Sabato, 08 Luglio 2017 18:10

Criminalità organizzata e delinquenza minorile in Campania Featured

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Negli ultimi anni la Campania sta subendo un crescente livello d’insicurezza, raggiungendo picchi preoccupanti e, di fatto, ancora in aumento. Una parte di questa insicurezza è causata dalla delinquenza minorile, che sembra comporsi sui modelli della criminalità organizzata.

Le varie statistiche mostrano come la sicurezza sia un tema di primo piano nell'elenco dei problemi percepiti a livello regionale. A Napoli, ad esempio, l’aumento dei crimini commessi da minorenni crea grande preoccupazione alla cittadinanza. I giovani della fascia di età che va dai dieci ai sedici anni hanno altissime probabilità di diventare delinquenti soprattutto nei contesti urbani e suburbani degradati. La relazione tra criminalità minorile, insicurezza pubblica e criminalità organizzata è complessa e difficile da analizzare. In Campania la camorra ha spesso usato i minorenni a volte anche come capro espiatorio. Le bande giovanili chiamate “paranze” o “barbudos” sono state dichiarate colpevoli di una grande varietà di crimini violenti. La filosofia dei baby-boss è semplicissima: prima per affermarsi bisognava aspettare di crescere, adesso non serve più, basta farsi largo a colpi di kalashnikov o di magnum 357 e sei già boss. Si comanda, si diventa un capo, in attesa di farsi sfidare dal prossimo aspirante che ti eliminerà per occupare il tuo posto. L’aspettativa di vita di questi baby criminali non supera i vent’anni. Queste tendenze possono essere osservate soprattutto in una situazione di scarse risorse pubbliche e mancanza di politiche a lungo termine che affrontino i problemi sociali e creino opportunità di sviluppo e di lavoro per i giovani. La criminalità minorile, sotto forma di esclusione sociale, l'emarginazione economica e la mancanza di partecipazione politica è una realtà, così come la disintegrazione delle famiglie dovuta a fattori quali la migrazione o l'aumento dei livelli di alcol e di uso illecito di stupefacenti. La mancanza reale o percepita di un futuro rende la ricerca d’identità sociale una priorità per molti giovani. Nelle bande giovanili spesso s’incontrano funzioni fondamentali di riconoscimento e protezione sociale, che sono negate e trascurate dalla società. Ci sono molte forme di cultura giovanile, la stragrande maggioranza non è violenta. Tuttavia, ci sono anche chiari segnali che la violenza delle bande giovanili organizzate è in aumento. C’è una nuova generazione criminale che tenta di riprendersi con violenza assoluta il “suo territorio”, attuando una strategia di tipo terroristico. Un altro aspetto da valutare quindi è la crescente violenza brutale e indiscriminata della criminalità organizzata minorile. Le ragioni e le forme di aumento dei livelli d’insicurezza pubblica variano da zona a zona, ma non c'è dubbio che questa tipologia di criminalità organizzata abbia una grande quota nelle principali attività delinquenziali come la droga, la prostituzione e il traffico di esseri umani. In queste attività i minorenni sono al tempo stesso vittime e carnefici. Studi specifici sul tema sono ancora pochi e molto rimane da approfondire. Occorrerebbe studiare i legami tra delinquenza minorile, crimine organizzato e politica. È importante confrontare le esperienze in tutta la regione per affrontare e provare a risolvere simili problematiche. Potremmo cominciare a interrogarci su quale sia il ruolo della resilienza della comunità e dello sviluppo economico locale contro queste forme di violenza? Come possiamo meglio utilizzare approcci culturali per prevenire la violenza giovanile? Come possiamo rafforzare i giovani come attori sociali e politici? Come possiamo migliorare le politiche sociali, rafforzare il sistema giudiziario e le forze di polizia creando anche misure alternative per i giovani in conflitto con la legge? Queste credo siano le principali risposte che dobbiamo dare in Campania, ma ritengo anche nel resto d’Italia. 

 

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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