Venerdì, 31 Marzo 2017 14:56

La ‘ndrangheta al Nord”

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ROMA - Quale è l’incidenza della criminalità mafiosa al Nord? Quali sono gli affari e soprattutto come si può uscire da questa morsa che condiziona pesantemente l’economia del nostro Paese?

A queste domande si è cercato di dare una risposta nel comune di Lacchiarella in provincia di Milano con il  movimento Le Agende Rosse del gruppo “Peppino Impastato” di Milano. All’incontro intitolato “la Ndrangheta al Nord” hanno partecipato David Gentili presidente della Commissione Antimafia di Milano, Alessandra Dolci, magistrato, Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila e Giampiero Rossi del Corriere della Sera. Diversi punti di vista che si confrontano su un fenomeno che si è sviluppato su tutto il territorio nazionale e anche in Europa e nelle Americhe.

“L’inchiesta Crimine infinito- ha mostrato quel che si faceva finta di non vedere. In Lombardia ci sono 20 locali di ‘ndrangheta e gli imputati che abbiamo arrestato dicono chiaramente nelle intercettazioni che nella regione Lombarda sono presenti cinquecento uomini affiliati. Il magistrato della direzione distrettuale antimafia milanese ha spiegato l’influenza che l’organizzazione criminale calabrese ha sviluppato anche nel tessuto sociale lombardo con gli imprenditori che arrivano persino a rivolgersi ai capi locali come enti ricupero crediti e perfino per risolvere beghe familiari. “Il problema è particolarmente esteso – ha aggiunto – il direttore sanitario di Pavia, arrestato, parlava chiaramente come un estraneo alla famiglia mafiosa. Un ufficiale dei carabinieri ed un direttore sanitario del carcere di Monza con aspirazioni politiche hanno pensato di effettuare sondaggi con soggetti appartenenti all’organizzazione criminale per verificare se ci poteva essere la possibilità di una candidatura. “Esempi chiari, mi pare, dell’incidenza che hanno certe entità sul territorio, addirittura con collegamenti ad altissimo livello anche all’interno della magistratura e della finanza. In particolare, la Dolci ha spiegato come ,oltre al traffico degli stupefacenti, “la Ndrangheta basi i propri affari nell’infiltrazione del mondo economico attraverso società cooperative ed srl. Fare l’imprenditore movimentando denaro con operazioni fittizie,nel complesso comporta un rischio di carcere inferiore rispetto al traffico di droga e per questo oggi si sceglie questa via.

La pm ha poi puntato il dito non solo contro la criminalità organizzata ma anche contro gli evasori fiscali. “L’evasore fiscale, a mio avviso, è un soggetto socialmente pericoloso perché danneggia l’intera comunità. Un fenomeno,quello dell’evasione fiscale,che è strettamente collegato alla creazione di fondi cash utili alla corruzione che si sviluppa a tutti i livelli ed oggi è difficilissimo arrivare alla confisca dei beni di chi è evasore.”

Di fronte a problematiche così pressanti un ruolo importante ha sicuramente la politica sia a livello nazionale ma anche a livello locale. Ogni amministrazione comunale, infatti, può incidere nel monitorare il territorio e svolgere un ruolo fondamentale contro la criminalità organizzata. Di questo ha parlato con chiarezza David Gentili: “La mafia è un problema al pari di altro e la politica a livello locale deve fare la sua parte. La Commissione antimafia del nostro Comune non è nata con l’idea di fare indagini e produrre relazioni ma con l’intento di fare atti amministrativi che si possono fare a difesa dei propri appalti,degli atti concessori e di controllo delle aziende direttamente collegate proprio con i comuni. Un’azione che può essere a difesa ma anche di attacco applicando il decreto legge del 2007 sulla normativa antiriciclaggio. Fino al 2014 nessun Comune aveva applicato questa legge e noi abbiamo avviato quest’opera di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio che si sviluppano sul territorio. Non si tratta di segnalazioni di reato-  ha spiegato la Dolci-ma di rischi.  Queste sono raccolte dalle Uif) Unità di informazione finanziaria e vengono valutate dalla Dia e dal nucleo di polizia valutaria.”

Gentili ha aggiunto che molti sono preoccupati per il depotenziamento che si ha in questo modo della pubblica amministrazione. Forse si pensa che le segnalazioni delle pubbliche amministrazioni possano mettere in difficoltà banche e liberi professionisti anche loro con il compito di segnalare le operazioni sospette.
“A sua volta Giorgio Bongiovanni ha inquadrato il problema Ndrangheta all’interno di un sistema criminale integrato, Bongiovanni ha parlato degli esempi di Amedeo Matacena e del senatore Caridi individuato come membro della cosiddetta Cupola degli Invisibili della ndrangheta riservata soltanto ai capimafia di alto livello come i de Stefano e i Condello a Reggio Calabria. Quindi ha spiegato le condanne a morte contro alcuni magistrati come Di Matteo, Giuseppe Lombardo o Nicola Gratteri.

Infine Bongiovanni ha ricordato le parole del figlio di Pablo Escobar che ha spiegato in un’intervista che suo padre avesse una forte collaborazione con i corleonesi in Sicilia e nello stesso ha sottolineato come il padre lavorasse per la Cia e il traffico di droga negli Stati Uniti veniva coperto anche per finanziare manovre internazionali come il caso Iran-Contras.

Nicola Tranfaglia

Storico, politico e docente universitario

www.dazebaonews.it

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