AMBIENTE & LAVORO

ROMA - “La green economy è il volano per uno sviluppo sostenibile del Paese  e può rappresentare una grande occasione per rilanciare l'occupazione (green jobs). Soltanto la green economy, inoltre, consente di coniugare, in una logica di solidarietà tra le generazioni, gli interventi di stimolo alla produzione ecosostenibile con la necessaria salvaguardia delle risorse ambientali del Paese.”

Lunedì, 18 Marzo 2013 10:32

La Fillea Cgil per consumo suolo zero

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ROMA - La Fillea Cgil e l’Osservatorio Nazionale Territorio e Aree Urbane (OTAU), organizzano per il 22 marzo p.v. un convegno nazionale dal titolo “La Fillea per Consumo di Suolo Zero”.

Venerdì, 15 Marzo 2013 12:39

Torna la logica dei grandi eventi?

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ROMA - Secondo quanto riportato dall’AGI in data 13 marzo, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera del Governo con il quale il Capo Dipartimento della Protezione civile, commissario delegato per l'emergenza ambientale in relazione al naufragio della nave da crociera Costa Concordia, nel territorio del Comune dell'Isola del Giglio, è autorizzato, previa verifica della fattibilità e della convenienza dell'operazione in accordo con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti, ad adottare tutti i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave da crociera Costa Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, in raccordo con i Ministeri interessati ed utilizzando le risorse già stanziate ed effettivamente disponibili.

E' questo quello che emerge dal rapporto Eurostat sui rifiuti urbani nel Vecchio Continente pubblicato in questo e relativo ai dati raccolti nell'anno 2011. Secondo il Rapporto ogni anno i cittadini europei producono ben 253 milioni di tonnellate con una media di 503kg di rifiuti pro capite, di cui il 37% è finito in discarica, il 23% incenerito, il 25% riciclato e il 15% compostato. Rispetto al 2001 Eurostat sottolinea un certo miglioramento delle percentuali medie europee (che si attestavano su un 56% di rifiuti in discarica, 17% inceneriti, 17% riciclati e solo il 10% compostati).

Questi dati significano che: 

90 milioni di tonnellate di cibo viene sprecato ogni anno in Europa, quando 80 milioni di cittadini europei vivono sotto la soglia di povertà,

Cresce la disoccupazione europea, quando 400.000 posti di lavoro potrebbero essere creati solo con l’attuazione della normativa sui rifiuti. 

Siamo sempre  più dipendenti dall'importazione delle materie prime, ma continuiamo a non riciclare la maggior parte dei rifiuti mandando in discarica o incenerendo il 60% dei rifiuti dell’UE.

La cosa è veramente priva di senso quando, entrando nello specifico delle singole situazioni, ci si rende conto come, prendendo esempio da esperienze virtuose europee e anche italiane, esistono margini di miglioramento esponenziali .

Il paese europeo che produce più rifiuti pro-capite è la Danimarca: 718kg di rifiuti a cittadino prodotti nel 2011, seguita a ruota da Lussemburgo, Cipro ed Irlanda, con valori tra i 600 e i 700kg pro-capite. Sul terzo gradino del podio, nel range 500-600kg pro-capite, si trovano Italia, Germania, Austria, Paesi Bassi, Spagna e Malta; un'ottima compagnia per l'Italia, che nel 2011 ha prodotto 535kg pro-capite di rifiuti (solo 32kg sopra la media europea), che tuttavia si trova ben al di sotto delle medie continentali relative allo smaltimento. 

Se i cittadini danesi vedono smaltire in discarica il 3% dei loro rifiuti (quasi 200kg pro-capite in più), gli italiani vedono crescere drammaticamente la percentuale, fino al 49% di rifiuti smaltiti in discarica: non a caso l'Italia ha le discariche più grandi d'Europa (Malagrotta, Bussi, Chiaiano) uno dei sistemi di smaltimento meno efficiente e meno sostenibile dei 27 Paesi Ue. Dei 535kg pro-capite di rifiuti italiani prodotti, 505kg vengono trattati ma solo il 34% di questi viene compostato o riciclato: il 17% del totale viene incenerito.

Se osserviamo invece come i danesi smaltiscono i loro rifiuti, notiamo che il 53% del totale viene incenerito: la Danimarca è il paese che più spesso ricorre a questo sistema davanti a Svezia (51%) e Belgio (42%). Sul compostaggio dei rifiuti l'Austria primeggia su tutti gli altri: il 34% dei rifiuti prodotti dal paese di lingua tedesca viene correttamente compostato, una percentuale di gran lunga superiore alla media europea e che denota una visione d'insieme del problema smaltimento decisamente più virtuosa che altrove. Al secondo posto per la percentuale di compostaggio ci sono i Paesi Bassi (28%); medaglia di bronzo per Belgio e Lussemburgo (20%). 

Dati veramente impressionanti sono quelli relativi alle percentuali di smaltimento in discarica: se da un lato c'è quasi un eccesso di virtuosismo, come in Belgio, Germania, Olanda, Svezia che smaltiscono in discarica l'1% dei rifiuti prodotti, dall'altro notiamo come certi sforzi vengano vanificati da percentuali terribili: 99% di rifiuti in discarica in Romania, 94% in Bulgaria, 80% in Grecia, persino la Spagna smaltisce in discarica il 58% dei rifiuti che produce. 

Uscendo dall'Unione europea, ma non andando troppo lontano, il caso svizzero è clamoroso: 0% di rifiuti smaltiti in discarica (689kg pro-capite l'anno), il 50% viene incenerito, il 35% viene riciclato e il 15% compostato.

A fronte di questi dati viene spontaneo domandare ai nostri governanti ed strateghi di economia, a cui evidentemente sfugge (?) lo spreco enorme di ricchezza che quotidianamente viene buttato letteralmente nella spazzatura: non è giunto finalmente il momento di fare i conti anche con questi numeri?

 

 

 

 

ROMA - Con la presentazione del primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) elaborato dal CNEL e dall'ISTAT, si avvicina sempre più (forse) il giorno in cui, alzandoci la mattina, oltre all'oroscopo, al bollettino meteorologico e all'andamento del PIL, della borsa e del mitico “spread”,  potremmo ascoltare dalla radio il bollettino del benessere.

ROMA - L'OCSE ha presentato venerdì 8 marzo il suo Rapporto decennale sulla performance ambientale dell'Italia. Dalla valutazione dell'OCSE risulta che il limite più grave che ascrive alle politiche del  nostro Paese è l'assenza di una strategia di crescita verde al fine di contrastare la crisi economica e  assicurare che le ricchezze naturali continuino a fornire le risorse e i servizi ecosistemici da cui dipende una crescita economica sostenibile.

Una strategia per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva

Mercoledì, 06 Marzo 2013 19:10

Inquinamento, morire d'aria

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ROMA - Bilancio pesantissimo degli effetti sulla salute dell'inquinamento dell'aria del trasporto merci su gomma . E' questo in sintesi quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea), che fa il punto sui costi dell'inquinamento causato dagli autocarri in Europa.

ROMA - Una importante conferma sulla bontà della economia green viene questa volta dal mercato dei prodotti biologici. Anche il  2012, con una spesa aumentata del 7,3 per cento, dopo il +9 per cento messo a segno nel 2011, la crisi non ha ridotto le sue potenzialità.

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