Lunedì, 20 Gennaio 2014 12:52

L'Ucraina non si arrende a Yanukovich: 150 mila in piazza, scontri e feriti

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KIEV – Come richiesto dai partiti di opposizione filo-europeisti a seguito dell'emanazione delle leggi liberticide in tema di manifestazioni pubbliche, il popolo ucraino è sceso di nuovo in piazza. Circa 150 mila hanno affollato piazza Maidan, il simbolo delle protesto pro Europa. Ma secondo alcune fonti i manifestanti potrebbero essere di più: circa 200 mila. Quella andata in scena nella giornata di ieri è stata la più grande manifestazione del 2014, almeno per numero di partecipanti.

Inizialmente i manifestanti si erano armati di scolapasta e pentole, poi però il malcontento è degenerato. Col passare delle ore le proteste si sono sempre più trasformate in tafferugli tra agenti di polizia e manifestanti. Anche per via delle frange più violente presenti tra i manifestanti. Almeno cento i feriti, ma il numero che circola è approssimativo. Tra questi ci sarebbero almeno 70 agenti di polizia, di cui 40 che hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. Un agente sarebbe stato addirittura trascinato dai manifestanti in uno degli edifici che nel frattempo erano stati occupati e sarebbe stato malmenato. L'uomo avrebbe riportato la rottura di alcune vertebre ed un trauma cranico ed è attualmente sotto osservazione dei medici. Non è andata bene nemmeno al “dottor pugno di ferro” Vitali Klitschko, ex pugile e ora leader del partito di opposizione “Udar”. Il quarantaduenne filo-europeista che gode di appoggi anche in Germania, tra i principali candidati alla battaglia delle elezioni presidenziali del 2015, è stato aggredito da un manifestante. Era accorso a calmierare le folle a non inveire contro gli agenti di polizia durante la manifestazione che lui stesso aveva sollecitato dopo la votazione delle leggi anti-protesta avvenuta in Parlamento.

Gli scontri si sono verificati sia a piazza Maidan (la piazza dell'indipendenza), sia accanto all'edificio Verkhovnaya Rada (il Parlamento) che in altre zone della città. Manifestazioni si sono registrate anche nei pressi dello stadio della Dinamo Kiev. Secondo le cronache ci sarebbero stati lanci di molotov da parte dei manifestanti verso gli agenti. La risposta sarebbe stata immediata: gas lacrimogeni per disperdere la folla e gli idranti. La temperatura all'esterno erano prossime allo zero. I manifestanti, però, accusano le forze dell'ordine di aver azionato i cannoni d'acqua anziché gli idranti. Ipotesi smentita dalle forze dell'ordine.

A mezzanotte per le strade del centro di Kiev regnava il caos più totale: edifici in fiamme così come auto della polizia. Nella centrale piazza Maidan, a quell'ora, erano presenti ancora poche centinaia di persone, che ancora invocava un leader per combattere la battaglia contro il governo guidato dal primo ministro Mykola Azarov e contro il presidente della Repubblica Viktor Yanukovic. “Vogliamo il leader della rivoluzione” l'eco delle proteste più longevo.

Non è semplice arrivare ad una sintesi tra i protestanti. Sotto la battaglia filo-europeista covano movimenti di estrema destra, ma anche gli ultranazionalisti, nazionalisti, liberali e moderati di centro. Una sintesi difficile, soprattutto se considerata in chiave propositiva. Più semplice in chiave della difesa dalle battaglie contro Yanukovic. Qualche sortita politica, comunque, le proteste sembrano aver avuto. Vitali Klitschko e uno dei principali organizzatori della protesta Arseniy Yatsenyuk, hanno annunciato alla folla di aver avuto segnali di apertura da Yanukovic per eventuali negoziati. Klitschko ha concluso il suo intervento dicendo che se necessario si potrebbe arrivare alla guerra civile. Molte le preoccupazioni emerse dalle principali cancellerie mondiali. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che sono pronte sanzioni se la situazione non si placherà.

L'eco delle proteste, va ricordato, si è alzato negli ultimi due mesi. Quando cioè l'attuale Presidente della Repubblica ha cambiato idea all'ultimo momento sull'accordo di libero scambio con l'Unione Europea e siglando l'accordo con la Russia. 

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