Domenica, 27 Maggio 2012 00:29

Siria, omicido-suicidio di una Nazione

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DAMASCO - Le notizie che provengo no dalla Siria sconvolgono sempre di più.


La provincia di Homs, ormai uno stato nello stato, sembra un insieme di città fantasma, una zona di guerra totale dove le macerie prevalgono su tutto.
Ma le immagini e i racconti di ciò che è successo venerdì superano l’immaginazione di cosa sia l’efferatezza umana, di dove possa arrivare la follia. Ancor più quella che un popolo rivolge contro se stesso.
Da youtube giungono immagini raccapriccianti di un ennesimo eccidio di civili, stavolta in buona parte bambini. Poco importano i numeri, sebbene purtroppo si tratti di quasi un centinaio di vittime, perché ormai a Homs è in atto uno sterminio.


Il regime di Assad è alle corde, agonizzante, ormai da mesi.
Da un lato aderisce ai piani di pace dell’Onu e del mediatore – ed ex Segretario Generale delle Nazioni Unite - Kofi Annan.
Dall’altro reprime con una furia ceca un movimento che non è più un focolaio ma raccoglie intorno a se buona parte del Paese. Un’opposizione che ha cominciato a manifestare civilmente e che adesso risponde alle violenze governative anche con delle formazioni militari, in primis l’auto-proclamato Libero esercito siriano, composto perlopiù da disertori dell’esercito regolare.


Ma Assad detiene tuttora una netta superiorità di mezzi, che impiega senza indugio e umanità contro gli oppositori. Come ha fatto venerdi, scatenando l’artiglieria pesante contro i civili, tra cui decine di bambini, a Homs.
Da Londra a Ankara, i leader dell’opposizione siriana rifugiati all’estero condannano un ulteriore gravissimo atto di sterminio, chiamando a gran voce un intervento dell’Onu e dei membri del Consiglio di sicurezza.
La misura è davvero colma e ogni impasse legato a vecchi retaggi dello scacchiere della guerra fredda – vedi il rapporto privilegiato tra la Siria e la Russa – deve essere superato in nome di un’emergenza umanitaria di rara gravità.
Assad sta uccidendo la sua Nazione, con un istinto suicida che non potrà che portarlo ad una fine drammatica.
Uccidere indiscriminatamente i figli del proprio popolo può avere come unica conseguenza la perdita del futuro. Un delirio autolesionista portato fino alle estreme conseguenze.
La comunità internazionale ha il dovere di fermare il massacro: e se non bastano le ragioni umanitarie, almeno speriamo nella ragione di Stato, per provare a spegnere un incendio che rischia di propagarsi in una delle aree più calde del Pianeta.

 

Sergio Vasarri

Docente alla alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Siena

www.dazebaonews.it

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