare alla loro morte.  

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