Domenica, 06 Maggio 2012 23:17

La Grecia decide di cambiare: boom della sinistra radicale, pericolo destra neonazista

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ROMA - I risultati che arrivano da Atene, quelli al momento disponibili tra exit-poll e prime proiezioni dei voti, raccontano una storia a sorpresa. I maggiori partiti crollano, le forze radicali fanno davvero boom. I vincitori delle ultime due elezioni, i conservatori di Nea Dimokratia e i socialisti del Pasok, dimezzano i propri consensi.


Il primo crolla dal 41,8% nelle politiche del 2007 ad un 17-20% che comunque dovrebbe garantirgli la maggioranza relativa.

Il Pasok polverizza più della metà dei suoi consensi, passando dal 43% nelle politiche del 2009 ad un 14-17%.
Il referendum sulle misure di austerity imposte dall’Europa sembra dunque avere avuto un esito negativo: i Greci puniscono le forze politiche che le appoggiano e chiedono una nuova via per uscire dalla crisi. Una via di solidarietà, di equità e di redistribuzione di reddito e oneri.

Chi esce premiato dalla consultazione è il partito di unità della sinistra radicale, Syriza, che riceve tra il 15,5 e il 18.5% delle preferenze e diventa il secondo partito del Paese. Syriza triplica quasi i suoi consensi rispetto al 5% dei voti raccolti nelle ultime elezioni.
Un risultato sensazionale che non lascia dubbi sulla voglia di giustizia sociale che ha pervaso la Grecia.
Ma i consensi dell’elettorato hanno premiato anche la destra dei Greci Indipendenti col 10-12%, il partito comunista KKE con un 7.5-9.5%, la destra xenofoba e neonazista di Chrysi Avgi (Alba Dorata) che raccoglie il 6-8%, la Sinistra democratica col 4.5-6.5%, l’estrema destra “storica” di LAOS attestata ad un 2.5-3.5%, i Verdi ecologisti col 2.5-3.5%, la destra di Drasi al 2-2.8% e la forza di centrodestra Alleanza democratica con il 2-2.5%.

Se la proposta alternativa di Syriza si colloca però in quadro di permanenza della Grecia nell’UE e nell’euro, preoccupa non poco il rigurgito di estrema destra filo-nazista di Chrysi Avgi, formazione politica che ha presentato un programma democraticamente imbarazzante.
Formare un governo, al momento, appare un vero e proprio rebus. Il Parlamento è infatti molto frammentato e le coalizioni sembrano quasi impossibili. Almeno stando ai programmi elettorali.
Ma la politica ci insegna che trovare un compromesso è sempre possibile, anche perché un lungo impasse politico rappresenterebbe per la Grecia un possibile punto di non ritorno.

Sergio Vasarri

Docente alla alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Siena

www.dazebaonews.it

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