Lunedì, 06 Agosto 2012 16:46

Siria. l primo ministro in fuga. Nel Paese è in atto un genocidio

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DAMASCO- Il primo ministro siriano Hijab, fuggito in Giordania, denuncia che "in Siria si sta consumando un genocidio collettivo".

Lo dice a Al Jazira, Al Otri,portavoce dell'ex premier: "Non ho avuto scelta: o accettare l'incarico o essere ucciso", dice il disertore nominato premier a giugno. "Da oggi sono un soldato della rivoluzione e lavoro per la libertà". Le autorità giordane hanno confermato all'emittente Al Jazira l'arrivo di Hijab. Il ministro delle Finanze siriano, Jleilati, nega le voci sulla sua defezione riportate da Al Arabiya. Hijab, ex-ministro dell'agricoltura e premier dallo scorso giugno si rifugerà nei prossimi giorni «a Doha, in Qatar, come già hanno fatto altri disertori di alto profilo».

Intanto il  leader del consiglio nazionale siriano Abdel Basset Sayda parla di un "regime che si sta disintegrando  dov'è in corso un vero e proprio genocidio". E questo segnale rappresenta  - secondo le opposizioni -  che per il presidente Bashar al-Assad sia arrivato il momento di cedere il potere. "E' il momento di decidere - ha aggiunto il numero uno del cns - tra la fedeltà alla siria e alla sua gente, o la fedeltà ad un assassino e alle sue bande terroristiche, sempre più vicini alla resa dei conti e ad una punizione divina».
A quanto si apprende, hijab non sarebbe stato tuttavia il solo ministro a disertare: secondo la tv panaraba al arabiya anche il responsabile delle finanze, Muhammad Jleilati, avrebbe cercato di lasciare il paese questa mattina ma sarebbe stato arrestato poco prima dai lealisti. La notizia, ancora da confermare, segue una nuova ondata di violenze sferrata dalle forze del regime contro la popolazione nella cttà di Aleppo, in particolare nei quartieri di Marjeh e Shaar e nella località di Harbnafsa, ad Hama, costata la vita ad almeno 40 persone.  

Il consiglio ha parlato di un bombardamento dell'esercito protratto per «oltre cinque ore», inserito nel quadro di «un esilio confessionale» forzato.
I comitati di coordinamento hanno inoltre riferito di una «violentissima esplosione» a pochi passi dalla sede della radiotelevisione di stato siriana, a damasco, che non avrebbe comunque causato nè vittime e nè feriti. Mentre sul fronte internazionale il portavoce del cns, Bassma Kodmani, in un'intervista alla radio europe 1 ha  confermato oggi una fornitura di armi ai ribelli da parte del qatar e dell'Arabia Saudita. Per Kodmani gli insorti «sono alla ricerca disperata di armi e le vanno a cercare ovunque. Qatar, Arabia Saudita e un pò la Libia - ha detto - stanno provvedendo a fornire armi convenzionali alle forze di opposizione siriane. Aspettare una soluzione militare del conflitto - ha infatti concluso kodmani - sarebbe catastrofico».

Oggi secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano per i diritti umani sarebbero almeno 37 le persone rimaste uccise  in Siria, tra cui si contano 27 civili. Inoltre viene precisato che almeno 10 persone, tra cui otto civili, sono morte ad Aleppo, dove l'esercito ha bombardato i quartieri sotto il controllo dei ribelli.

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