Scuola

Mercoledì, 20 Maggio 2015 16:15

Scuola. Un Ddl che nega i diritti e la libertà

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ROMA - Il disegno di legge approvato oggi dal Parlamento disegna una scuola brutta e autoritaria che nega i diritti e la libertà a chi vive nella scuola.

Mercoledì, 21 Gennaio 2015 15:00

Scuola. Valutazione docenti. Uds, un rischio da evitare

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Il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone annuncia l’introduzione della valutazione da parte degli studenti verso i docenti. L'Unione degli Studenti mette in guardia rispetto ai potenziali risvolti negativi

ROMA - Della situazione delle scuole pubbliche in Italia si parla solo in occasione di eventi drammatici. Quando si verifica un crollo, ad esempio. Come è successo all'Istituto Nautico Giovanni XXIII di Salerno: al rientro a scuola, due giorni fa, gli alunni hanno trovato che in una delle classi era crollato il solaio (il caso ha voluto che in quel momento in aula non ci fosse nessuno altrimenti le conseguenze sarebbero state tremende). O come a S.Cipirrello, in provincia di Palermo, dove un intero piano si è allagato a causa di una perdita dall'impianto di riscaldamento (avvenuto solo pochi giorni dopo che era stato messa in funzione una nuova caldaia). O come quella dei due insegnanti di una scuola che si sono ammalati entrambi di mesotelioma…

Notizie che a volte richiamano l’attenzione dei media locali. Altre volte non se ne parla nemmeno: del resto sono notizie così comuni che i lettori ci hanno fatto l’abitudine. Sì, perché pare che le famiglie italiane si siano ormai abituate allo stato degli istituti scolastici in cui mandano i propri e siano quasi rassegante. Rassegnate di avere 24mila istituti, su un totale di 41mila, con impianti fuori uso. Più della metà delle scuole presenta gravi carenze strutturali negli impianti elettrici, idraulici o termici. E quando ci sono e sono funzionanti, spesso non rispettano le norme vigenti o sono insufficienti. A dirlo è il Censis nel “Diario della transizione”. Dai dati rilevati emerge una situazione che in nessun altro Paese europeo potrebbe essere considerata accettabile: novemila edifici sono privi di intonaco; in altri 7.200 sarebbe necessario rifare tetti e coperture.

Come mai un simile disastro? In primo luogo perché molti degli edifici destinati all’educazione dei figli degli italiani sono “vecchi”: il 15% degli istituti scolastici italiani è stato costruito prima del 1945, un altro 15% tra il 1945 e il 1960, un altro 44% risale all'epoca 1961-1980.

Ma non è solo questa la causa dello stato di degrado delle scuole italiane. Una parte della colpa, per non dire la maggior parte, è da far ricadere sulle spalle di chi ha gestito la cosa pubblica negli ultimi anni. Pare infatti che per ben 17 anni il Miur non abbia monitorato le scuole in Italia. E se non si sa “ufficialmente” qual è lo stato delle cose, non si possono decidere gli interventi da fare né, tanto meno, stanziare le somme che servono per farli. Sta di fatto che l’ultima riunione dell’Osservatorio pare sia da far risalire addirittura al 1998. Da allora non c'è più stato un organo incaricato dal ministero di monitorare gli edifici scolastici né di fornire il necessario supporto nella programmazione e attuazione degli interventi sulle scuole.

Fino ad oggi si è andati avanti a colpi di emergenze (dopo il crollo di una scuola o dopo che un terremoto aveva lasciato danni che non era possibile far finta di non vedere). Ma anche a colpi di rinvii. Il famoso decreto "milleproroghe", ha prorogato la scadenza entro cui gli enti locali dovevano affidare i lavori di messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici, per poter beneficiare dei finanziamenti statali previsti da “decreto del Fare” (DL n. 69/2013). Cifra peraltro (150 milioni di Euro) assolutamente insufficiente a far fronte allo stato di degrado in cui si trova la maggior parte degli immobili scolastici.

Intanto, alunni, insegnati e operatori scolastici continueranno ad operare in ambienti “pericolosi”: solo nel 2014, sono stati almeno quaranta gli episodi "a rischio" nelle scuole italiane dovuti a scarsa manutenzione o simili. A dirlo è Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva Onlus che da dodici anni monitora il territorio: "Nel ‘96, dopo la legge Masini che istituiva l'osservatorio venivano previsti finanziamenti e criteri per distribuire fondi ma c'era alla base l'idea di individuare le situazioni più gravi e farne una mappatura oggettiva per capire l'entità dei finanziamenti”. Poi, però, i governi che si sono succeduti hanno operato in modo discontinuo e a volte contraddittorio. Risultato: mancanza di fondi per coprire le spese. Al punto che alcuni comuni e province hanno dovuto sottoscrivere mutui per l'acquisto o la manutenzione degli edifici scolastici. Mutui che poi non sono stati confermati negli anni successivi.

Senza parlare del rischio amianto che pende su molte scuole come una spada di Damocle: sebbene non se ne parli, nel Bel Paese sarebbero almeno 2mila e 400 (ma, secondo Adriana Bizzarri, potrebbero essere molte di più) le scuole dove sussiste il rischio amianto. Amianto che andrebbe rimosso o, almeno, messo in sicurezza prima che possa lasciare un segno sulla salute degli alunni e di tutti quelli che passano molte ore al giorno in quei locali. In Toscana, ad esempio, sono passati più di sette anni dall’ultimo censimento Arpa eppure, solo a Pistoia, erano stati individuati diversi siti a rischio a causa dell’amianto (e, tra questi, alcune scuole come nel caso del prefabbricato della scuola Cino). E anche quando i fondi sono stati stanziati (come nel caso del comune di Milano che ha stanziato lo scorso anno 34.650.000 di Euro per la bonifica dell’amianto in 84 scuole), i lavori procedono a rilento. Tanto che, proprio a causa dei ritardi, nel 2013 la procura aprì un inchiesta. Intanto in due insegnanti sono stati riscontrati sintomi di malattie legate all’amianto (mesotelioma).

Amianto che non si sa nemmeno da dove provenga: pare, infatti, che l’Italia abbia ha importato solo nel 2012 (ma le importazioni sono proseguite a tutto il 2014) ingenti quantità di amianto dall’India (addirittura è stato il maggiore importatore con 1040 tonnellate come sarebbe stato confermato dall’Agenzia delle Dogane). La cosa strana è che, in Italia, una legge la n.257 del 27 marzo 1992, vieta “l’estrazione, l’importazione, l’esportazione la commercializzazione di amianto di prodotti di o contenenti amianto”…

Ma di questo, come dello stato delle scuole, nessuno parla …

 

Lunedì, 15 Settembre 2014 13:47

Scuola. Tagliano i fondi e la chiamano riforma

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ROMA - Basta apparire! Così si intitolava il noto documentario del 2009 dedicato all'analisi del potere della comunicazione e quindi dei mass media nel mutamento sociale-antropologico di una nazione come l'Italia. Ora la riforma della scuola si può decidere di leggerla con le lenti dell'apparenza o con quelle della realtà. Guardando i colori, i caratteri, l'impaginazione accattivante del libello renziano o leggendone  - tra e sotto le righe - gli autentici contenuti.

ROMA - Le nuvole coprono di grigio il cielo serale di una Roma asfissiante quando le varie delegazioni degli abilitati di seconda fascia escono dal palazzo di Montecitorio. Sui loro visi lo stupore, l’incredulità, la rabbia, la delusione si mescolano come colori nell’acqua. Sono stati oltre due ore ad illustrare ai rappresentanti politici di PD, Forza Italia, M5S tutte le criticità di una riforma che, al di là dei fari abbaglianti degli annunci, vuole “estirpare come un batterio” 80.000 docenti abilitati di Stato.

ROMA - L’appuntamento è per oggi pomeriggio alle ore 14 in piazza Montecitorio. E’ qui che ci ritroveremo noi, gli “invisibili” della scuola, i docenti abilitati della seconda fascia delle graduatorie di Istituto, completamente ignorati e asfaltati dalla riforma Renzi.

ROMA - Tutto è iniziato con un timido proclama - uno tra i tanti- fatto da Davide Faraone, responsabile welfare e scuola del PD, alla Festa dell'Unità di Bologna una settimana fa: "Stiamo lavorando sulla riforma del sostegno".  In questi tempi, così folkloristicamente conditi di nuovismo e riformismo nostrano, al solo sentire queste parole c'è da mettersi in allarme.

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