Venerdì, 29 Maggio 2015 07:37

Libia contro UE. Fermeremo con forza ogni vostro intervento

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LONDRA - Il governo islamista che controlla Tripoli e la Tripolitania ad ovest, che ospita i porti da cui partono i barconi di disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo, non intende in alcun modo e sotto qualsiasi forma accettare l'eventuale intervento militare che l'Ue si appresta ad effettuare in Libia per bloccare lo trunami di migranti che dalle sue coste parte alla volta dell'Europa.

Lo ha dichiarato il premier 'islamista', Khalifa al-Ghweil - a capo di un governo non riconosciuto dalla comunita' internazionale a differenza dei rivali di Tobruk ad est - in un'intervista al britannico The Independent in cui ha definito l'approccio dell'Ue simile "alla mentalita' colonialista" dell'Italia nello scorso secolo, "completamente inaccettabile nel mondo moderno".

Ghweil chiede di essere "coinvolto" dall'Occidente nella gestione del problema immigrati "ma non se questo significa bombardare le barche perche' l'Europa ritiene  che cosi' riuscira' a fermare il traffico di esseri umani. Cio' non avverra' e - avverte - se l'Europa verra' senza permesso nelle nostre acque e nelle nostre terra noi ci difenderemo". Ghweil ha denunciato che la sua amministrazione, che a differenza del governo di Torbuk, 'controlla' i porti da cui parte il grosso dei migranti alla volta dell'Italia e

dell'Europa, non e' stata neanche consultato dall'Ue. "Non possono venire a controllarci, non possiamo tornare al 1911 (riferimento esplicito all'inizio dell'occupazione italiana, ndr), in cui erano gli stranieri a decidere cosa fare. Abbiamo le capacita' di difendere le nostre acque e la nostra terra come abbiamo dimostrato nella nostra storia ed anche durante la rivoluzione" del 2011 che abbatte', con l'aiuto determinante e miope della Nato, Muammar Gheddafi.

"Cio' che serve all'Europa - conclude il premier di Tripoli - e' aiutare questi profughi nei loro stessi Paesi (d'origine= con aiuti cosi' da dare loro un futuro grazie al quale non dovranno affrontare viaggi pericolosi (in mare=. Noi in Lipia abbiamo bisogno di aiuto per far fronte a queste persone. Se queste cose non avverranno, allora la situazione potra' solo diventare peggiore per l'Europa". 

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