Martedì, 26 Novembre 2013 17:35

Alta tensione nella Repubblica Centraficana

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BANGUI- Sono ormai mesi che bollettini e dispacci vari hanno messo in luce la drammatica situazione che attanaglia il paese guidato dal presidente Michel Djotodia.

Situazione che nasce da mezzo secolo di governi altalenanti, dittature e regimi militari. Djotodia stesso diventa presidente nel marzo di questo anno dopo il golpe compiuto ai danni del suo predecessore, Bozizé, da parte dei ribelli di fede islamica Seleka, perlopiù provenienti dalle vicine regioni del Ciad e del Sudan. In seguito all’assunzione della carica di presidente, Djotodia stesso scioglie le armate ribelli e inserisce un notevole numero di combattenti nelle fila dell’esercito nazionale. Ma non tutto i ribelli accettano la proposta del loro ex comandante. Riformano così le bande Seleka e intraprendono una lunga e costante attività di attacchi rivolti principalmente contro Ong e missioni cristiane, compiendo razzie e rappresaglie ai danni di missionari, volontari e gli stessi indigeni.

Nella capitale, la cittadina di Bangui, negli ultimi giorni, è stato addirittura varato il coprifuoco, dalle 22 alle 6 del mattino, per limitare al minimo i pericoli per i cittadini, decisione presa dallo stesso Djotodia, vista l’impossibilità di tenere i suoi ex alleati sotto controllo. Non solo, le truppe ordinarie hanno ricevuto l’ordine di neutralizzare qualsiasi uomo con indosso uniformi o armi.  

Questi lunghi mesi di tensione vissuti dalla Repubblica Centrafricana hanno attirato l’attenzione delle varie potenze mondiali, Onu e Unione Europea. Di particolare interesse le dichiarazioni del Deputato Segretario Generale dell’Onu Jan Eliasson, il quale conferma una massiccia escalation di stupri e omicidi che stanno portando il paese nel “caos totale” . Caos che richiede un rapido ed urgente intervento da parte delle forze di Peacekeeping delle Nazioni Unite, pronte a inviare ben 6 mila sodati con la possibilità di aumentare tale numero con altre 3 mila unità. Lo stesso Ban Ki Moon, nel rapporto che verrà oggi vagliato dal Consiglio di Sicurezza, parla di “una situazione che ha forti probabilità di essere caratterizzata da atrocità generalizzate”.

La Francia, da cui la Repubblica Centrafricana ha ottenuto la completa indipendenza a partire dal 1960, da quanto dichiarato dal ministro degli esteri Laurent Fabius, triplicherà il numero dei propri soldati nella regione in un arco di tempo di sei mesi. Attualmente sono stanziati nella città di Bangui 410 soldati, che diverranno circa 1200.

Però si dovrà attendere il via libera del Consiglio di Sicurezza nei prossimi giorni.

 

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