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Domenica, 26 Agosto 2012 13:16

Addio Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. LE FOTO

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20 luglio 1969. Un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l'umanità

ROMA - Lo sbarco sulla Luna segnò un evento epocale nella storia dell'umanità. A coronare questo sogno impossibile fu Neil Neil Armstrong, l'astronauto che per primo lasciò la sua impronta sulla crosta lunare.

"Un vero eroe americano", così lo definirono dopo questa straordinaria impresa.  Neil Armstrong, timido e tranquillo ingegnere dell'Ohio destinato però a diventare un eroe globale.  Armstrong ha lasciato questa Terra, quella che commosso riuscì a contemplare dalla superficie lunare. Si è spento ad 82 anni per complicazioni cardiovascolari, in seguito ad una delicatissima operazione al cuore subita all'inizio di
agosto.  
«Neil è stato uno dei più grandi eroi di tutti i tempi e ci ha insegnato l'enorme potere di un piccolo passo», sono state le parole del presidente statunitense, Barack Obama, che insieme alla First Lady Michelle si è detto «profondamente colpito». La costernazione per la scomparsa del primo 'moonwalker' della storia coinvolge ogni angolo del mondo.


Insieme a Edwin 'Buzz' Aldrin e Michael Collins quel giorno di 43 anni fa emozionò un'intera generazione. E le sue prime parole, appena toccato il suolo lunare, sono rimaste impresse nella memoria e nei libri di storia: «That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind», un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l'umanità. Si coronava il sogno del presidente americano John Fitzgerald Kennedy a cui, in piena guerra fredda, l'Unione Sovietica aveva lanciato il guanto di sfida anche sul fronte della corsa allo spazio, lanciando in orbita nel 1957 il satellite Sputnik. Ora l'America aveva vinto.
Il simbolo di questa vittoria era proprio Armstrong che, in quelle ore passate sulla Luna, insieme ad Aldrin raccolse reperti, scattò fotografie, fece esperimenti, gettando le basi per la futura esplorazione dello spazio. Dopo di loro altri dieci astronauti americani lasciarono le loro impronte sulla luna tra il 1969 e il 1972.  Armstrong mostrò anche un enorme coraggio, lui che alcuni amici di infanzia ricordano come un giovane un pò 'nerdy', imbranato: quando il computer del modulo lunare Eagle in fase di atterraggio fece le bizze, prese i comandi manuali e si rese protagonista di un atterraggio mozzafiato: «Houston, qui Base della Tranquillità L'Aquila è atterrata», disse alla fine della spericolata ma decisiva manovra, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo. Anche ai milioni di telespettatori che in tutto il mondo seguirono - in bianco e nero - l'evento. Forse il primo grande evento mediatico globale della storia della televisione.


Armstrong, nato in Ohio da genitori di origine tedesca, è rimasto schivo e poco avvezzo alle luci della ribalta anche dopo essere andato in pensione. Ha continuato a insegnare all'università e le sue apparizioni negli anni sono state sporadiche. Solo nel 2010 fece parlare di sè  per essere per la prima volta intervenuto nel dibattito politico, criticando la politica spaziale dell'amministrazione Obama che, in tempi di crisi economica, aveva secondo lui indebolito il ruolo della Nasa promuovendo la corsa allo spazio da parte delle compagnie private.
I problemi al cuore lo avevano costretto ai primi di agosto ad un delicato intervento per installare un bypass. Sembrava tutto fosse andato per il verso giusto, come la stessa moglie Carol aveva confermato. «Lo spirito pioneristico di Neil gli è stato utile in questo momento difficile», erano state le parole del numero uno della Nasa, Charles Bolden. Ma stavolta Neil non ce l'ha fatta. E ora l'America, ma non solo, piange il suo eroe.

L'ultima intervista


«Prima del lancio dell'Apollo 11 pensavamo che le chance di successo fossero fifty/fifty»: nella sua ultima intervista - rarissima, non ne concedeva praticamente mai - Neil Armstrong aveva rievocato le emozioni che lo portarono a pronunciare l'iconica frase «un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità» una volta sbarcato sul suolo della Luna.
L'astronauta più famoso ed elusivo del mondo si era confidato con Alex Malley, amministratore delegato della Associazione Australiana Contabili, che a maggio aveva pubblicato l'intervista sulla rivista di settore. Armstrong gli aveva parlato probabilmente per motivi sentimentali: suo padre faceva lo stesso mestiere «Pensavo che avremmo avuto un 50 per cento di probabilità di riuscire a mettere piede sulla luna e un 90 per cento di tornare sulla Terra», ha raccontato .
«Fu un mese prima del lancio che ci convincemmo di poter provare un atterraggio sulla superficie lunare», aveva detto il compagno di avventura di Buzz Aldrin e Michael Collins aggiungendo di essere «triste» perchè le ambizioni dell'attuale amministrazione americana per la Nasa sono così ridotte rispetto a quelle degli anni Sessanta. «La Nasa - concludeva - si trova tra l'incudine e il martello di Casa Bianca e Congresso che non riescono a mettersi d'accordo in quale direzione si debba andare. È stato uno dei migliori investimenti pubblici per gli Stati Uniti perchè ha motivato generazioni di studenti a puntare alle stelle. Ed è triste che stiamo trasformando i programmi spaziali in una direzione che non offre più stimoli alle nuove generazioni».

LE FOTO

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