Martedì, 30 Aprile 2013 13:27

Crisi e Austerity, Francia e Germania all'attacco. Accuse alla Merkel

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ROMA - I socialisti francesi attaccano la Merkel, i conservatori franco-tedeschi rispondono al fuoco nemico. Si accendono le polemiche attorno alle dichiarazioni contro la cancelliera tedesca fatte da François Hollande: “Non pensa ad altro che ai depositi dei risparmiatori tedeschi, alla bilancia commerciale di Berlino e al suo futuro elettorale”.


Una critica poi smussata dal presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz con dichiarazioni di appoggio sostanziale al presidente della Repubblica Francese, ma anche improntate alla tesi sul concorso di colpa con molti esponenti conservatori delle cancellerie europee. “La Merkel non è il solo avvocato dell'austerità” ha dichiarato il socialista tedesco. Come a dire: la colpa non è solo di Berlino e dei suoi attori politici principali. Sia ben chiaro.
Andreas Schockenhoff, compagno di partito della Merkel e esponente della Bundestag, la camera bassa del parlamento tedesco, ha parlato di “critiche inopportune e parziali” ai danni della cancelliera tedesca. Parole insolite nel dialogo franco-tedesco, le prime due economie della zona Euro. Una collera, quella tra le due sponde del Reno che ha scosso anche la stampa tedesca. Il Süddeutsche Zeitung, giornale liberale monegasco ha espresso perplessità in merito alle grida anti-austerità promosse da Berlino e anche dalla Parigi di Sarkozy: “Forse è sotto pressione perché l'economia tedesca va meglio di quella francese” scrive. Affondo più deciso quello di Handelsblatt: “Delocalizzazioni e cali di competitività rischiano di fare della "orgogliosa" Francia il nuovo "malato d'Europa". Un rapporto, formalmente riservato, del ministero dell'Economia tedesco, ma pubblicato dal più autorevole quotidiano economico tedesco. Tutto questo mentre le voci ufficiali dall'esecutivo tedesco trapelano toni distensivi: “Abbiamo fede nella capacità riformista di Hollande. La Francia si trova nella stessa situazione della Germania di 11 anni fa”. Come a voler dare una pacca sulla spalla comprensiva a coloro che, in un anticipazione del documento che verrà discusso dal partito, hanno chiaramente imputato alla Germania la colpa della crisi, la necessità della prevalenza dell'Europa dei popoli anziché quella dei mercati, e che aveva aveva detto che l'amicizia tra Francia e Germania era altra cosa dalle politiche merkeliane. Mica abbracci.
Ma il grido anti-Merkel, dove la cancelliera tedesca è solo la copertina della ben più ampia coalizione dell'Europa del rigore, della stretta sui bilanci, dei tagli della Troika e dei prelievi forzosi, è partito. Anche Lisbona si è unita a Hollande. Nei giorni scorsi uno dei fondatori del partito socialista portoghese aveva ammesso l'impossibilità di pagare il debito da parte dei lusitani. “Stanno solo rubando pensioni”. Una bomba sollecitata dalla sentenza della corte costituzionale portoghese, che ha annullato alcune misure di austerity contenute nella finanziaria 2013 retroattivamente. Di “Fascismo della Troika” si era parlato nei palazzi e nella stampa di Lisbona. Non proprio in questi termini, ma certamente sulla necessita di svincolo dai parametri asfissianti dell'austerity ha parlato anche Enrico Letta, neo presidente del Consiglio. “Di solo risanamento dei conti pubblici l'Italia muore” il discorso del premier italiano al Parlamento, unito dalla necessità di una svolta e governo per far uscire dalla crisi. Un leit motiv che era stato illustrato anche ai grillini durante le consultazioni dopo l'incarico di Napolitano:“la Ue può cambiare le politiche di austerity” aveva detto, suscitando l'ira del ministro delle finanze tedesco Schäuble: “L'Italia smetta di lamentarsi e scaricare i propri problemi sugli altri”.
A sostegno della Merkel e del suo ministro dell'Economia sono arrivati anche i conservatori francesi, scissi come non mai nel post Sarkozy, ma riuniti per disinnescare la crociata anti-Merkel portata avanti da Hollande. Quantomeno per coerenza con il predecessore e in linea con l'asse della cancelliera. “E' un comportamento indegno guidato dalle inquietudini del partito, che minacciano irrevocabilmente i rapporti con la Germania. E' una catastrofe”. Un duetto, quello tra Fillon e Copé, i due leader ricompattatosi dopo i dissidi del congresso dell'Ump. I due conservatori non se le erano mandate a dire: l'uno per quanto concerne presunti brogli o l'altro per quanto concerne l'incapacità a perdere. Un siparietto alla luce delle votazioni interne del presidente del maggiore partito del centro destra francese, che ha fin'ora aveva restituito un centrodestra spaccato in due anime i conservatori d'oltralpe, ancora scioccati dall'addio alla politica di Sarkozy. “L'Ump non lascerà che un dirigente che non è all'altezza dei suoi compiti, squarci l'alleanza franco-tedesca”. Una posizione condivisa anche dall'unione dei democratici indipendenti (Udi) Jean-Louis Borloo che ha chiesto al 24esimo presidente della Repubblica francese di “Chiedere scusa alla cancelliera per la deriva anti-europea e germanofobica che sta intraprendendo il suo partito”.


Un monito che pare trovare riscontro: pare che il testo che si sta elaborando in sono al partito socialista, che verrà presentato il prossimo 16 giugno, abbia decentrato l'attenzione dalla cancelliera, in campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo 22 settembre. Secondo "Le Nouvel Observateur" che presenta in esclusiva la nuova variante del nuovo testo, “L'intransigenza egoista della cancelliera tedesca Merkel” si è trasformato in “intransigenza liberale della destra tedesca”. Certamente non una grossa novità sostanziale. E nemmeno un grosso aiuto da parte dei socialisti alla coalizione di centro destra, appaiato ma da tempo saldamente in testa nei sondaggi tedeschi. Non è mistero, e nemmeno illogico, il fatto che la caduta di Sarkozy, abbia creato non pochi problemi alla cancelliera tedesca. E che sotto sotto, durante la sfida tra l'Ump e il Partito Socialista, il “tifo” della Merkel, seppur fosse solo per affinità elettive e non per l'appoggio sulle misure di austerity, erano tutte per Sarkò. Un posizione speculare seppur fatta con termini molto più coloriti, quelle sulla sponda francese del Reno. Certamente acuiti da una crisi e da una flessione dei consensi da parte dei socialisti nell'elettorato francese. Delusi da una svolta promessa ma che tarda a concretizzarsi nell'Esagono.

 

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