Sabato, 19 Marzo 2011 19:06

Libia. Guerra senza Make-up

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ROMA - Una guerra per la democrazia quella in Libia e la notizia fa il giro del mondo in pochi minuti. Intanto Napoli è preoccupata per la base umanitaria a Capodichino. Timori e ritardi rendono obbligatoria una richiesta di trasparenza: l'atto di guerra infatti è scattato troppo tardi.



La Germania ieri ha annunciato che sarà fuori da questa guerra a cui oggi partecipano solo Italia, Inghilterra con Francia in testa. Al di là delle rassicurazioni di Berlusconi, secondo una logica lineare il prezzo più alto probabilmente lo pagherà l'Italia perchè è più esposta agli attacchi militari della contraerea, ma non è da escludere un'alleanza tra Libia ed AlQuaida ed attacchi terroristici di distruzione di massa con gas chimici nelle grandi città italiane, francesi ed inglesi.

Ma perchè la Germania ha deciso di astenersi insieme alla NATO che ufficialmente offre solo qualche base? La risposta è da cercare nei comunicati stampa di 2 gg fa quando, all'indomani del disastro nucleare in Giappone, il governo tedesco (che reperisce ancora energia da centrali di prima generaizone), attaccato dal popolo che da due anni insieme a Greenpeace si sta ribellando alla politica nucleare  a causa di forte radioattività nelle zone coltivate e residenziali, ha deciso di non rischiare le poltrone e di puntare tutto sull'energia solare ed eolica. Queste infatti le dichiarazioni della Merkel: "Entro il 2013 la Germania sarà rifornita per l'80% dall'energia solare ed eolica. Stop alle centrali". E dunque a che serve il petrolio libico?
Diversa la posizione dei Francesi che da decenni lottano ormai contro incidenti nucleari messi un pò sotto al tappeto come si fa con la polvere. Anche gli inglesi non hanno una politica a sostegno delle rinnovabili e sono ancora fortemente dipendenti dal petrolio.

Per non parlare dell'Italia poi. Un paese che fino a ieri pensava al nucleare e che ora si scopre scettica più per interessi di poltrone che per una scelta in favore della collettività. Come ha detto infatti il Ministro Prestigiacomo a Tremonti: "Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare! Dobbiamo uscircene in maniera soft". Così il fedelissimo Tremonti oggi confessa: "Il Giappone impone una riflessione sul nucleare": Una riflessione tardiva dato che il disastro nucleare è cominciato 8 giorni fa! Come tardivo è stato l'appoggio ai ribelli libici che oggi esultano non conoscendo l'ingordigia delle potenze europee.

Insomma interveniamo dopo un mese. Nel frattempo il beduino ha ammazzato decine di migliaia tra donne e bambini. Ma poichè "non si fa mai niente per senza niente", dov'è il guadagno di questi stati europei? In mano a chi finirà il petrolio Libico? Quale costo ha la democrazia in Libia? La domanda è d'obbligo dato che ieri la Russa ha affermato: “Proprio perchè siamo vicini alla Libia il nostro ruolo non può essere quello degli affittacamere, di quello che offre le basi e dà le chiavi di casa: il nostro ruolo deve essere propositivo, moderato ma determinante”. Abbiamo avuto un mese di tempo per fermare il beduino che nel frattempo si esponeva anche ad incontri pubblici ed era dunque molto in vista mentre i suoi soldati massacravano i civili. In tutto questo tempo cosa abbiamo fatto? I conti in tasca?

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