Mercoledì, 24 Febbraio 2016 11:38

Libia, continua l’avanzata dell’esercito

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Le Monde: la Francia conduce operazioni segrete. L’Isis decapita 12 militari

TRIPOLI - Prosegue l'avanzata dell'esercito libico a Bengasi verso tutte le direzioni della citta'. Secondo i media locali, le truppe del generale Khalifa Haftar, ex alto ufficiale del regime di Muhammar Gheddafi, avanzano per il terzo giorno consecutivo sia nella zona di al Laithi, sia in quella di Bouatna sia a Sidi Faraj. Nella giornata di ieri i soldati hanno attaccato la zona di al Sabri nel centro cittadino con le armi pesanti in preparazione di un assalto finale.

Si registra inoltre una fuga nelle prime ore di questa mattina dei miliziani dello Stato islamico dalle loro postazioni. Il ministero degli Esteri del governo di salvezza libico di Tripoli, non riconosciuto dalla comunita' internazionale, ha condannato in una nota le operazioni militari condotte dal generale Khalifa Haftar a Bengasi e Agedabia (Ajdabiya) nei giorni scorsi. Il ministro degli Esteri, Ali Bouzakuk, ha affermato che "queste operazioni non sono nell'interesse del paese e non portano alla stabilita', ma mirano a far fallire una soluzione politica della crisi rafforzando le divisioni nel paese". L'inviato dell'Onu per la Libia, Martin Kobler, ha chiesto "un cessate il fuoco a Bengasi per porre fine agli scontri e ricostruire la citta'". In un'intervista concessa al sito informativo libico "al Wasat", il diplomatico tedesco ha spiegato che "la priorita' e' quella di porre fine ai combattimenti in citta' per migliorare le condizioni di vita dei civili, mentre dall'altra parte e' necessario che si stabilisca il governo di riconciliazione nazionale. La situazione in Libia e' pericolosa e non possiamo aspettare ancora, tutte le parti devono riunirsi. Al momento possiamo contare sul sostegno internazionale, arabo, europeo e
africano nei confronti di chi accetta la riconciliazione".

Nel frattempo il quotidiano Le Monde pubblica una notizia secondo la quale le forze speciali transalpine effettuano "operazioni clandestine" per lottare contro l'espansione dei terroristi dello Stato islamico (Isis) nel territorio della Libia.
Citato sempre da Le Monde, un alto responsabile della Difesa di Parigi dice che "l'ultima cosa da fare sarebbe intervenire in Libia". O meglio: "Dobbiamo evitare ogni intervento militare aperto, dobbiamo agire discretamente". Per la Francia, aggiunge il giornale, l'obiettivo è colpire le postazioni dell'Isis per frenarne la crescita in Libia. Un'azione condotta "in accordo" con Washington e Londra come illustra il raid Usa del 19 febbraio contro un dirigente tunisino dello Stato islamico a Sabrata.
Per ora, la linea fissata dal presidente Francois Hollande si basa su "azioni militari non ufficiali" con il supporto di "forze speciali". La loro presenza, di cui Le Monde ha avuto conferma, è stata segnalata "a metà febbraio nell'est della Libia da blogger specializzati". Fonti concordanti spiegano inoltre che la lotta contro l'Isis passa per "operazioni clandestine" condotte dalla Dgse, l'intelligence esterna della Francia. Con il suo radicamento in Libia, inoltre - secondo una fonte della Marina militare francese - "l'Isis dispone per la prima volta di una costa. Ci prepariamo a duri scenari in mare". 

Intanto l’Isis entra a Sabrata decapita 12 guardie e per qualche prende il controllo, prima di essere respinto, del quartier generale della sicurezza a Sabrata. Lo hanno reso noto due funzionari locali. Taher al-Gharabili, capo del consiglio militare della città, ha riferito che i jihadisti sono entrati nel centro della città mentre i soldati erano impegnati in un'altra operazione. Hanno ucciso 19 guardie - decapitandone 12 - al quartier generale della sicurezza, che hanno occupato per circa tre ore. 

Questo blitz ha evidenziato l'aggressività e l'imprevedibilità delle milizie filo-Isis in questa città strategica nell'ovest del Paese, che funge da 'hub' per i migranti in fuga verso l'Europa, dove lo scorso week-end raid americani hanno ucciso decine di jihadisti, ma anche due cittadini serbi che erano stati rapiti un anno fa.

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