Bologna. Domani giornata della Memoria in ricordo delle vittime della mafia

Legambiente domani sarà a Bologna per la manifestazione promossa da Libera e Avviso Pubblico. “Uniti per dire no alle mafie e combatterle in nome di quelle persone che con coraggio e senso del dovere hanno perseguito giustizia e verità a costo della propria vita”. “Ecoreati nel codice penale. #ChiInquinapaghi”: l’incontro organizzato domani pomeriggio a Bologna dall’associazione ambientalista

 

ROMA – Da Bologna, città ferita negli anni da mafia e terrorismo ma in prima linea nel contrastare la criminalità organizzata, Legambiente è pronta a condividere e rilanciare il proprio impegno contro le mafiepartecipando domani 21 marzo alla XX Giornata dell’Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti della mafia. Una manifestazione, promossa da Libera e Avviso Pubblico,che vedrà associazioni e cittadini provenienti da ogni parte d’Italia unirsi al lungo corteo che attraverserà le vie del capoluogo romagnolo per arrivare a Piazza VIII agosto, dove verranno letti i nomi delle vittime delle mafie. Tra i tanti nomi Legambiente ricorda l’ispettore di Polizia Roberto Mancini, il capitano di corvetta Natale De Grazia, la giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin, il cui anniversario della morte cade proprio oggi, e il compianto magistrato Federico Bisceglia deceduto recentemente in un incidente stradale.

Quello di domani sarà un “cammino” simbolico per ricordare la propria storia, per ribadire che le mafie si combattono insieme, per chiedere una decisa inversione di tendenza nella gestione della Pubblica Amministrazione e nella lotta alla corruzione,  ma anche per riflettere insieme su tanti temi attraverso gli incontri organizzati nel pomeriggio. In particolare Legambiente, nel seminario “Ecoreati nel codice penale. #ChiInquinapaghi” che ha organizzato nell’aula Absidale di Santa Lucia, via De’ Chiari 25/A, dalle ore 14.30 – 17.30, proporrà una riflessione sul fenomeno delle ecomafie, che avvelenano l’ambiente, la salute e l’economia sana del Paese,e approfondirà il Ddl 1345 in materia di delitti contro l’ambiente, ora in discussione alla Camera per l’approvazione definitiva. Un testo, sul quale si è espresso positivamente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e che può rappresentare un fondamentale strumento per contrastare la criminalità organizzata, aiutare la magistratura e le forze di polizia nel loro lavoro, evitare che si ripetano altri disastri come quello della Terra dei Fuochi e casi di ingiustizia impunita. All’incontro parteciperanno Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, Alessandro Bratti – Pd, presidente Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Giuseppe Giove, comandante regionale del Corpo forestale dello Stato Emilia Romagna Salvatore Micillo, M5s, co-firmatario della proposta di legge sugli Ecoreati David Zanforlini – presidente nazionale del Centro di azione giuridica di Legambiente.

“Il cancro delle ecomafie e della corruzione – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente che domani parteciperà alla manifestazione promossa da Libera e Avviso Pubblico – si combatte reagendo rapidamente, con determinazione e forza, coinvolgendo cittadini e territori. Questa è la marcia in più da innescare nel Paese se si vogliono veramente schiacciare le mafie. La grande partecipazione e il ricorrente successo della giornata della memoria delle vittime di mafia dimostra che sono sempre di più gli italiani che vogliono reagire per riscattare il Paese dal pantano etico, sociale ed economico cui mafia e cattiva politica lo hanno condannato. Ma oltre all’impegno di cittadini, territori e associazioni è importante fare pressione sul Parlamento affinché approvi il Ddl sugli ecoreati nel codice penale, che dopo un lungo e travagliato iter, ora è alla Camera per l’approvazione finale. Non ci sono più alibi. Il Paese non può più aspettare. Infine nella lotta alle criminalità ambientale è fondamentale il lavoro portato avanti dal Corpo Forestale dello Stato. La possibilità di un eventuale smembramento del Cfs ci sembra una scelta insensata, bisogna puntare ad un suo potenziamento e rafforzamento per continuare in maniera sempre più marcata la lotta alle illegalità ambientali”.

Il fenomeno delle ecomafie – Mafie, corruzione, illegalità: sono l’altra faccia dell’Italia, tre criticità che colpiscono tutta la Penisola e che colpiscono l’economia sana.Ogni anno in Italia vengono accertati quasi 4 reati contro l’ambiente ogni ora.Crimini che fruttano alla malavita organizzata un business d’oro: nel 2013 il giro d’affari è stato di 14,9 miliardi di euro. Un dato allarmante come emerge dell’ultimo Rapporto Ecomafia 2014 che indica come gli ecocriminali si insinuano ormai ovunque, concentrando i loro affari soprattutto nel ciclo del cemento, nel settore dell’agroalimentare, nel traffico dei rifiuti. Nel 2013, a livello nazionale, i reati sono stati 29.274. La geografia degli ecocrimini non ha poi più confini e la criminalità organizzata ha cambiato le sue strategie e il modus operandi. I rifiuti, ad esempio, non finiscono solo sotto terra, ma anche nei circuiti del riciclo in nero o del finto riciclo, i soldi incanalati nei circuiti finanziari internazionali. Non va poi dimenticata l’altra faccia della medaglia della mafia: la corruzione, la tassa occulta che arricchisce e inquina il Paese, l’ambiente e l’economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Un fenomeno sempre più dilagante come ha dimostrato l’inchiesta Mafia Capitale, quella relativa agli appalti dell’Expo 2015 o l’indagine Aemilia condotta dalla Dda di Bologna, che ha portato a 117 arresti. Per l’associazione ambientalista solo attraverso una lotta efficace contro le varie forme di criminalità ambientale si potrà imprimere una svolta green dell’Italia, al rilancio dell’economia sotto il segno dell’efficienza, dell’innovazione e della sostenibilità. Un rilancio che vogliono tanti cittadini ed imprese oneste, che puntano tra l’altro sulla sviluppo infrastrutturale e sulla sicurezza dell’ambiente. Da un’indagine dell’Istituto Piepoli, commissionata da Terna ed effettuata sui vari aspetti della sicurezza ambientale, è emerso che il 61% delle aziende intervistate giudica positivo per il proprio sviluppo un innalzamento degli standard ambientali da perseguire; dall’altro il 76% valuta l’attenzione all’ambiente come una opportunità per lo sviluppo economico. Un dato importante che ancora una volta smentisce la posizione recentemente presa dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, in un’intervista al Corriere della Sera, dove Squinzi, giocando sull’equivoco tra incidente e colpa, difende l’impunità per le imprese.

“L’Italia ha fame di legalità, giustizia e verità, è ora che il Paese compia passi importanti in questa direzione fermando i ladri di futuro e bloccando il business della criminalità organizzata – dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente che domani sarà a Bologna – L’approvazione del Ddl sui reati ambientali permetterebbe di rafforzare l’azione penale in ambito ambientale, rendendo più efficace il contrasto alle illegalità e alle ecomafie, e adeguando l’attuale codice penale che non prevede ecoreati come l’inquinamento o il disastro ambientale. Giovedì scorso è iniziata nella commissione giustizia della Camera la discussione del testo per l’approvazione definitiva. Per questo diciamo basta alle critiche inconsistenti, che si sono alternate in queste giorni insieme ai tentativi di ulteriori rinvii. Il Paese aspetta questa riforma di civiltà da troppo tempo. Approvare il provvedimento ora sarebbe una risposta coraggiosa per colpire l’economia illegale e restituire competitività alle imprese oneste”.    

Il punto sul Ddl ecoreati – Fino a oggi l’assenza di sanzioni adeguate e la mancanza di reati ad hoc, in materia ambientale, nel codice penale ha permesso una sistematica devastazione del territorio, grazie ad una legislazione penale ambientale sostanzialmente contravvenzionale, senza alcuna capacità deterrente e con la garanzia di immunità per i responsabili. A ciò si aggiunge la ferita dei disastri impuniti e di quei processi prescritti (come quello del caso Eternit, della discarica di Pitelli o del petrolchimico di Porto Marghera), archiviati perché “il fatto non sussiste come reato” come quello relativo al Petrolchimico di Brindisi; ed infine i processi a rischio prescrizione come quelli relativi all’impianto di Colleferro o alla Valle del Sacco. Per questo Legambiente chiede che si approvi al più presto il ddl sui delitti ambientali nel codice penale, che ha come primi firmatari i parlamentari Ermete Realacci (Pd), Salvatore Micillo (M5S) e Serena Pellegrino (Sel). Il testo, licenziato dal Senato lo scorso 3 marzo ed ora in discussione alla Camera per la terza lettura, prevede nuove fattispecie di reati ambientali e aggravi di pene per le lesioni personali e le morti. Per quanto riguarda le nuove fattispecie di reato abbiamo: il disastro ambientale, l’inquinamento ambientale, il traffico e abbandono di materiale radioattivo; il delitto di impedimento di controllo, il reato di omessa bonifica, il divieto dell’uso dell’air gun per le prospezioni petrolifere. Legambiente, che insieme a Libera è promotrice dell’appello “In nome del popolo inquinato sottoscritto da 23 sigle e da circa 70.000 cittadini, continua il suo mail bombing rivolto ora deputati chiedendo di votare il ddl al più presto senza cambiare #neancheunavirgola rispetto al testo votato da Palazzo Madama.

 

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