Lunedì, 20 Ottobre 2014 14:02

Siria. A Kobane l'isis arruola 12enni. Gli Usa lanciano le armi. IL VIDEO

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DAMASCO - La lunga battaglia per conquistare la città siriana di Kobane sta logorando i jihadisti dello Stato islamico che, però, «non accetteranno mai di perdere». È quanto hanno riferito alcuni esponenti curdi e fonti Usa, secondo cui l'assedio in atto da metà settembre a Kobane ha messo a dura prova le linee di rifornimento dei jihadisti, ha causato forti perdite tra i combattenti con maggiore esperienza e ha rimesso in discussione l'intera strategia espansionistica dell'Isis.

Attivisti presenti a Raqqa, roccaforte dell'Isis in Siria, hanno raccontato di appelli lanciati ogni giorno dalle moschee della città per raccogliere il sangue necessario ai combattenti feriti ricoverati negli ospedali cittadini, e di bambini di soli 12 anni reclutati dall'Isis per andare al fronte. Nei giorni scorsi il Pentagono aveva riferito di «diverse centinaia» di jihadisti rimasti uccisi nei raid aerei lanciati a sostegno dei combattenti curdi impegnati sul terreno; secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani sarebbero oltre 370 le vittime nelle file dell'Isis.

«Abbiamo registrato un consistente numero di ragazzini reclutati e mandati immediatamente in battaglia - ha detto un attivista - in passato addestravano i nuovi combattenti in una base militare per un mese prima di mandarli al fronte, ma ora ti unisci a loro e nell'arco di due ore ti danno fucile e munizioni e ti mandano al fronte».   Il vicepresidente del governo locale di Kobane, Khaled Barkal, ha riferito di raid aerei particolarmente efficaci nelle zone aperte della città, dove sono state colpite postazioni di artiglieria e carri armai, tanto che negli ultimi giorni i jihadisti hanno cominciato a ritirarsi da alcune aree della città.  La situazione sul terreno avrebbe spinto i jihadisti anche a tentare di reclutare gli arabi che vivono nei villaggi situati nei pressi di Kobane, con la promessa di ottenere le case dei curdi una volta conquistata la città.  Tuttavia, nonostante le perdite, sia umane che territoriali, «l'Isis è pronto a immolare 10.000 combattenti e non accetterà mai di perdere», ha sottolineato l'attivista di Raqqa. 

 

La Turchia si è decisa di dar man forte alle forze peshmerga curde, che stanno attraversando il confine per raggiungere Kobane.  Almeno questo è quanto annunciato dal ministro turco degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, aggiungendo che "le nostre discussioni su questo fronte proseguono".

Nel frattempo, come ha reso noto il Centcom, Centro di comando americano per il Medio Oriente e l'Asia centrale, un aereo cargo C-130 ha effettuato numerosi lanci di materiale fornito dalle autorità curde in Iraq per consentire agli assediati di resistere all'offensiva dell'Isis contro la città, ha precisato il Centro in un comunicato. Gli Usa hanno preavvisato la Turchia dell'intenzione di consegnare armi ai curdi siriani, ai quali il  governo di Ankara guarda con molta diffidenza per via dei loro legami con i curdi turchi. Sulla spinosa questione, il presidente Usa, Barack Obama, ha telefonato sabato al collega turco, Recep Tayyip Erdogan, e gli ha comunicato i piani americani. "Comprendiamo le preoccupazioni turche", ha aggiunto un portavoce dell'amministrazione americana, ma lo "Stato islamico è un nemico comune" di Usa e Turchia.

Tuttavia  a Kobane la situazione rimane assai precaria, perché l'Isis continua  a minacciare la città e i curdi a resistere.   

Russia. Armi per Turchia e Iraq contro Isis

Neò frattempo la Russia continuerà ad aiutare Iraq e Siria nella lotta al terrorismo internazionale, anche attraverso la fornitura di armamenti. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, in una lezione

aperta sulla situazione della politica internazionale, organizzata dal partito di governo, Russia Unita, a Mosca.  «Forniamo supporto costante ai governi di Iraq e Siria e di altri Paesi della regione nella loro opposizione a quegli estremisti religiosi, che lottano per il potere», ha detto Lavrov, aggiungendo che tra i mezzi di sostegno vi è anche la fornitura su larga scala di armi e attrezzature militari, che aumentino in modo reale la capacità di combattimento di quei Paesi.  Il capo della diplomazia russa ha ribadito che Mosca è a favore del consolidamento degli sforzi internazionali per contrastare la «minaccia comune» del terrorismo, ma ha sottolineato che queste azioni devono essere concordate nell'ambito delle Nazioni Unite. 

 

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