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La no Tax area non sia fatta pagare agli studenti

  • Pubblicato in Scuola

Ad una settimana dalla data di scadenza entro cui gli Atenei italiani dovrebbero approvare le riforme sulla contribuzione studentesca, inserendo la NO TAX AREA, molte università non hanno ancora portato a termine il percorso e la situazione è fortemente disomogenea nel territorio nazionale.

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Borse di studio: annus horribilis

ROMA - Il 17 febbraio l’Ufficio Statistica del MIUR ha pubblicato i dati sulle borse di studio per l’anno accademico 2015/2016. Nel 2015 erano entrate in vigore le nuove norme per il calcolo dell’ISEE, che avevano fatto innalzare l’indicatore a una grossa fetta di studenti universitari: il crollo degli idonei era, dunque, prevedibile. A questo, però, si va a sommare un ulteriore calo del numero di beneficiari di borsa di studio per lo stesso anno.

Gli idonei diminuiscono nell’anno accademico 2014/2015 al 2015/2016 quasi del 20%: oltre 36mila studenti sono stati sbattuti fuori dalle graduatorie per il diritto allo studio per via della variazione dell’indicatore ISEE nel 2015. L’analisi delle aree del Paese è impietosa: il calo maggiore degli idonei si verifica al Sud, dove in un anno si è perso 1 studente su 4. Al centro il calo degli idonei è del 16,4%, mentre al Nord del 13,6%. Nonostante la nostra denuncia dell’epoca, il Ministero dell’Istruzione ha provveduto ad innalzare le soglie ISEE e ISPE a livello nazionale solamente il 23 marzo 2016, su pressione nostra e del CNSU, aggiornando i limiti a partire dall’anno accademico 2016/2017. 

L’allora ministro Stefania Giannini, disse che l’obiettivo era il superamento degli idonei non beneficiari di borsa di studio: la realtà, invece, è quella del crollo spaventoso degli studenti idonei (-36.241), aggravato da un ulteriore pesantissimo crollo degli studenti beneficiari di borsa di studio (-7.286). Al Nord i beneficiari calano quasi del 10% (6mila borse di studio in meno, in un solo anno), al centro quasi del 7% (quasi 2.500 borse in meno), mentre al Sud si registra un aumento, pur minimo, del 3,7% (circa 1.500 borse in più). 

Nel 2015/2016 9.441 studenti, il 6,46% degli idonei - pur crollati in numero -, non hanno ricevuto una borsa di studio per l’assenza di finanziamenti. Solamente l’8,80% degli studenti iscritti in università risulta idoneo alla borsa di studio (in forte calo rispetto al 2014/2015, quando era al 10,92%): in Francia 1 studente su 3 percepisce una borsa di studio e in Germania 1 su 4. Non era allora e non è oggi pensabile di risolvere il problema degli idonei non beneficiari riducendo la platea degli idonei, mettendo il problema del sottofinanziamento sotto il tappeto: questi dati mostrano che anche le regioni hanno disinvestito. L’insieme di tutti questi elementi ha costruito un annus horribilis per il diritto allo studio.

L’andamento dei dati sul diritto allo studio varierà molto nell’anno accademico 2016/2017, visti l’innalzamento della soglia ISEE/ISPE da parte del MIUR e l’aumento del FIS (Fondo Integrativo Statale), consolidato anche quest’anno in Legge di bilancio a 212 milioni di euro. Rimarranno comunque la necessità di coordinare le politiche per il diritto allo studio in tutte le regioni e la situazione di sottofinanziamento complessivo: le regioni devono tornare a investire in diritto allo studio, per poter coprire le borse di studio di tutti gli idonei. Lo Stato deve aumentare ulteriormente gli investimenti per arrivare a percentuali di beneficiari simili almeno alla media europea. Un punto di partenza deve sicuramente essere il Decreto che dovrà ridefinire i criteri di riparto del Fondo integrativo statale, su cui manca ancora qualsiasi tipo di discussione. Quelli che apparentemente possono sembrare numeri, sono studenti, sono persone che si sono visti privare di uno dei diritti fondamentali, per via della variazione di un indicatore di condizione economica. Non siamo semplici numeri: va aperto immediatamente un confronto con gli studenti per ricostruire completamente le politiche sul diritto allo studio in Italia. 

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