Venerdì, 25 Febbraio 2011 11:33

Parla Roger Rodríguez il giornalista scomodo minacciato dai poteri oscuri

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Minacce al giornalista uruguayano Roger Rodríguez dopo la pubblicazione di un’inchiesta sui militari in pensione indagati per delitti contro l’umanità. Ci sono anche italiani nella pagina di Facebook da dove è partita l’intimidazione

LA PAZ - Dopo la pubblicazione dell'articolo “L'offensiva degli indagabili”, sul settimanale uruguayano “Caras y Caretas”, Roger Rodríguez, giornalista di 51 anni, tra i più noti per le inchieste che hanno svelato gli orrori delle dittature del Cono Sud dell’America Latina tra il 1970 e il 1985, ha denunciato minacce a suo carico subite attraverso una pagina di Facebook, creata dagli stessi militari a riposo, denominata  "Foro de Libertad y Concordia"  alla quale “hanno aderito familiari, politici”, persone che si richiamano al “fascismo, al nazismo” e gruppi di estrema destra. Sulla pagina in cui, scrive il giornalista, “abbondano simboli, frasi e riferimenti a personaggi e partiti nazisti e fascisti”, il 7 febbraio sono stati pubblicati i suoi dati personali e l’indirizzo della sua abitazione.

 

Secondo quanto dichiaratoci da Rodríguez “gli elementi importanti e da indagare di questo gruppo di estremisti di destra e ‘nazis’, che difendono i militari colpevoli di aver commesso violazioni di diritti umani durante la dittatura, sono le loro connessioni internazionali”. “Caras y Caretas” in un suo successivo numero in edicola, del 18 febbraio, ha risposto con una copertina e un articolo dello stesso Rodríguez, “La perra aún está en celo”, che richiama una frase di Bertolt Brecht che, riferendosi al nazismo, chiedeva attenzione considerando “la cagna che lo partorì di nuovo in calore”; il giornalista enuclea una serie di relazioni internazionali, tra le quali spuntano gruppi e cittadini italiani, che avrebbero aderito alla pagina di supporto ai militari della dittatura, come “Azione Giovani, La Destra, Gioventù Italiana, alcuni settori della Lega Nord, Promotori della Libertà”, scrivendo che “l’adesione al Foro Libertad y Concordia è cresciuta particolarmente tra personalità e gruppi dell’estrema destra italiana, in un fenomeno che oggi preoccupa lo stesso governo del paese europeo, dove è stata ordinata un’inchiesta sulla connessione che ricorda i nessi che la loggia Propaganda Due ebbe con le dittature del cono sud americano negli anni settanta, quando il venerabile maestro Licio Gelli si rifugiava nel Rio de la Plata”. La solidarietà verso il giornalista è stata ampia nel suo paese, con comunicati e note che richiamano il valore e la serietà delle sue ricerche e il contributo dato per la scoperta di tante violazioni di diritti umani – torture, omicidi, sequestri e scomparse - negli anni della dittatura e per il recupero della memoria collettiva; tra queste citiamo l’Associazione dei Familiari dei Detenuti Desaparecidos, Amnesty International Uruguay, l’Associazione nazionale della stampa - Asociación de la Prensa Uruguaya (APU). Rodríguez ci ha parlato dell’esistenza di una vera e propria internazionale di estrema destra, con una branca “denominata UnoAmérica diretta dal venezuelano Alejandro Peña Esclusa, oggi agli arresti a Caracas per possesso di esplosivi” che avrebbe avuto intenzione di utilizzare “per attentati durante le ultime elezioni legislative in Venezuela di settembre 2010”, e con pezzi “legati al Partido Popular spagnolo”.

 

Il giornalista uruguayano ci ha anche ricordato che settori di questa rete “hanno avuto a che fare con i tentativi di colpi di stato in Venezuela, Bolivia ed Ecuador” e, per tornare nel nostro paese, che “in Italia si trova rifugiato il repressore, capitano di nave ricercato dalla giustizia uruguayana, Jorge Néstor Troccoli che, quando stava per essere indagato, fuggì dall’Uruguay. Troccoli aveva relazioni personali con il contrammiraglio argentino Emilio Massera (recentemente scomparso), uno degli integranti della giunta militare della dittatura e membro della P2 gelliana”. Jorge Troccoli era stato capo dei servizi segreti dei Fucilieri Navali (FUSNA) che lavorava a fianco della famosa ESMA (Escuela de Mécanica de la Armada) argentina nella cosiddetta Operazione Cóndor, ritenuto responsabile della morte, tra tanti altri, di cinque italiani, ottenne nel 2005 la cittadinanza del nostro paese, fu arrestato a Marina di Camerata il 24 dicembre del 2007 ma fu poi rimesso in libertà e per lui è stata negata, dall’Italia, la richiesta di estradizione per essere giudicato in Uruguay. Mentre stavamo per pubblicare l’articolo la pagina di Facebook "Foro de Libertad y Concordia", che conteneva le dichiarazioni riportate da Roger Rodríguez e migliaia di iscritti è scomparsa, non sappiamo se per propria volontà o perché chiusa dai gestori; nel social network è invece ancora presente un’altra pagina di supporto al Foro de Libertad il cui numero di iscritti, dopo lo scoppio del caso, si riduce giornalmente e che conta, al momento, 4 membri. Recentemente è nato, sempre su Facebook, il gruppo, “Repudio al foro "Libertad y concordia", con l’obiettivo di respingere le provocazioni e le minacce a chi si batte per far svolgere i processi per lesa umanità e lotta per la “verità e la giustizia”.

Leggi qui gli articoli citati di Rodriguez:

www.carasycaretas.com.uy

Appello dell’Associazione della Stampa dell’Uruguay

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