Lunedì, 23 Maggio 2011 17:23

Siria. L’Europa sanziona il presidente Assad

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BRUXELLES - L’Unione Europea vara nuove sanzioni restrittive nei confronti del presidente siriano Bachar al Assad. È il risultato di un accordo ai margini dell’incontro dei ministri degli Esteri europei tenutosi oggi a Bruxelles.

“Alla luce della continua repressione contro la popolazione civile”, fanno sapere fonti diplomatiche, sarà esteso il bando dei visti e il congelamento dei beni anche al presidente Assad e ad altre 9 personalità del regime. Misure definite dal ministro degli Esteri Frattini, importanti. “Ciò che è necessario è dimostrare al regime che l'unica opzione è di andare avanti con le riforme e con la cessazione delle violenze”, ha spiegato.

 

Questa volta anche la Spagna, fino ad ora contraria a restrizioni nei confronti del presidente siriano, ha appoggiato la scelta. Trinidad Jimenez, ministro degli Esteri spagnolo, ha dichiarato: “Noi vogliamo che il presidente Assad ascolti le rivendicazioni che la gente sta chiedendo nelle proteste e cessi la repressione. Vogliamo che si sieda a parlare con i rappresentati dell’opposizione e inizi un processo di riforme”. La violenza usata per reprimere le manifestazioni di protesta non ha ottenuto l’appoggio dei 27; e se nelle direttive precedenti non era stato fatto il nome di al Assad, con l’aumento del numero delle vittime (900 secondo l’Onu) l’Europa alza i toni.

 

Siria. Per gli attivisti negli ultimi giorni sono state uccise altre 20 persone dopo gli scontri con la Polizia. Le notizie si susseguono ma è difficile verificarle a causa dei blocchi imposti dal regime. Le città insorte che hanno subito le maggiori perdite sono Damasco, Banias, Qamshili, Homs e Bou Kamal. Il problema più grave sembra essere l’esodo di 4mila profughi nel nord del Libano. “Da Wadi Khaled si possono vedere distintamente delle abitazioni in fiamme nel villaggio siriano di Arida, colpito dall'attacco”, ha dichiarato il corrispondente del canale in arabo della Bbc, Nada Abdessamad. Le città di frontiera Wadi Khaled e Tall Biri sono state prese d’assalto da forze di polizia e si registrano afflussi massicci di gente.

 

È difficile anche in questo caso dare dei numeri certi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha distribuito 3.500 materassi, 1.600 coperte, oltre a 500 kit alimentari, ognuno dei quali può sostenere una famiglia di quattro persone per un mese. Ma la situazione è critica. La maggior parte dei rifugiati è scappata senza portarsi nulla. Testimoni parlano di città assediate da carri armati, di spari e di violenze sulla popolazione. Si stima che sono circa 10mila le persone arrestate dall’inizio della protesta (due mesi fa). Fra loro anche Amjad Baiazy, attivista per i diritti umani di 29 anni. Il giovane, arrestato all’aeroporto di Damasco il 12 maggio scorso, ha prestato il suo lavoro per Medici Senza Frontiere. Sul web circola una petizione per chiederne la liberazione.

 

 

 

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