Mercoledì, 15 Ottobre 2014 10:46

Isis. Un orrore difficile da arginare

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KOBANE - Resta in mano all’Isis la città curda di Kobane: la controffensiva nordamericana non è riuscita a respingere i combattenti dell’Isis, al di fuori della zona di confine turca. Sale la preoccupazione delle Nazioni Unite, che chiedono corridoi umanitari per trarre i civili in salvo e assicurare gli approvvigionamenti. Centinaia e centinaia i curdi sfollati, mentre continuano senza sosta i bombardamenti degli alleati: Stati Uniti, Arabia Saudita, Siria, Iraq e Paesi Onu.

La Turchia di Erdogan non si è schierata apertamente, per il timore di favorire l’ascesa di Bashar al-Assad, ma fonti riservate rivelano di collaborazioni in atto tra i due Stati. Per i servizi segreti americani, infatti, Erdogan avrebbe inviato a Kobane un contingente di circa 4mila uomini in aiuto degli attivisti siriani. Sul territorio curdo è in vigore la legge del Califfato, che obbliga i cristiani alla conversione all’Islam e impone loro tasse elevate, per foraggiare le mire espansionistiche del califfo Abu Bakr-al Baghdadi. Le donne curde costrette a sposare i miliziani, gli uomini giustiziati o torturati. Non mancano le pubbliche esecuzioni: fucilazioni degli “infedeli”, gettati in fosse comuni; una strategia del terrore, che serva da monito ai futuri oppositori. 

Metodi feroci quelli dell’Isis, che solo un mese fa ha tenuto il mondo col fiato sospeso, sgozzando a distanza di poche settimane l’uno dall’altro gli ostaggi occidentali nelle loro mani. Uccisioni brutali, videofilmate dai miliziani dell’Isis e diffuse in forma virale sui social network, con l’intento di bloccare l’offensiva aerea americana a favore dei peshmerga curdi. Morti in diretta streaming: il primo giustiziato il reporter americano Bradley, tuta arancione e capelli rasati, che implorava Obama di “non intervenire a difesa dei curdi in Iraq”. Una violenza inaudita, che non ha, però, mutato l’atteggiamento degli Stati Uniti, intenzionati a riguadagnarsi un ruolo di primo piano in Medio Oriente. Di contro, i mujaheddin continuano a tagliare le teste di tutti gli occidentali: giornalisti, cooperanti, turisti. Un orrore, difficile da arginare con la sola forza militare. Sotto il cappuccio del boia si celano giovani nati in Occidente, che tradiscono un perfetto accento americano o britannico. Figli di immigrati di fede islamica, che decidono di “ritornare alle origini”, in Medio Oriente, ipnotizzati dalla propaganda pervasiva dell’Isis su Internet, diventato il principale strumento di reclutamento. In molti hanno abboccato all’esca dell’Isis, che promette loro una vita agiata e la rivalsa sociale “sugli occidentali infedeli”. Ragazze che lasciano l’Europa per sposarsi coi miliziani dell’Isis, in Siria, convinte del proprio viaggio senza ritorno.

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