Venerdì, 17 Dicembre 2010 17:44

Kosovo: traffico organi, un rapporto accusa l’ex leader Uck Thaci

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ROMA - Si infittisce il mistero del presunto traffico di organi in Kosovo ai danni di cittadini serbi, prigionieri dell'ex Esercito per la Liberazione del Kosovo, Uck. Una inquietante e delicata vicenda emersa nel momento meno opportuno per il Paese ex regione serba a maggioranza albanese.

A rivangare nel passato il rapporto del Comitato per gli Affari legali dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, Apce. L'organismo che ha sede a Strasburgo non è però un organismo dell'Unione europea, Ue. Il rapporto, presentato ieri a Parigi, ha fatto emergere, denunciandolo, un presunto traffico d'organi che avrebbe visto coinvolto, alla fine tra il 1998 e il 1999, negli anni della guerra con la Serbia, anche l’attuale premier kosovaro, Hashim Thaci. L’ex leader dell'Uck, che da movimento guerrigliero si è poi, trasformato in partito politico, il Partito Democratico, Pdk, è stato riconfermato a capo del governo di Pristina nelle elezioni del 12 dicembre scorso. Le prime svoltesi in Kosovo dopo la dichiarazione di indipendenza del 17 febbraio 2008.

 

Thaci quando combatteva contro le truppe di Belgrado era soprannominato Gjarperi, serpente. Il rapporto è stato illustrato dall’ex procuratore svizzero, Dick Marty il quale ha affermato che il premier kosovaro Thaci è stato a capo di una organizzazione criminale che si occupava oltre che di traffico di organi umani anche di contrabbando di droga e armi. Thaci ha ovviamente respinto fermamente tali accuse. In passato anche il procuratore del Tribunale penale internazionale per la ex-Jugoslavia, l’italiana Carla del Ponte aveva lanciato accuse su un traffico di organi umani nei Balcani. Nella sua edizione odierna però, il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ rivela che il denaro ricavato da questo presunto traffico di organi in Kosovo veniva depositato su conti in banche in Svizzera, Germania, Albania e altri Paesi europei. Il tabloid serbo li indica come possibili prove d'accusa nei confronti di Thaci. Dalle sue colonne il Blic rende noto che i conti sono stati rintracciati grazie all'attività sia del team di inquirenti della procura serba per i crimini di guerra sia dell'Fbi americano, impegnato ad indagare sul finanziamento di gruppi estremisti islamici dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 negli Usa. I conti erano intestati a singoli individui, ma anche a organizzazioni umanitarie, usate come paravento per coprire attività criminali. Acquista quindi una valenza politica l’inquietante e delicata vicenda emersa dal rapporto presentato dal Consiglio d'Europa. A farne le spese per primo il negoziato con la Serbia che faticosamente stava decollando e poi, il processo elettorale che deve portare alla formazione del nuovo governo dopo le legislative di domenica scorsa. Nel rapporto l'Albania è indicata come il Paese dove venivano trasferiti i prigionieri serbi per l’espianto degli organi. L'inchiesta sostiene che l'esercito di liberazione kosovaro tenne dei prigionieri serbi in una rete di sei strutture nell’Albania settentrionale dove uomini e donne venivano uccisi con un colpo alla testa per prelevare, dai loro corpi, gli organi che poi, venivano rivenduti. Sembra che molti di questi prigionieri furono assassinati ‘su ordinazione’ per asportare i loro organi. Nelle anticipazioni fatte dal ‘The Guardian’ i prigionieri venivano uccisi come e quando i chirurghi confermavano di essere pronti a operare. Una sorta di mattatoi di ‘capi di allevamento’. Secondo il rapporto gli espianti venivano effettuati in almeno tre cliniche albanesi, una a Frushe-Kruje, poco a nord di Tirana, una seconda a Kukes, vicino il confine e la terza nella regione di Mat, a Rripe. Nella bozza di risoluzione elaborata ieri a Parigi, la commissione ha invitato Eulex, la missione Ue in Kosovo, a perseverare con il suo lavoro investigativo sui crimini e l'Ue e gli altri stati contribuenti a fornire alla Missione le risorse e il supporto politico di cui necessita.

 

Alle autorità albanesi, kosovare e serbe è stato chiesto di cooperare pienamente a tutte le indagini sul caso. Stamani con una nota il presidente albanese, Bamir Topi, pur dichiarando che le autorità albanesi sono pronte a collaborare ad un'inchiesta giudiziaria internazionale, chiesta dall’Apce, ha condannato duramente tutte le accuse definendole “infondate”. Inoltre il capo di Stato albanese ha definito tutte le supposizioni: “basate in pettegolezzi che sembra siano preparate da certi gruppi ultranazionalisti, che purtroppo continuano ad esistere nei Balcani, dove ancora vengono scoperte fosse comuni del genocidio esercitato dal regime di Milosevic e dove ancora trovano rifugio criminali di guerra ricercati dall'Aja”. Per Topi: “queste accuse, più volte sollevate e mai verificate, tentano di infangare l'Albania, la nazione albanese e la sua identità, il giovane Stato multietnico del Kosovo ed i suoi legittimi dirigenti. Il riferimento è a dichiarazioni rilasciate in passato dallo stesso Marty contro l'indipendenza del Kosovo. Ieri l’Apce ha anche chiesto lo svolgimento di una serie di inchieste internazionali e nazionali sulle denunce di scomparse, traffico di organi, corruzione e collusione tra gruppi della criminalità organizzata e circoli politici in Kosovo contenute nel rapporto. L'Assemblea parlamentare europea dibatterà il rapporto il 25 gennaio 2011 durante la sua sessione plenaria invernale.

 

Quasi a voler gettare benzina sul fuoco, mentre crescono le denunce di brogli e irregolarità nelle elezioni di domenica scorsa, la Russia ha fatto sapere che non riconosce la legittimità delle legislative in Kosovo. Per Mosca sono state organizzate dalle autorità di una repubblica auto-proclamata. La Russia è tra i Paesi che non hanno riconosciuto il Kosovo. Ieri anche il leader del principale partito d'opposizione kosovaro, Isa Mustafa aveva affermato di non riconoscere i risultati delle elezioni. Il voto di domenica è trascinato quindi nel polverone sollevato dalle rivelazioni fatte nel rapporto del Consiglio d'Europa circa il presunto coinvolgimento di Hashim Thaci in un presunto traffico illegale di organi alla fine degli anni novanta. L’Uck non è nuovo a coinvolgimenti in vicende alquanto equivoche se non losche. In passato è stato accusato di essere implicato in molte attività illegali, quali il traffico di droga. Nel frattempo da Belgrado, il capo della Procura per i Crimini di Guerra, Vladimir Vukcevic ha affermato che: “gli organi sarebbero stati prelevati a forza a circa quattrocento serbi, molti dei quali a tal fine assassinati a sangue freddo, e a un centinaio di non albanesi. L'Ue ha invitato il senatore svizzero e relatore del Consiglio d'Europa per i diritti umani Marty, che ha preparato il rapporto sul Kosovo in cui si afferma che il premier Thaci farebbe parte di una rete coinvolta nel traffico di eroina, armi ed organi umani, a fornire le prove di quanto sostiene alle autorità competenti.

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