Mercoledì, 22 Maggio 2013 16:31

Roma a favore dell'invecchiamento attivo

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Già oggi 1 romano su 5 ha più di 65 anni. Nel 2050 questo rapporto sarà di 1 a 3.  E’ forse la più grande trasformazione sociale in atto nella nostra città con la quale è necessario misurarsi in modo innovativo.

Purtroppo la miopia culturale e sociale dell'attuale amministrazione di centro destra della Capitale ha del tutto rimosso questa grande questione. Invece di affrontare i molteplici aspetti che pone, culturali, sociali, psicologici, politici, economici, la questione dell'invecchiamento attivo è stata ridotta, in questi anni di amministrazione di destra, a questione marginale da affrontare al massimo con misure caritatevoli. 

E' questo uno dei casi, tra i tanti, in cui si dimostra come la differenza tra cultura di destra e di sinistra ha ancora un significato profondo se  si ha il coraggio di affrontare nel merito le grandi questioni sociali. Nel caso delle politiche a favore dell'invecchiamento attivo la distinzione passa tra residualità e centralità. Dove centralità significa che la questione del ruolo sociale degli anziani va affrontata nella convinzione che è la società nel suo complesso a dover elaborare una diversa idea di vecchiaia, ravvisandovi la possibilità di una straordinaria conquista di civiltà.

Ascoltando quello che le persone anziane romane chiedono è che la città nel suo insieme tenga conto in modo responsabile della loro esistenza, che non li consideri un problema, che non li releghi in vecchi stereotipi, che riconosca loro i diritti di una piena cittadinanza, che li incoraggi e li sostenga dei loro bisogni e aspirazioni in modo da compensare i cambiamenti fisici al fine di un invecchiamento attivo sociale, culturale ed economico. 

Questa necessità è stata riconosciuta come una delle tre direttive prioritarie del Piano internazionale d’azione sull’invecchiamento stilato a Madrid e approvato dalle Nazioni Unite nel 2002. 

A conclusione dell'editoriale della guida dell'OMS “Global Age-friendly Cities” si dice “Il vero problema consiste allora nel domandarsi quali siano le caratteristiche che il contesto urbano deve assumere perché l’anziano autosufficiente possa conservare la libertà economica, l’autorità e il rispetto di chi lo circonda, l’autonomia, la dignità e le connessioni sociali necessari, da un lato per il suo benessere e dall’altro per la sua capacità di concorrere alla creazione di ricchezza e benessere individuale e collettivo”. La risposta a questo interrogativo dell'OMS è che:“Una città a misura di anziano incoraggia l’invecchiamento attivo ottimizzando le opportunità a favore della salute, della partecipazione e della sicurezza, allo scopo di rafforzare la qualità della vita mentre la gente invecchia. Dal punto di vista pratico, una città a misura di anziano adegua le sue strutture e i suoi servizi in modo da renderli accessibili e usufruibili dalle persone più anziane con bisogni e capacità diverse”.

Cosa significano queste importanti dichiarazioni ricondotte nella realtà romana? Significano che le politiche, i servizi, l’ambiente e le strutture della città devono sostenere e permettere  che le persone invecchino attivamente con le seguenti modalità:

integrare - Una città a misura di persone anziane può scaturire solo da un approccio “integrato” mirato al loro stile di vita. Adottare  questo approccio significa coordinare le azioni attraverso le diverse aree della politica cittadina e dei servizi in modo che si rinforzino reciprocamente;

facilitare - La parola d’ordine che deve essere messa al centro delle politiche per  un ambiente urbano sociale e fisico a misura di anziano deve essere “facilitazione”. Le politiche, i servizi, l’ambiente e le strutture devono “facilitare” l'espressione della vasta gamma di capacità e di risorse delle persone anziane; la risposta alle necessità e alle preferenze connesse con l’invecchiamento; il rispetto delle decisioni e delle scelte relative allo stile di vita delle persone anziane; la protezione di coloro che sono più vulnerabili; la promozione del loro inserimento in tutte le aree della vita della comunità, nonché il loro contributo;

anticipare - In una città favorevole agli anziani  dovrebbe essere normale che l’ambiente naturale e quello costruito siano preparati ad accogliere utenti con capacità diverse anziché essere concepiti per una persona (cioè per un giovane maschio) che si trovi nella “media” immaginaria. 

rispettare - Il riconoscimento ed il rispetto  dovrebbe caratterizzare le relazioni sociali e i servizi, come anche le strutture fisiche e i materiali. Il rispetto e la considerazione nei confronti dell’individuo dovrebbero essere i valori essenziali ovunque, sulla strada, in casa e sui percorsi, nei servizi pubblici e commerciali, nell’impiego e nelle strutture assistenziali. 

proteggere -  I servizi pubblici ed accreditati dovrebbero impiegare personale amichevole che pazientemente fornisce assistenza alle persone anziane. I  commercianti dovrebbero servire le persone anziane con la stessa prontezza con cui servono gli altri clienti. Le comunità dovrebbero avere riconoscenza verso le persone anziane per il loro contributo passato, non solo per quello attuale. Dato che l’educazione favorisce la conoscenza, gli alunni e le alunne delle scuole dovrebbero ricevere informazioni sull’invecchiamento e sulle persone anziane, e i media dovrebbero rappresentarli in modo realistico e non stereotipato.

promuovere - Una città favorevole agli anziani promuove il loro inserimento in tutte le aree della vita della comunità, nonché il loro contributo. Per questo è necessario un forte ruolo dei servizi sociali municipali nel promuovere la solidarietà tra le generazioni e le culture  all’interno delle comunità facilitare le relazioni sociali nei servizi locali e nelle attività che fanno incontrare le persone di ogni età. Dovrebbero essere favorite le occasioni per i vicini di conoscersi tra loro, vegliando sulla sicurezza reciproca, aiutandosi e comunicando l’un l’altro. Grazie a una rete servizi sociali, uomini e donne,  parenti, amici, vicini e fornitori di servizi, i componenti  anziani della comunità dovrebbero sentirsi integrati e sicuri. 

Tutto questo significa che la futura amministrazione romana dovrà  impegnarsi in un esercizio di rilettura critica della realtà urbana romana, come base per una nuova progettualità che, a partire dalle domande che esprime la popolazione anziana, sappia scegliere tra istanze e aspirazioni evolutive della realtà sociale e resistenza di quegli interessi culturali, sociali, economici, politici che non accettano o si oppongono al cambiamento.

 

 

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Claudio Falasca

Architetto,  esperto di ambiente e lavoro, già coordinatore del Dipartimento Ambiente e Territorio della CGIL nazionale e Consigliere del CNEL

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