Blog di Caterina Carbonardi

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Lunedì, 27 Novembre 2017 09:05

Non solo coaching, il veleno del dire sempre si e l’antitodo: saper dire di no

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Imparare a dire “no” è l’ambito di cambiamento che più spesso viene richiesto. Trovare l’equilibrio fra il “dire sempre si” e il “dire anche no” sembra essere difficile anche quando sono chiare la nostra scala di valori e i nostri obiettivi, tanto che siamo portati a dire si anche quando questo va in contrasto con essi e i nostri bisogni.

L’arte della leadership è dire di no, non dire di sì. E’ molto facile dire di sì.
(Tony Blair)

Scopo di questa riflessione non è scendere in profondità sulle cause del perché non sappiamo dire no, ma offrire una riflessione rivolta al cambiamento, non tutti vogliono elaborare a lungo sul perché di questo ambito, ma semplicemente desiderano trovare una strategia che li alleni alla fiducia di poter dire di no senza troppo elaborare.

Ho sempre specificato che, nei progetti di coaching, se dieci persone chiedono di voler raggiungere lo stesso obiettivo, arriveranno a dieci percorsi e deduzioni differenti per arrivarci. Questo è l’unico obiettivo che se pur richiesto da molte e diverse persone porta sempre allo stesso percorso al netto di piccoli dettagli che ne differenziano le azioni.

Da qualunque lato osserviamo la questione relativa al “non saper dire di no”, si genera un accumulo di tante cose, come ad esempio il sovraccarico di attività sul lavoro, quando non si riesce a dire di no alle richieste di colleghi su task che non ci competono direttamente, dare una mano nelle emergenze è sano, dire sempre si a richieste reiterate e immotivate è un’altra questione, oppure il sovraccarico di sopportazioni e tolleranze quando facciamo cose che le persone più vicine ci chiedono di fare pur sapendo che sono cose che non amiamo, una tantum è ragionevole e gestibile, dire di si sempre non è sano e funzionale per noi stessi

Quindi “non saper dire di no”, man mano che si va avanti, avvelena sempre più ogni giorno la nostra mente e il nostro fisico, poiché come effetto collaterale genera l’aumento della nostra frustrazione e talvolta della rabbia verso noi stessi. 

Possiamo allora usare una metafora per centrare la questione: non sapere “dire no” quando è giusto è un veleno. 

Allora la domanda che possiamo porci è: quale può essere l’antidoto per smettere di avvelenarci? 

Prendiamo ad esempio l’avvelenamento da morso di una vipera, il siero antivipera, che è un siero antiofidico, e viene somministrato nel caso del morso del serpente. Esso è prodotto dal prelievo del sangue di un animale di grandi dimensioni (spesso cavallo) che, dopo avergli inoculato piccole dosi dello stesso veleno, produce anticorpi in grado di combatterlo. Prelevando una parte del sangue dell’animale contenente gli anticorpi al veleno, si genera il siero antivipera. 

Quindi, è usando piccole dosi dello stesso veleno che viene ricavato il siero contro l’avvelenamento. 

Ecco qua la soluzione, se” non dire no” è il nostro veleno, iniziare a dire no in piccole dosi sarà il nostro antitodo. 

Non vi è altra strada, si può anche analizzare a fondo le cause nelle opportune sedi, che non è comunque sbagliato, ma la paura di dire no si supera solo dicendo no ed osservando cosa succede dopo, occupandoci degli effetti del no solo dopo.

A volte le paure più grandi sono solo frutto della nostra immaginazione, si prova a dire no e magari non succede assolutamente nulla di catastrofico.

A volte invece succede qualcosa di meno piacevole in risposta al nostro no, perché anche gli altri a cui abbiamo detto sempre si, non sono preparati a questo nuovo scenario, del resto li abbiamo abituati alla nostra estrema disponibilità. 

Saper dire no richiede solo una certa assertività, che non è diventare cattivi o egoisti, ma consisterà nel comunicare la nostra decisione del no in modo chiaro e trasparente nel rispetto per i nostri bisogni. 

A volte spiegare il motivo del no avrà il doppio scopo di rafforzare il posizionamento del nostro bisogno dentro noi stessi e sedare il possibile senso di colpa da una parte, mentre, dall’altra parte, mettere in grado gli altri di comprendere che qualcosa non può più funzionare come prima e che è arrivato il momento di rispettare il no ricevuto. 

Una bella domanda che ognuno di noi può porsi è: e quando sono io a ricevere il no, cosa accade? Anche questo è un morso della vipera che mi avvelena? Qualora fosse così, a maggior ragione dire no, ci allenerà anche a riceverli con comprensione e accettazione. 

Senza incorrere nell’errore di iniziare a dire sempre no a tutto spiano, dire dei piccoli no per poi sentirsi pronti a dire dei grandi no rappresenterà per noi un nuovo mondo da scoprire. Basterà aprirsi a questa possibilità con curiosità e un po' di sana ironia, gli altri non lo sapranno, ma noi diremo no per misurare l’effetto che fa su noi stessi!

Una cosa è certe che chi ci stima e ci vuole bene accetterà questo cambiamento e continuerà a volercene, comprendendo i nostri bisogni, chi invece reagirà in modo differente manifestando allontanamento e non accettazione, ci libererà di rapporti poco chiari di cui potremo tranquillamente farne a meno. La domanda è siamo pronti a esporci a questo rischio? Se si, auguro a tutti noi, un buon inizio di sani “no” da distribuire in modo equo e generoso! 

Un ‘no’ detto con la più grande convinzione è migliore e ha più valore di un ‘sì’ pronunciato solamente per compiacere, o, cosa peggiore, per evitare dei problemi.
(Mahatma Gandhi)

Caterina Carbonardi

Business Coach – Associated Certified Coach presso International Coaching Federation

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