Lunedì, 16 Febbraio 2015 19:34

Isis. IL fidanzato di Kayla Mueller, volevo salvarla ma non ci sono riuscito

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LONDRA  - Ha tentato di salvarla, tornando in Siria per convincere i carcerieri che era la sua sposa, ma non ci e' riuscito e lei e' morta: a raccontare la storia al Daily Mail e' stato lo stesso Omar Alkhani, il fidanzato siriano di Kayla Mueller, la cooperante americana sequestrata dall'Isis nell'agosto 2013 e morta la settimana scorsa, dopo un anno e mezzo nelle mani degli jihadisti.

I due avevano deciso che in caso di problemi in Siria, avrebbero detto di essere sposati. "Dal momento che sono siriano, non sono una spia e che lei era mia moglie, l'avrebbero lasciata andare", ha spiegato il 33enne Omar, che dopo essere stato liberato, e' tornato indietro per "portarla via ma e' stata l'ultima volta che l'ho vista".

I due stavano insieme dal 2010, quando si erano incontrati al Cairo. Da li' si erano ritrovati a Beirut, prima di prendere un appartamento a Istanbul. In Turchia, la 25enne dell'Arizona aveva cominciato a lavorare per un'organizzazione umanitaria a favore dei rifugiati siriani mentre lui si dedicava alla fotografia, riferendo dell'inferno che si era scatenato nella sua terra.  Nell'agosto del 2013 a Omar venne chiesto di recarsi ad Aleppo, nel nord della Siria, per tentare di fissare il collegamento internet nell'ospedale gestito da Medici Senza Frontiere. Kayla aveva insistito per poter andare con lui e dopo un'iniziale resistenza, Omar aveva accettato, raccomandando pero' in caso di problemi di fingere di essere sua moglie. "All'epoca pensavo che se l'avessi forzata a non venire con me, avrebbe trovato qualcun'altro che l'avrebbe portata in Siria", ha raccontato al quotidiano britannico.  I due vengono intercettati da uomini armati mentre stanno lasciando Aleppo per tornare in Turchia e portati in una prigione. Il 33enne ha riferito di essere stato interrogato e picchiato a lungo, prima di essere liberato due mesi dopo. Tornato in Turchia, si mette in contatto con i genitori di lei e poi decide di tornare in Siria per cercare di liberarla. Entra in contatto con un comandante dell'Isis a Idlib e ottiene che un esperto legale islamico ascolti il suo caso ad Aleppo. Davanti a lui perora la sua causa, cercando di convincerlo che Kayla e' sua moglie e chiedendo di poterla vedere per avere la conferma di persona. "Non aveva perso la speranza ed ero ancora sicuro di potercela fare", ha spiegato Omar. Ma la giovane cooperante inspiegabilmente nega di essere sua moglie e di fronte alla promessa che non verra' fatto alcun male a Omar se dira' la verita', conferma che non e' suo "marito ma findanzato", segnando cosi' la sua sorte. 

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