Venerdì, 31 Luglio 2015 16:47

L’Italia, un paese commissariato

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ROMA - Ennesimo rogo a Fiumicino e, immediatamente, si tornato a parlare si commissariamento per l’aeroporto e per il comune di Fiumicino. E nei gironi scorsi si è pronunciata la stessa parola a proposito di cella capitale: nei giorni scorsi, il sindaco di Roma, Marino, è riuscito ad evitare le dimissioni, ma a patto che acconsentisse al commissariamento dei dirigenti…

Tornano in mente le parole pronunciate da Luciano Canfora: “L’Italia di oggi è un paese a sovranità controllata”.

La verità è che tra sistemi elettorali incostituzionali come il Porcellum (nel frattempo, sono stati nominati ben quattro presidenti del consiglio dei ministri, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi e due Presidenti della repubblica, Napolitano e Mattarella), presidenti di regioni eletti sebbene non eleggibili (come nel caso di De Luca, in Campania) e molti altri ormai a gestire il Bel Paese sembra siano rimasti solo i “commissari”.
Un sistema di “mettere una pezza” introdotto con la legge 400 del 1988: la norma stabiliva che il governo potesse farne uso per fronteggiare “temporanee esigenze” o per “realizzare specifici obiettivi”.
Il problema è che dopo diversi decenni questo principio è stato completamente stravolto e i commissari sono ormai ovunque. Al punto che oggi non si sa più neanche quanti sono. Nel 2005 Il Sole 24 Ore tentò di calcolarne il numero chiedendo lumi alla direzione generale del personale dello Stato: “Secondo le nostre stime” fu la risposta “siamo nell’ordine dei 10 mila, al 70 per cento nelle regioni meridionali”. Diecimila “tecnici” che costano agli italiani quasi un miliardo di euro ogni anno.

Ad oggi sono almeno un’ottantina i comuni commissariati, per “dimissioni della maggioranza dei consiglieri“, ma anche per altri motivi: se si guarda indietro nel tempo si scopre che ad essere stati commissariati per mafia sono stati più di duecentocinquanta comuni. Anche le province sono, di fatto, commissariate: l’abolizione delle province prevista dal governo, in attesa che nascano le città metropolitane, prevede il commissariamento delle 52 province.
Dai Comuni alle grandi opere. Dalle banche alle aziende. Oggi l’Italia è un paese interamente “commissariato”. Il numero di enti “commissariati” o gestiti in modo assolutamente antidemocratico è infinito.
Solo nell’ultimo anno, il governo ha provveduto ad assumere il controllo, piazzando i propri uomini/commissari, in enti come l’Anas, la Rai, Finmeccanica, Ferrovie dello Stato, il sistema aeroportuale, l’Expo 2015, al Mose di Venezia, all’autorità anticorruzione. Ci sono commissari per il sovraffollamento nelle carceri, per l’emergenza rifiuti, per gestire l’afflusso extracomunitari, l’emergenza nomadi, le calamità naturali, per la ferrovia Pontremolese, anche per organizzare la visita di Benedetto XVI a Milano in occasione della festa della famiglia, per la spending review e per le persone scomparse. E, ancora, per la Tav Torino-Lione, la Statale Jonica 106 in Calabria, il terzo valico ferroviario Milano-Genova, la Galleria del Brennero, la Siae, l’Agenzia Spaziale Italiana. Ad essere commissariata è stata perfino la Croce Rossa Italiana (prima negli anni ottanta e novanta, poi dal 2002 al 2005 e, infine, dal 2008 al 2013).
Questo modo di gestire al cosa pubblica fa comodo a molti. Ormai quasi tutto il paese è gestito da persone presentate come “superdirigenti” che, grazie a deroghe e proroghe, bypassano ogni forma di democrazia e di politica e istituzionalizzano le emergenze. I commissari straordinari sono una sorta di amministrazione parallela che fa molto comodo a chi vuole gestire la cosa comune dato che possono ricorrere a procedure accelerate e corsie preferenziali. E questo senza che né il Tar né il Consiglio di Stato possano fare molto per intervenire. Come confermano dal Mise, il mandato conferito a questi superamministratori è fiduciario. Significa che l’unico rischio di revoca, non essendoci neppure una data di scadenza dell’incarico, è quello di un ricambio alla guida del dicastero.
E se la fiducia rimane il commissario rimane al suo posto per anni, a volte per decenni. Anche quando queste emergenze sono finite o si protraggono in modo inverosimile. Emergenze che non sembrano non finire mai molti di questi incarichi previsti temporanei e di breve durata si protraggono poi per anni e anni. Come nel caso di un ente a partecipazione pubblica che avrebbe dovuto essere liquidato nel 2004: ebbene a distanza di undici anni l’ente non è ancora stato liquidato e il commissario continua a percepire lauti stipendi ogni anno.
Per non parlare del fatto che a volte aver conferito l’incarico ad una persona è una scelta dubbia. Come nel caso dell’AD delle Ferrovie che è anche imputato per la strage di Viareggio. O come il commissario per i lavori del passante di Mestre, in carica dal 2003 al 2012, ma dal 2009 commissario delegato anche per la realizzazione della Pedemontana Veneta; e questo nonostante il Movimento 5 Stelle ne abbia chiesto le dimissioni chiede le dimissioni dopo l’arresto dell’assessore regionale Chisso nell’ambito dell’inchiesta sul Mose: per i parlamentari grillini «Vernizzi è uno stretto collaboratore di Chisso».
Il fatto è che, oltre al Parlamento, “occupato” da soggetti eletti con un sistema elettorale incostituzionale, ad essere gestita in questo modo è, ormai, buona parte dell’Italia. e ogni scusa è buona per commissariare un ente. Poco importa che sui tratti di un incendio nell’aeroporto di Fiumicino, dei lavori per l’Expo di Milano o del MOSE di Venezia. Piazzare un uomo di fiducia servirà a fingere di risolvere il problema. E a permettere di gestirlo al di fuori di ogni controllo.

Come ha detto l’amministrativista Sabino Cassese: “I commissari straordinari sono il sintomo del problema, della malattia. Si ricorre a loro, sempre di più, perché l’amministrazione ordinaria non funziona”.

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