Mercoledì, 28 Agosto 2013 18:38

Siria. Parte il countdown, attacco imminente

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ROMA - La crisi siriana non trova altri sbocchi diplomatici e ora la minaccia di un attacco missilistico da parte dell'occidente si fa sempre più strada. Il primo ministro siriano, Wael al-Halqi, ieri aveva avvertito gli Usa, oggi si fa minaccioso rivolgendosi a tutti gli avversari stranieri: "Sarà un cimitero per gli aggressori", avverte. Alle sue parole fanno eco quelle del viceministro degli Esteri Faisal Maqdad il quale punta il dito su Usa, Gran Bretagna a Francia, colpevoli di aver aiutato i terroristi che usano armi chimiche in Siria.


Insomma, la situazione non promette nulla di buono, anzi,  si parla addirittura, in caso di attacco, di ritorsione contro Israel.
Nel frattempo il governo di Damasco rivela i risultati dell'inchiesta sulla strage del 21 agosto riportando la completa responsabilità degli omicidi a carico dei ribelli, che avrebbero usato arni chimiche.
"Abbiamo sottomesso all'Onu tutte le prove e i documenti che mostrano che a usare armi chimiche è stata l'opposizione e non lo Stato", hanno fatto sapere le autorità siriane. Tuttavia, da fonti Onu emergerebbe esattamente il contrario, ovvero che l'ordine ad usare le armi chimiche sarebbe partito da Maher al Assad, fratello del presidente Bashar al Assad, a capo della Guardia repubblicana.  
Intanto la Nato non demorde e accelera sul discorso bellico. Il Consiglio Atlantico riunitosi a livello di ambasciatori ha espresso in una nota la sua  più forte condanna possibile  per gli attacchi e il suo  pieno sostegno  all'indagine Onu in corso: "Ogni uso di queste armi è inaccettabile e non può restare senza risposta. I responsabili ne dovranno rispondere".
A questo punto, per l'attacco, non sembra più questione di «se» ma di «quando» e «come». Una fonte dell'amministrazione Usa ha detto  che il blitz non sarà limitato a un solo giorno. Se Usa, Regno Unito e Inghilterra accelerano, l'Italia ribadisce la sua posizione più diplomatica: Roma non si muoverà senza l'ok dell'Onu, e anche in quel caso la nostra partecipazione all'intervento non sarà automatica. A dirlo, ai microfoni di Radio Anch'io, è stata la ministra degli Esteri Emma Bonino. «Non credo - ha aggiunto - che esistano soluzioni militari alla questione siriana, il governo italiano insiste su una soluzione diplomatica. Questa è l'unica strada da seguire».
Ma se l'Italia frena, anche i 57 Paesi dell'Organizzazione della cooperazione islamica sono favorevoli ad un intervento militare.
L'Oci, infatti, ha condannato l'attacco chimico del 21 agosto a Damasco puntando il dito contro il regime di Bashar Assad e ha chiesto
«un'azione decisa» in risposta. L'Oci «ha sottolineato la necessita di considerare il governo siriano legalmente e moralmente responsabile per questo atroce crimine e portare i responsabili davanti alla giustizia».

Nel frattempo gli ambasciatori dei cinque paesi membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'Onu sono riuniti nel palazzo di vetro di nNew York per esaminare un piano britannico di risoluzione per la crisi in Siria. La  riunione, a porte chiuse,  è in corso e l'esito sancirà le prossime mosse da fare.

Il premier inglese David Cameron aveva annunciato che la Gran Bretagna avrebbe presentato una risoluzione «che condanna l'attacco chimico» del 21 agosto in siria e che «autorizza le misure necessarie per proteggre i civili», incluso l'uso delle forze armate.
Secondo il governo inglese, questa risoluzione «autorizzera tutte le misure necessarie in virtù del capitolo vii della carta dell'onu per proteggere i civili contro le armi chimiche» in Siria.

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