Martedì, 16 Luglio 2013 15:06

L’ecologia nel rinnovamento della sinistra - 1

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Per contribuire alla "Costituente delle idee" per il nuovo PD,  Laboratorio politico  per la sinistra ha convocato un seminario di riflessione sul tema “L’ecologia nel rinnovamento della sinistra”.


Il seminario si svolgerà il 25 luglio nella sede del PD nazionale, via Sant’Andrea delle Fratte, ore 10,30-13,30. Per agevolare la discussione sono  state preparate alcune tesi di riflessione che vanno considerate come materiale di partenza, aperto a considerazioni e ad arricchimenti.  Le pubblichiamo suddivise in tre parti.


CONTRIBUTO ALLA COSTITUENTE DELLE IDEE


1.  Valori comuni
Il “futuro di tutti noi” è compromesso dal continuo e crescente degrado della biosfera dovuto all’impronta ecologica della popolazione mondiale, a modelli sociali ed economici dissipativi e inquinanti, ai limiti delle risorse naturali e alla loro ineguale redistribuzione. Da tempo si convive pericolosamente con fenomeni ambientali estremi: cambiamenti climatici, riduzione della biodiversità, desertificazione, inquinamento delle acque e del suolo, dissesto idrogeologico, consumo del suolo.
L’industrializzazione e la rivoluzione scientifica hanno mutato il rapporto tra la specie umana e la natura. L’azione dell’uomo sta modificando velocemente gli equilibri naturali dentro cui è potuta svilupparsi la specie umana.
In questa nuova epoca è indispensabile far maturare tra le forze sociali, culturali, politiche e nel governo delle istituzioni, una maggiore consapevolezza dei limiti e dei rischi ecologici che si vivono.
Il genere umano non può più pensare di essere “superiore e dominatore della natura”, è arrivato il momento di abbandonare ogni antropocentrismo e concepirsi parte della natura stessa.
A noi tutti, è assegnato il ruolo di difendere e di, come indica papa Francesco, custodire il pianeta. Due compiti su cui si misurerà la responsabilità umana verso le future generazioni.
Il genere umano è in grado di scegliere questa alta e necessaria funzione in quanto ha generato i valori intramontabili dell’uguaglianza e della solidarietà. Valori che possono dare la capacità di operare sia per la tutela della biosfera, sia per la liberazione di ogni essere umano che, con la propria insopprimibile singolarità di genere, ha il diritto di essere rispettato, aiutato e messo nelle condizioni di essere felice, con il sapere e il lavoro, nel raggiungimento del bene comune.
Nella nostra epoca, sono indivisibili i valori, presenti nella Carta dei diritti dell’uomo e nella nostra Costituzione, della uguaglianza, della solidarietà, della libertà, della democrazia e della pace con quello della responsabilità della specie umana verso la natura.

2.  “La moderna questione sociale”
Con la politiche neoliberiste il degrado ambientale e la svalutazione del lavoro e dei diritti delle persona hanno vissuto una vicenda comune e parallela.
I fatti hanno dimostrato come ambiente e lavoro siano due facce della stessa medaglia: meno tutela ambientale e meno lavoro, meno ricerca e meno impresa, più diseguaglianze sociali e più inquinamento, più consumismo e meno materie prime. Questo intreccio rivela che è presente una inedita e “moderna questione sociale" fondata sulla riduzione dei diritti, sul disvalore del lavoro e sul degrado dell’ambiente.
Essa è il frutto avvelenato dell’ideologia del libero mercato, senza regole e responsabilità sociale e ambientale, che ha fatto del massimo profitto privato e dei dividendi finanziari, il principio generale dell’economia e dei rapporti sociali, facendo passare per costi da tagliare le conquiste storiche dello stato sociale: diritto al lavoro, reddito dignitoso, scuola pubblica, salute, casa e pensione.
La stessa logica ha aggravato la contraddizione ambientale continuando col consumo insostenibile delle risorse naturali, con la riduzione della biodiversità, con l’aumento dell’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque, fino ai tentativi di privatizzare i beni comuni, i semi agricoli e lo stesso DNA.
Sempre più si è reso evidente come la contraddizione sociale e la contraddizione ecologica siano collocate entrambe nei concreti processi produttivi e come siano condizionate dal livello tecnologico, dalla gerarchia sociale dei rapporti di produzione e dalle forme della democrazia.

3.  Il potere oligo-finanziario
Nell'Occidente la globalizzazione neoliberista è caratterizzata  dalla nascita di un forte potere oligo-finanziario. Esso ha cambiato il sistema capitalistico spostandone il baricentro di comando dall’industrialismo consumistico al potere finanziario. Il volto della globalizzazione si è modificato:  la finanza speculativa si è sovrapposta alle politiche di delocalizzazione, di frammentazione dei cicli produttivi, di competitività giocata sui bassi salari, sulla svalutazione del lavoro e sulla irresponsabilità ecologica.
I mezzi finanziari e monetari messi in movimento dall’economia finanziaria sono giganteschi e senza controllo, si stimano 6-8 volte il Pil mondiale. Economia reale, ricerca, commercio, innovazione delle merci, urbanistica, territorio e ambiente sono risultate sempre più soggette alle scelte della finanza e sempre meno sono state nelle mani delle forze sociali, dei cittadini, della politica delle istituzioni democratiche.
La cosiddetta rivoluzione liberista ha fatto arretrare il ruolo regolatore dello Stato e messo in crisi la partecipazione e la democrazia.

4.”La transizione”
La struttura politica, economica e sociale del pianeta si è profondamente modificata. La pressione della popolazione mondiale sulle risorse del pianeta è tracimante. Miliardi di persone in Asia, nell’America latina, in Africa, in Medio oriente, prima in ombra, sono oggi protagoniste della vicenda mondiale e rivendicano il proprio diritto ad uscire dalla povertà e a vivere un proprio benessere.
È certo che non potrà essere il modello consumistico occidentale a garantire il diritto al benessere  e il futuro all’umanità.
Anche perché il neoliberismo ha determinato forti sconvolgimenti sociali e politici in tutto il mondo occidentale che, pur vissuti in modi e intensità diversi da paese a paese, da continente  a continente, hanno dimostrato tutti i suoi limiti e ingiustizie.
È da diversi anni, quindi, che si pone la questione del superamento del neoliberismo.
Sono queste le ragioni profonde per cui l’occidente e l’Europa vivono un periodo di transizione per superate i vecchi asseti liberisti.
La transizione è caratterizzata da un duro scontro sociale, culturale e politico i cui sbocchi democratici non sono né sicuri e né certi.
Negli USA Obama ha avviato un processo di cambiamento sociale e politico ma nel resto del mondo il cambiamento è molto incerto.
L’Europa è uno degli epicentri strategici del conflitto con le forze neoliberiste.
Essa è ancora sottoposta alle politiche recessive delle destre che mettendo in discussione il lavoro e lo stato sociale di popoli interi, stanno alimentando ondate popolari neonazionalistiche e di sfiducia verso la democrazia. Se le forze progressiste non riusciranno a determinare una svolta democratica, l’Unione europea sarà compromessa e con lei il ruolo autonomo dei popoli europei nel mondo e nel Mediterraneo.
Stare nella transizione significa combattere per una nuova idea d’Europa: gli Stati uniti d’Europa, fondati sulla drastica riduzione delle diseguaglianze, sulla valorizzazione del lavoro, sullo sviluppo sostenibile e sul rinnovamento della democrazia.
In questo quadro, l’Italia vive un momento difficilissimo di passaggio politico ed economico, per uscirne è indispensabile unire e mobilitare le forze progressiste, culturali e sociali.
La proposta di sviluppo sostenibile, di economia verde, rappresenta la base su cui far convergere le forze del cambiamento. Ciò perché la riforma sostenibile dell’economia, processo già in atto, è in grado di dare risposte immediate e di prospettiva ai giovani precari, alla  ricerca scientifica, all’impresa innovativa, all’occupazione, alla coesione tra nord e sud, alle forze del lavoro e del ceto medio.
Lo sviluppo sostenibile riconsegna centralità allo Stato, alle politiche pubbliche, all’etica della politica e ad uno stato sociale partecipato, federale, sburocratizzato, moralizzato ed efficiente.

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