Il paradosso dello studentismo. Un dibattito feroce

ROMA – Riparte la polemica sul cosiddetto studentismo. Tra il 12 e il 19 ottobre si sono viste mobilitazioni studentesche in tutti i capoluoghi d’Italia, unite agli scioperi generali e manifestazioni dei grandi sindacati.

I temi sono quelli che ormai da tempo gli studenti portano in piazza; scuola pubblica, edilizia scolastica, stage e molti altri. “Non c’è più tempo”, “si scrive scuola si legge futuro”, questi i motti che vengono gridati dal corteo e scritti sugli striscioni dei sindacati studenteschi come la Rete degli Studenti, UDU (unione degli universitari) e UDS (unione degli studenti). 

Si cerca un’apertura maggiore che comprenda tutti i temi della politica

Tuttavia, molti studenti stanno iniziando a criticare queste manifestazioni poiché rimangono troppo confinate nello studentismo. Si cerca un’apertura maggiore che riesca a comprendere tutti i temi della politica, partendo, sì, dalla scuola ma senza aver paura di spingersi più in là, fino a toccare quei temi che ora segnano il dibattito politico, come, ad esempio, le tasse – quelle scolastiche in primo luogo –, il problema delle pensioni, il problema del lavoro, della Ricerca, e così via. È il segno della volontà di sfondare la barriera della scuola e andare a inserirsi direttamente nel tessuto sociale. Non si può più accettare il detto “i ragazzi sono il futuro”. È comodo dire così. Si vuole invece “ i ragazzi sono il presente”

Il rischio di un paradosso:la repulsione generazionale alla politica

Questa volontà convive però con la repulsione generazionale alla politica e va quindi a creare quasi un paradosso. Da un lato, lo studente vuole fare di più, essere di più, portare le sue idee ed essere ascoltato, dall’altra, la mancata risposta del sistema politico fa allontanare lo stesso studente che, a questo punto, abbandonato, si sente neutralizzato e impossibilitato ad agire. Questo meccanismo sta rendendo le manifestazioni studentesche sempre più un rito. Ed ecco qui il paradosso allora, prima viene la manifestazione e poi il problema, che viene trovato ad hoc. È il limite di quello che definisco “studentismo”. Tutto ciò porta non solo lo studente ad allontanarsi dalla politica, ma anche dagli altri studenti, poiché confuso da questo paradosso, scambia la manifestazione per una scenata che i sindacati studenteschi fanno per mettersi in mostra e così il suo disinteresse per ciò che in ogni caso segnerà la sua vita è totale. La politica da sistema di guida della società ora non fa altro che alienare i giovani da sé, svuotandoli di ogni interesse comunitario.

Un evento quasi inosservato:l’elezione dei rappresentanti di istituto

Un altro evento tuttavia, sta passando in queste settimane inosservato all’interno delle scuole: l’elezione dei rappresentanti d’istituto. La figura del rappresentante d’istituto all’interno della scuola è una delle più importanti conquiste studentesche. È la vera voce della scuola. A livello pratico è questa figura che può, aspettando le vere riforme scolastiche, rendere migliore il percorso educativo e formativo di ogni scuola. 

Ma proprio per il paradosso detto prima, gli interessi del rappresentante d’istituto si sono lentamente spostati nel tempo, e ora questa grande voce degli studenti riesce solo a sussurrare parole come “festa d’istituto”, “sito della scuola”, ma le idee sono morte, e se si prova a far risorgere una ideologia, termine ormai visto come chissà quale insulto, si viene accusati di demagogia e populismo. 

 

L’assemblea di un liceo:.ilculto della trasparenza corrompe tutto e tutti

Per curiosità sono andato a sentire l’assemblea d’istituto del liceo che ho frequentato, uno di quelli che viene considerato di più alto livello e che dovrebbe “formare la nuova classe dirigente”, come piaceva dire alla preside. Durante la presentazione delle liste e il dibattito, non ho sentito parlare di edilizia scolastica o di stage o del prezzo troppo alto dei libri o di valutare effettivamente la preparazione  degli insegnanti. Non ho sentito parlare di politica, ma ho visto solo dei ragazzi corrotti dal culto dell’apparenza, che purtroppo ormai permea tutta la società, che speravano di prendere voti grazie al ragazzo o ragazza immagine o proponendo l’applicazione per il cellulare d’istituto. 

Non voglio certo generalizzare, ma se chi è ancora capace di portare le idee in piazza, di raccogliere gente e di cambiare davvero le cose non viene ascoltato, allora è come se non parlasse. 

Il rischio di creare una pericolosa oligarchia studentesca

Mi chiedo quindi, se, come diceva la mia vecchia preside, questa è la “nuova classe dirigente”, come possiamo pretendere di criticare questo sistema politico e di avere la capacità di guidarlo? Non saranno infatti i pochi che ancora hanno voce a guidarlo, ma i molti che si sono lasciati alienare a farlo, e si sa, in democrazia il bene di molti supera quello di molti o del singolo. Ma qual è il bene?

Il rischio è quello di creare una pericolosa oligarchia studentesca, poco o affatto critica verso il sistema scolastico e formativo, e più attenta ai riti, alle feste, alle banalità del quotidiano. È davvero questo che gli adulti vogliono da noi studenti? E noi studenti, è davvero questo che vogliamo dalla società e dalla scuola, che è nostra?

 

 

 

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