Mercoledì, 18 Dicembre 2013 17:32

La Duma modifica la proposta di Putin. Amnistia anche per Greenpeace e Pussy Riot

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MOSCA – La Duma russa (la Camera bassa del Parlamento russo) ha approvato una modifica al progetto sull’amnistia proposto da Vladimir Putin, estendendone gli effetti a imputati in attesa di giudizio e quindi anche agli attivisti di Greenpeace, tra cui l'italiano Cristian D'Alessandro, fermati il 18 settembre scorso e accusati prima di pirateria e poi di teppismo per aver tentato un abbordaggio contro una piattaforma artica di Gazprom.

Dopo due mesi passati in carcere, i trenta attivisti erano stati liberati su cauzione ma erano stati costretti a rimanere sul territorio russo perché Mosca aveva negato loro il visto per l'espatrio. Il testo iniziale del provvedimento legislativo in discussione prevedeva che le persone sotto inchiesta con l'accusa di teppismo o reati analoghi, potessero essere amnistiati solo dopo una sentenza. Ma l'emendamento votato oggi dalla Duma ha modificato il quadro: la legge dovrebbe entrare in vigore entro il fine settimana, dando così la possibilità agli "Arctic30" (attivisti di Greenpeace) di tornare a casa.

Il provvedimento approvato dalla Duma coinvolgerà anche le Pussy Riot (movimento di protesta femminista russo), le quali sarebbero state comunque scarcerate a marzo. Dalla normativa trarranno dunque beneficio le due Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Aliokhina e anche categorie come gli anziani oltre i 60 anni, i disabili, le donne incinte, i poliziotti e i militari. Si attende in giornata l’approvazione definitiva, prevista per le 16, con il voto positivo ormai dato quasi per scontato. L’unica alternativa potrebbe prevedere la bocciatura dell’intero progetto di legge. Un successo, dunque ottenuto anche grazie alla pressione che hanno prodotto sul governo russo leader mondiali come Dilma Rousseff, David Cameron e Ban Ki-Moon o premi nobel come Aung San Suu Kyi. 

Una via d’uscita che lascerà comunque l’amaro in bocca, come ha dichiarato Peter Willcox, capitano dell’Arctic Sunrise: “Potrei subito poter tornare a casa dalla mia famiglia, ma non sarei mai dovuto essere stato accusato e imprigionato. Ci siamo imbarcati per testimoniare la minaccia che l’ambiente sta subendo e la nostra nave è stata abbordata da uomini mascherati con pistole e coltelli. Ora è quasi finita e potremmo essere presto liberi, ma non c’è amnistia per l’Artico. L’Artico rimane un tesoro globale molto fragile minacciato dalle compagnie petrolifere e dalle temperature in aumento. Siamo andati lì per protestare contro questa pazzia. Non siamo mai stati criminali.”

Rimane ancora incerto il destino della nave Arctic Sunrise, ancora nelle mani russe e attualmente trattenuta nel porto di Murmansk malgrado il provvedimento di dissequestro emesso dal Tribunale del Diritto del Mare.

Finalmente si arriva a un punto fermo per una situazione che già ormai da mesi era sotto gli occhi di tutto il mondo: anche l'ex dei Beatles, Paul McCartney, aveva scritto una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin chiedendogli di "usare la sua influenza" per restituire alle loro famiglie i 30 attivisti della Arctic Sunrise, tra i quali anche l’italiano Cristian D’Alessandro.

Il testo è stato pubblicato sul sito ufficiale dell'artista affermando che Greenpeace, “non è una organizzazione anti-russa. Danno sempre fastidio a questo o quel governo, certo. Ma, lo dico perché lo so, non hanno mai e in nessun luogo al mondo preso soldi da governi o aziende". 

Anche il 25 novembre a Roma, in occasione della visita in Italia del Presidente Putin e degli incontri istituzionali previsti con il Papa e i rappresentanti del governo italiano, un gruppo di attivisti di Greenpeace Italia aveva lanciato un appello per la liberazione definitiva degli Arctic30.

Gli attivisti, accompagnati da un orso polare, avevano esposto striscioni con il messaggio “Free the Arctic30” davanti al Vaticano, Palazzo Chigi e al Quirinale dove si sono tenuti gli incontri.  Oggi finalmente ci si avvicina ad una conclusione e forse l’Italia vedrà rientrare a casa l’attivista Cristian D’Alessandro prima del previsto.

 

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