Venerdì, 03 Febbraio 2017 14:34

Migranti. Rimpatriare gli irregolari è lecito, violare i diritti no

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ROMA - Dei cittadini nigeriani potrebbero essere tra le prime vittime di nuove pratiche di polizia ad alto rischio di violazioni dei diritti umani.

Amnesty International ha appreso con preoccupazione di un telegramma datato 26 gennaio 2017 diramato dal Ministero dell’Interno alle questure di Roma, Brindisi, Caltanissetta e Torino in cui si richiede alle autorità competenti di liberare posti nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) delle rispettive città per la detenzione di 50 donne e 45 uomini di nazionalità nigeriana, anche attraverso il rilascio di cittadini di altre nazionalità se necessario; nonché di procedere al rintraccio di migranti nigeriani in posizione irregolare ai fini di eseguirne il rimpatrio.

Gli aspetti del telegramma che destano allarme sono numerosi. La richiesta di rintracciare e detenere migranti irreg olari di una specifica nazionalità fa temere che verranno o siano già state poste in essere attività di polizia discriminatorie per raggiungere simile obiettivo, in violazione di numerosi trattati internazionali. Nell’esperienza di Amnesty International simili pratiche portano alla stigmatizzazione ed isolamento di interi gruppi etnici o religiosi.

È inoltre elevato il rischio che le attività richieste nel telegramma sfocino in un’espulsione collettiva, senza tenere conto delle circostanze individuali dei migranti. Le espulsioni collettive sono vietate dal diritto internazionale. Grave è anche il rischio che venga violato il divieto di refoulement, ovvero di espellere una persona verso un paese in cui potrebbe essere esposta a violazioni ed abusi. Il divieto di refoulement tutela ogni straniero indipendentemente dal fatto ch e sia regolarmente presente sul territorio o che abbia fatto o meno domanda di asilo.

L’ampiamente documentato assoggettamento di cittadine nigeriane in Italia a fenomeni di tratta solleva ulteriori preoccupazioni in relazione al loro rimpatrio forzato.

Amnesty International esprime particolare allarme anche rispetto al riferimento nel telegramma alla presenza di personale dell’ambasciata nigeriana nei Cie, apparentemente prima che un provvedimento di espulsione sia convalidato. Il rischio è che potenziali richiedenti asilo vengano identificati dalle autorità del paese in cui potrebbero essere a rischio.

Sorprende infin e il suggerimento a rilasciare dai Cie ove necessario cittadini di altra nazionalità per far posto a migranti nigeriani, in quanto fa supporre che la detenzione dei primi non fosse assolutamente necessaria e possa essere stata arbitraria. Amnesty International sottolinea che il diritto alla libertà personale può essere limitato solo in ultima istanza dopo avere considerato misure alternative meno coercitive. Inoltre, la detenzione non può essere adottata come regola per un’intera categoria di persone senza riguardo alle circostanze individuali, come invece sembra fare il telegramma, in violazione del diritto alla libertà e sicurezza personali.

Amnesty International ricorda al Ministro dell’Interno che l’Italia è stata criticata dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa (CPT) lo scorso d icembre proprio in relazione al rimpatrio di alcuni cittadini nigeriani effettuato il 17 dicembre 2015. Il CPT ha criticato il fatto che le autorità italiane avessero effettuato il rimpatrio quando l’appello per l’asilo di alcune delle persone coinvolte era in corso e prima della pronuncia di un giudice  – risultata favorevole – sulla sospensione dell’espulsione. Il CPT ha criticato anche che i soggetti esposti all’espulsione fossero stati informati solo il giorno stesso, rendendo impossibile un appello.

Amnesty International chiede che il Ministro Minniti riconsideri con urgenza le direttive impartite con questo telegramma e assicuri che qualunque attività tesa al ritorno di migranti in posizione irregolare sia fatta nel rispetto degli obblighi di diritto internazionale per evitare discriminazio ni, espulsioni collettive e soprattutto di riconsegnare persone bisognose di protezione a situazioni di grave rischio per la loro sicurezza.

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